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martedì 17 giugno 2008

La Pedalota: da Zara a Palumbina in pedalò... e chi se lo immaginava!!!

Da Ancona, quando sono a casa dei miei, mi affaccio alla finestra e vedo il mare. Di mattina presto, col cielo sereno, scorgo la sagoma dell'Isola Lunga, davanti a Zara. Come un fantasma, come se volesse avvisarci che di là c'è qualcuno: difficile da spiegare, forse può capirlo solo chi è cresciuto sul mare.

E da piccolo, vivendo a Palombina, periferia nord di Ancona, col mare davanti casa, sognavo di nuotare o andare col pedalò fino alla Jugoslavia (ancora si chiamava così).

Vent'anni dopo, due miei vicini di casa, Matteo e Sabrina, in Jugoslavia ci vanno davvero. Anzi, tornano dalla Jugoslavia, cioè dalla Croazia, Isola Lunga, in pedalò. E non al porto di Ancona, come un traghetto qualunque. Nossignore: proprio a Palombina!
E sabato sera, grande festa al Donaflor di Palombina per celebrare chi ha avverato i tanti sogni di bambino.

Correndo l'anno di grazia 2008, la Pedalota può essere seguita anche su youtube.

Qui il sito, e qui il blog.

Il varo del PedalòNota: questi non sono né artefatti, né fighetti. So' proprio pazzi scatenati. In più ci sanno fare coi media. Ma sulla genuinità dei personaggi, garantisco. Me sto facendo quattro risate a vedé le foto de tutta l'operaziò...

lunedì 16 giugno 2008

Finalmente (ottimo) pesce senza glutine: bagno Astra, lido Estensi

Weekend ai lidi ferraresi: piacevole sorpresa ovviamente non per il mare (questo ce lo sanno anche gli abitanti), ma per l'immensità delle spiagge, la romanticità dei panorami (le Valli di Comacchio e le peschiere lungo la Romea sono uno spettacolo di grande bellezza) e la natura che si toglie le catene e si infila in ogni pertugio libero lasciato dall'uomo.

Talvolta anche in senso negativo: è il caso del mezzo alluvione di sabato scorso, che ha reso Porto Garibaldi e zone limitrofe una piscina di cinque chilometri quadrati, per fortuna senza tragiche conseguenze. C'è anche da dire che qua, con le valli a due metri ed il Po poco oltre, pompe e idrovore non sono oggetti misteriosi, e come piove un po' più dell'ordinario l'allerta è generale.

In uno scenario da mare d'inverno (ché questi non sono temporali estivi, ma alluvioni autunnali!), ma col tramonto posticipato di quattro ore buone, dopo una passeggiata per il lungomare del Lido degli Estensi, arriviamo al bagno Astra, unico nella zona per la cucina senza glutine.

Dieci di sera, giungiamo appena in tempo per mangiare: dato il tempo, un sabato da tutto esaurito si trasforma in una cena con pochi avventori, cosa che generalmente preferisco, specie se trattasi di pesce. Personale molto cordiale, dal gestore ai camerieri alla signora che dirige in cucina: ha una bimba celiaca, ed i capolavori che assaggiamo sono merito suo. Pasta, pane, pesce arrosto (con la mollica di pane) e frittura sono eccellenti. Si sentiva che qualcosa non era freschissimo, data l'agitazione dei pescatori di questi giorni, ma con le retine e la capacità di scegliere la qualità restava altissima.

Pesce arrosto veramente valido, frittura ottima - chi cucina senza glutine sa quanto è difficile farla almeno simile all'originale, qui è identica, leggera e strepitosa - maccheroncini al sugo di granchi, che non ho assaggiato, ma che mia moglie ha gradito molto. Apprezzo chi non si nasconde dietro piatti altisonanti e, se ha i granchi, non si vergogna di proporli: a mio parere, crostacei sempre troppo sottovalutati, si adattano a diversi usi (anche fritti e arrosto sono eccellenti), e non avendo la dolcezza degli scampi o delle canocchie, riescono a controbattere bene il pomodoro, mantenendo il proprio carattere e rispondendo per le rime. Così come apprezzo, per il senza glutine, la libertà di scelta in tutto il menu, interamente replicabile nella versione gluten-free.

Grandioso il dolce alla ricotta, a chiosa di una cena difficile da dimenticare: ed eravamo al chiuso, e faceva freddo...
    Bagno Astra
    Via Spiaggia, 13 (bagno numero 13)
    Lido degli Estensi (FE)
    Tel. 0533.327953 ; 348.7130138
    Persona di riferimento per il senza glutine: Bigoni Roberta
    Note: apertura stagionale (da mar a ott), consigliata prenotazione nei fine settimana e a cena.

martedì 10 giugno 2008

Trieste, l'eleganza assoluta della mitteleuropa.

Esistono città che devono al treno la propria fortuna; altre invece sventrate, snaturate, sfigurate dalla ferrovia; altre ancora, sfiorate e nulla più. Ma certe dovrebbero riservare alla ferrovia gli onori di un testimonial d'eccezione, città il cui ingresso via treno è semplicemente maestoso. Spesso accade con le città di mare, ma non sempre: a Livorno entri dalla zona industriale, facendoti largo tra fumi e miasmi; ad Ancona - e a Mantova, anche se solo di lago - rimani sospeso tra l'obbrobrio della raffineria e lo splendore - poco oltre - della città che si specchia sull'acqua.
A Milano sembra di rivivere la belle-epoque, però reinterpretata dai nevrotici personaggi odierni, mentre a Torino passi dalla splendida Moncalieri al lugubre Lingotto.

Trieste, nulla di tutto ciò: là, già una ventina di chilometri prima, superato Monfalcone, inizia la passerella trionfale lungo il golfo, dall'alto. Per certi aspetti ricorda la Liguria, ma è più maestosa, aristocratica. In quei venti chilometri, esistesse un treno veramente di classe (altro che gli asfittici Eurostar), dovrebbe essere insonorizzato, andare a venti all'ora e sax in sottofondo. Il tutto verso il tramonto, a lume di candela.
L’Adriatico visto dal treno
Il golfo, il verde, Miramare e la vista del porto sono un inno all'Adriatico e alla sua storia, a qualcosa che va oltre l'Italia, alla sintesi di romano, veneziano e mitteleuropeo che rendono la città di un'eleganza tale da farla sembrare una Torino sul mare.
Scorcio del porto di Trieste
A Trieste, quando imbocchi il lungomare dalla stazione, passato l'austero e maestoso edificio della Banca d'Italia, dovresti toglierti le scarpe, ed in pantofole indugiare sul molo, sulle rive, in piazza Unità d'Italia; salvo poi infilarti gli scarponi per salire a San Giusto, dietro cui la città svela aspetti più metropolitani e abbandonati.
Piazza dell’Unità d’Italia vista dal molo
Ma un salotto su un lungomare così elegante, aristocratico eppur vivo (a differenza della splendida ma ormai morta Venezia); un salotto così, sul mare, non ce l'ha nessuno.