Eccomi tornato dal viaggio di undici giorni nella culla della storia occidentale contemporanea: Philadelphia, sempre snobbata - ma dove si ebbe la prima dichiarazione "Noi, popolo..." - e New York, mai troppo elogiata. Alcune impressioni a caldo, anche se ho idea che verranno giù post su post, perché di cose viste e pensate ce ne sono un mare.
1. Crisi o no, vista così l'America dà l'impressione di avere le carte in regola per rialzarsi. Imprenditorialità, voglia di sacrificarsi e semplicità (mentale, e dunque burocratica) sono una miscela estremamente vantaggiosa. Se tornano a farsi qualche torta di più in casa e a sperperare un po' meno sulle scemenze (e ci sono scemenze per tutti i gusti), dalla crisi ne escono fuori bene.
Nota: non è stato un viaggio esclusivamente turistico, c'è stato anche un po' di business, quindi ciò che affermo lo faccio a ragion veduta.
2. Per il senza glutine la situazione sembrava un po' difficile alla partenza. Nulla di tutto ciò: molti ristoranti informati, altri in grado di soddisfare le esigenze, ma soprattutto prodotti disponibili più o meno ovunque. Addirittura un negozio esclusivamente gluten-free accanto ad uno di quegli stradoni immensi che vanno dal centro alle zone residenziali di periferia, tra Philadelphia (Pennsylvania) e Cherry Hill (New Jersey).
3. As usual, affittato appartamento con cucina: oltre che più economico (anche col cambio favorevole, New York è costosa), si va sempre sul sicuro. Avevamo comunque mappato i ristoranti senza glutine di Manhattan.
4. A conti fatti, per il senza glutine in autonomia, il posto peggiore finora visitato resta l'Italia, in cui uno che non parla italiano deve affidarsi ad un prontuario non immediatamente comprensibile per capire cosa può mangiare e cosa no. Anche negli Usa, che a livello istituzionale non brillano per sensibilità al gluten-free, i supermercati (specie Wholefood e Trader Joe's) sono ben forniti di prodotti, peraltro ben segnalati. E in etichetta, ovviamente, la presenza del glutine è sempre segnalata (o come gluten, o come wheat = farina). Oltretutto, va anche detto che in Usa le lacune istituzionali vengono colmate egregiamente da club e associazioni, che spesso fanno pressione sulle catene di supermercati, ottenendo buoni risultati.
5. Ultima nota: anche negli Usa c'è un pane gluten-free strepitoso. Come caspita è possibile che solo in Italia - a livello di grande distribuzione - non esista? L'unico buono finora assaggiato in Italia è quello di Le Ben, a Roma, per il quale non ci si può avvalere del buono (a meno che, mi sembra, uno non sia del Lazio). Per il resto, il pane senza glutine fa schifo. Senza mezzi termini, schifo e basta. E non meniamola con la storia che ha meno ingredienti: la lista è la stessa, solo che qui sa di plastica (se va bene). Urgono soluzioni.
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sabato 18 ottobre 2008
Nella Fifth Avenue a New York: delusionissima Apple, sorpresona Schwartz
Una delle tante cose da raccontare del viaggio a New York è sicuramente l'esperienza al mega store della Apple. La segreteria telefonica del negozio esordisce così: "Se volete informazioni sull'orario di apertura, è molto semplice: non chiudiamo mai!". Chiaro che se hai un Mac in casa, scopri la Apple come migliore dei mondi possibili per un computer, il mega store sulla Fifth Avenue diventa più della Mecca per un musulmano.
Gran delusione, non tanto sul negozio (perfetto se siete dei fan sfegatati della mela), ma sui prodotti - che peraltro già conoscevo. Nulla di veramente diverso, migliore, esaltante, neanche l'I-Phone. Tanto sostengo che il Mac sia il top per un computer - nessun problema, semplicità d'uso estrema, compatibile con tutto, silenziosissimo, ipercontrollabile, supesicuro - quanto credo che per il resto sia un negozio di moda, con relativi prezzi. Trovo assurdo spendere cifre mostruose per gli Ipod.
Insomma, perse due ore a navigare su Internet al negozio Apple, e conclusa di fatto la serata, il giorno dopo attraverso la via della Columbus Parade e vado al negozio di giocattoli a fianco (FAO Schwarz). Bastano le foto: non aggiungo altro o ingabbierei l'inenarrabile.
Se andate a New York, passate PRIMA lì, e poi, se avanza qualche minuto, all'Apple store.
Gran delusione, non tanto sul negozio (perfetto se siete dei fan sfegatati della mela), ma sui prodotti - che peraltro già conoscevo. Nulla di veramente diverso, migliore, esaltante, neanche l'I-Phone. Tanto sostengo che il Mac sia il top per un computer - nessun problema, semplicità d'uso estrema, compatibile con tutto, silenziosissimo, ipercontrollabile, supesicuro - quanto credo che per il resto sia un negozio di moda, con relativi prezzi. Trovo assurdo spendere cifre mostruose per gli Ipod.
Insomma, perse due ore a navigare su Internet al negozio Apple, e conclusa di fatto la serata, il giorno dopo attraverso la via della Columbus Parade e vado al negozio di giocattoli a fianco (FAO Schwarz). Bastano le foto: non aggiungo altro o ingabbierei l'inenarrabile.
Se andate a New York, passate PRIMA lì, e poi, se avanza qualche minuto, all'Apple store.
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giovedì 2 ottobre 2008
Per una New York gluten-free mappata su google
Viaggiare senza glutine è indubbiamente dura. Tuttavia, Internet per un celiaco che ama viaggiare ha un valore incommensurabile.
Tra le tante altre cose, ecco cosa siamo riusciti a fare con google maps, utilizzando le informazioni reperite sul GFRAP e gli indirizzi dei Wholefoods market.
Naturalmente, abbiamo optato per la soluzione appartamento in affitto, costosa ma non più dei vari hotel (che ovviamente non includono i pasti); peraltro l'avremmo fatto anche senza celiachia. Se poi uno si muove con 5-6 mesi di anticipo strappa prezzi molto vantaggiosi sui vari siti di affitto case, senza contare Craiglist, una specie di Mercatino versione Nord America, con tutti i pro e contro del caso.
New York è - ora, per noi - un po' meno sconosciuta.
Tra le tante altre cose, ecco cosa siamo riusciti a fare con google maps, utilizzando le informazioni reperite sul GFRAP e gli indirizzi dei Wholefoods market.
Naturalmente, abbiamo optato per la soluzione appartamento in affitto, costosa ma non più dei vari hotel (che ovviamente non includono i pasti); peraltro l'avremmo fatto anche senza celiachia. Se poi uno si muove con 5-6 mesi di anticipo strappa prezzi molto vantaggiosi sui vari siti di affitto case, senza contare Craiglist, una specie di Mercatino versione Nord America, con tutti i pro e contro del caso.
New York è - ora, per noi - un po' meno sconosciuta.
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lunedì 11 agosto 2008
If I can make it there... risorse gluten-free per New York
Il titolo dalla canzone più celebre dedicata alla Grande Mela, per introdurre a diverse risorse sul senza glutine, a New York ed in Nord America in generale, dove per il senza glutine sono più indietro rispetto ad altre parti del mondo (senza disturbare l'Australia, vera NBA del gf, basti dire che in Brasile anche sull'acqua c'è scritto senza glutine).
Iniziamo da un paio di blog, questo (ricco di risorse, di respiro più generale), e questo, dedicato specificamente a NY.
Partendo da loro, si riescono a trovareun sacco di cose: per esempio, la mappa dei ristoranti gf a NY, che aderiscono al GFRAP programme, un programma di informazione per ristoranti. Un po' come fa l'AIC da noi, con la differenza che lì ci sono tre livelli di informazione, contrassegnati da una, due o tre stelle: si può leggere la spiegazione qui, e richiedere informazioni. Sia la brochure che la mappa prendono le mosse da questo sito, in cui si può anche effettuare la ricerca online: troviamo 14 ristoranti per New York. Pochi, considerata la città di cui stiamo parlando. Ma tanti, per noi che a New York non andiamo ad abitare.
La prova del fuoco sarà sempre comunque il pane: vedremo se questa legarden bakery, definita troppo buona per essere vera da uno dei blog di cui sopra (anche se son sempre palati americani), supererà l'esame del nostro palato. Finora ci è riuscita solo la country life bakery australiana, con un pane che se fosse venduto in Italia risolverebbe il 70% dei problemi socio-alimentari dei celiaci nostrani, altro che la plasticaccia venduta a peso d'oro nelle farmacia.
Poi, ovvio, c'è sempre Grom per il gelato, ammesso che uno abbia voglia di affrontare la fila che si vede dalle foto!
Infine, c'è la possibilità di acquistare una guida a ristoranti e alimentari senza glutine in USA (con pratica borsetta e balle varie)
Chiudiamo con una nota di colore, che solo gli americani possono avere: quale maglietta o cappellino desiderate acquistare?
Iniziamo da un paio di blog, questo (ricco di risorse, di respiro più generale), e questo, dedicato specificamente a NY.
Partendo da loro, si riescono a trovareun sacco di cose: per esempio, la mappa dei ristoranti gf a NY, che aderiscono al GFRAP programme, un programma di informazione per ristoranti. Un po' come fa l'AIC da noi, con la differenza che lì ci sono tre livelli di informazione, contrassegnati da una, due o tre stelle: si può leggere la spiegazione qui, e richiedere informazioni. Sia la brochure che la mappa prendono le mosse da questo sito, in cui si può anche effettuare la ricerca online: troviamo 14 ristoranti per New York. Pochi, considerata la città di cui stiamo parlando. Ma tanti, per noi che a New York non andiamo ad abitare.
La prova del fuoco sarà sempre comunque il pane: vedremo se questa legarden bakery, definita troppo buona per essere vera da uno dei blog di cui sopra (anche se son sempre palati americani), supererà l'esame del nostro palato. Finora ci è riuscita solo la country life bakery australiana, con un pane che se fosse venduto in Italia risolverebbe il 70% dei problemi socio-alimentari dei celiaci nostrani, altro che la plasticaccia venduta a peso d'oro nelle farmacia.
Poi, ovvio, c'è sempre Grom per il gelato, ammesso che uno abbia voglia di affrontare la fila che si vede dalle foto!
Infine, c'è la possibilità di acquistare una guida a ristoranti e alimentari senza glutine in USA (con pratica borsetta e balle varie)
Chiudiamo con una nota di colore, che solo gli americani possono avere: quale maglietta o cappellino desiderate acquistare?
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