Visualizzazione post con etichetta risorse. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta risorse. Mostra tutti i post

mercoledì 25 agosto 2010

Il Ristorante Il Girasole, a Montemarciano (AN), Fresco Rifugio Estivo.

Ci sono ristoranti mèta di gourmet da tutta Italia, perché i piatti che cucinano sono opere d'arte.

Di questa categoria fanno parte - tra gli altri, ad esempio, nelle Marche - la Madonnina del Pescatore e Uliassi a Senigallia, Il Symposium 4 stagioni a Cartoceto, l'Osteria dell'Arancio a Grottammare.

Altri ristoranti invece, sono noti solo nella zona, ma non meno importanti, perché costituiscono l'ossatura del tessuto economico della ristorazione. Sono i ristoranti-rifugio, quelli in cui magari non vai nelle occasioni speciali, ma ci vai tutte le volte che hai voglia di stare in un ambiente sereno, bello, rilassato, e dove non solo mangi bene, ma trovi anche chicche non reperibili altrove.
Ecco, il nostro rifugio è il Girasole, a Marina di Montemarciano, tra Senigallia e Falconara Marittima, dove andiamo a mangiare tra amici, per conto nostro, quando il caldo ci soffoca ed abbiamo voglia di stare al fresco, quando abbiamo voglia di spezzare la monotonia, quando arriva qualche ospite.
Nonostante sia vicino all'autostrada, non è rumoroso, e soprattutto d'estate è fresco perché adagiato proprio sul crinale della collina che sale da Marina verso il Monte, baciato dalla brezza marina che rinfresca tutte le località di mare (Ancona esclusa, ahimé, per la particolare conformazione della baia).

Al Girasole, non mangerai mai male, qualsiasi cosa ordini è cucinata bene. Per il senza glutine, poi, è perfetto. E' sufficiente preannunciarsi per telefono - cosa che prediligiamo, perché serve da warning per il ristoratore, o anche dirlo al momento: c'è sempre tutto il menu disponibile, con pochissime eccezioni.
Poi ci sono le chicche: la carne scozzese, lo stocco, la pizza, ben fatta. Quella gluten-free, sempre disponibile, un po' più piccola, non male. I fritti notevoli, molto buoni i dolci.
Il prezzo, sempre, onesto.

Il Girasole: il nostro punto fermo.

Ristorante Il Girasole

Via Media, 11
60018 Montemarciano AN
071 9198408

lunedì 23 agosto 2010

Da Bano, a Senigallia, piacevolissima new-entry

Sono stato recentemente al ristorante pizzeria Da Bano, a Senigallia. Debbo dire che Bano è stato un punto fermo della mia tarda adolescenza: pizzette, cene e ritrovi di ogni tipo erano tutti lì, come spesso accade in provincia.

Mi fa quindi piacere ritrovarmelo in età adulta, come refugium per un'ottima pizza gluten-free: assieme a Michele da Ale, ma con molta meno ressa e con più organizzazione, la miglior pizza gluten-free del circondario.

Ed anche un ottimo fritto di pesce.

Decisamente consigliabile.

Bano Ristorante
Lungo Mare Leonardo Da Vinci, 19
60019 Senigallia
071 7915847

giovedì 12 marzo 2009

Perché non mettiamo in comune esperienze di viaggio gluten-free

L'idea è semplice, e le risorse ci sono; non resta che trovare qualcuno che riesca ad implementare il tutto, e non credo sia difficile. Per il momento ci limitiamo all'uso di google maps, e alla possibilità di postare in questo blog.

Vorrei costruire una mappa, per geo-referenziare le esperienze gluten-free di ognuno di noi sul proprio territorio, o su un luogo in cui si è andati in vacanza. Un po' quello che faccio io quando vado in giro, moltiplicato per tutti coloro che avessero voglia di contribuire.
Un esempio lo trovate cliccando su questo link (ne avevo parlato in questo post).

Geo-referenziare non significa altro che segnalare, in una mappa, un luogo in cui si è stati e darne una descrizione. Sulla mappa, in corrispondenza del luogo indicato, c'è un link che rimanda ad una recensione.

Per segnalare risorse è sufficiente mandarmi una mail e, se non lo si è ancora, registrarsi su google (cosa utile già di per sé) per poter segnalare direttamente su google maps.

Dopodiché, link e pagine utili verranno pubblicate a lato del blog, disponibili per chiunque.

Allora, chi si cimenta? Io intanto faccio la mia parte.

sabato 7 marzo 2009

Le Due Spade, a Lendinara - Reloaded

Giusto per dirvi che alla fine, alle Due Spade, ci sono andato ancora. Questa volta eravamo 30 persone. Sempre ad un ottimo prezzo abbiamo mangiato due antipasti, due primi, un secondo e dolce, vini compresi, caffè e distillati, in porzioni molto generose e bis ove richiesto.

Tra i primi spiccava un ottimo risotto al tastasale con gocce di vino Friularo ridotto, mentre tra gli antipasti c'era il tortino di zucca che come sempre si distingueva.

Menzione speciale per la crostata di frutta, portata direttamente da Manuele, chef e padrò del locale, che l'ha tagliata tra il visibilio del pubblico.

Con o senza glutine, continuo a raccomandarvi questo posto.

ps: non prendo commissioni, giuro!

giovedì 2 ottobre 2008

Per una New York gluten-free mappata su google

Viaggiare senza glutine è indubbiamente dura. Tuttavia, Internet per un celiaco che ama viaggiare ha un valore incommensurabile.

Tra le tante altre cose, ecco cosa siamo riusciti a fare con google maps, utilizzando le informazioni reperite sul GFRAP e gli indirizzi dei Wholefoods market.

Naturalmente, abbiamo optato per la soluzione appartamento in affitto, costosa ma non più dei vari hotel (che ovviamente non includono i pasti); peraltro l'avremmo fatto anche senza celiachia. Se poi uno si muove con 5-6 mesi di anticipo strappa prezzi molto vantaggiosi sui vari siti di affitto case, senza contare Craiglist, una specie di Mercatino versione Nord America, con tutti i pro e contro del caso.

New York è - ora, per noi - un po' meno sconosciuta.

mercoledì 3 settembre 2008

Vuoi aprire un bar? Leggi questo blog

Una mia idea ricorrente, una delle mille da realizzare in questa vita o (più probabilmente) nella prossima, sperando di non rinascere gamberetto per non trovarmici coinvolto lato-cocktail, è quella di aprire un bar, magari in spiaggia. Al di là che non appena rifletti bene sull'implicazione principale di un'intenzione così, e cioè scordarsi i fine settimana (o comunque i mesi) estivi in altri fantastici posti, ti passa subito la fantasia, può essere che qualcuno di voi più determinato voglia intraprendere questa strada.

Ebbene, via Marco Camisani Calzolari trovo questo ottimo blog di Gabriele Cortopassi che illustra tutte le considerazioni da fare per aprire un bar. C'è anche un business plan scaricabile formato ebook. Da leggere molto bene, un ottimo punto di partenza.

venerdì 29 agosto 2008

Mercato libero: io ve lo indico, poi fate voi

A leggere i giornali la finanza viene trattata come l'alchimia, sarebbe il caso di ragionare un pochettino di più con la propria testa, imparandosi almeno i fondamenti base della finanza oppure starne più alla larga possibile.

Nel caso di volerci mettere dei soldi, prima studiarsi un bel libro di finanza e guardarsi qualche blog. Mi permetto di segnalarne un paio: Mercato Libero e Iceberg Finanza. Risultano molto utili anche nel caso di volerci capire qualcosa di più, specie per filtrare le notizie della carta stampata, mai inaffidabili come in questo settore. Informarsi e consultare le fonti è comunque sempre un'ottima cosa, che ne so, in situazioni tipo Alitalia.

Nel caso invece i soldi li abbiate e, pur impreparati in finanza, non resistete al prurito di andarveli a bruciare in qualche sconsiderato investimento azionario, o obbligazionario a garanzie nulle (e dopo piangere), prima andatevi a leggere il sito di Beppe Scienza. Dove magari scoprite che investire sui buoni fruttiferi indicizzati all'inflazione (ripeto: all'inflazione) è oggi il modo migliore - se non l'unico - per non farvi erodere i risparmi.

Poi vedete voi.

martedì 19 agosto 2008

Presissimo. Ma non senza segnalare alcuni ristoranti gluten-free

Periodo very busy, tra pianificazione del viaggio a NY (per noi i viaggi sono una cosa laboriosa da organizzare, sia per noi, sia per gli altri), rifinitura dell'hiking tour di settembre e pianificazione di un tour "anniversario di matrimonio" per il prossimo anno.

Ma non mi eclisso (semmai debba farlo) senza prima alcune segnalazioni di massima di ristoranti gluten-free (tutti segnalati su AIC tranne uno di cui indicherò bene i particolari), provati qualche settimana fa:

1) Il Vecchio Gelso, a Ortezzano (FM o AP, dipende dall'aggiornamento): ottimo agriturismo con piscina, molto eleganti le camere, a prezzi decisamente validi. Porzioni ascolane (cioè abbondanti), qualità e prezzi anche. Da tornarci anche domani.

2) I Tamerici, a Polverigi (AN): osteria raffinata ed elegante, silenziosa ed accogliente, a poca distanza da Ancona. Fascia di prezzo 30-40Euro, ma si mangia in maniera più che valida. Se prenotate con qualche giorno di anticipo, si amplia la gamma dei prodotti senza glutine.

3) Albergo Ristorante Il Ciocco, Farneta di Montefiorino (MO): nella migliore tradizione degli albergo-ristorante per soggiorni climatici, il Ciocco è una struttura di vecchia data e ottima tradizione, nell'ospitalità e nella cucina. Ottimi i prezzi, la qualità è quella dell'Appennino Reggiano-Modenese: puoi bendarti, prendere un ristorante a caso e di sicuro mangi bene a prezzi popolari. Dove la gente è abituata a faticare con le braccia in gran quantità e a mangiare e saper fare da mangiare in proporzione (cioè, NON a Bologna, almeno non più), se bluffi chiudi dopo venti minuti. Quindi al Ciocco andate sul sicuro, senza esperienze mistiche, ma con tanta concretezza.

4) Pizzeria Michele da Ale, a Senigallia (AN), segnalata su ds Pizza Point, che vale come AIC: all'inizio di Senigallia, sul lungomare altezza ristorante Da Bano o Hotel Ritz, questa pizzeria di lunghissima tradizione, oltre a tempi di servizio olimpionici sforna pizze di ottima fattura. Anche il resto (non assaggiato, ma segnalato da altri) non è male. Prezzo anche qui onesto (sui 15-17 Euro pizza, birra, dolce). Prenotare per tempo non per il glutine, ma per trovare posto. Sempre piena.

5) Agriturismo Croce del Moro, a Rosora (AN): faceva parte del network AIC, ora non più per mancata disponibilità (presumibilmente attriti su alcune questioni). Le nozioni comunque le ha, e - ovviamente prenotando per tempo - si dovrebbe stare ragionevolmente tranquilli. Naturalmente, non mi assumo responsabilità per chi dovesse sentirsi male. Comunque, si mangia veramente bene, tutto buono (a parte la crescia inspiegabilmente infarcita di cipolle che la rendono acida), anche per il senza glutine sono ben forniti, tanto più che i piatti - a parte i primi - sono gli stessi. Prezzi da provincia marchigiana (vedi il discorso fatto per ascoli piceno). Ci sono anche le camere, non viste quindi non valutabili.

Buon pranzo e che buon pro vi faccia.

lunedì 11 agosto 2008

If I can make it there... risorse gluten-free per New York

Il titolo dalla canzone più celebre dedicata alla Grande Mela, per introdurre a diverse risorse sul senza glutine, a New York ed in Nord America in generale, dove per il senza glutine sono più indietro rispetto ad altre parti del mondo (senza disturbare l'Australia, vera NBA del gf, basti dire che in Brasile anche sull'acqua c'è scritto senza glutine).

Iniziamo da un paio di blog, questo (ricco di risorse, di respiro più generale), e questo, dedicato specificamente a NY.

Partendo da loro, si riescono a trovareun sacco di cose: per esempio, la mappa dei ristoranti gf a NY, che aderiscono al GFRAP programme, un programma di informazione per ristoranti. Un po' come fa l'AIC da noi, con la differenza che lì ci sono tre livelli di informazione, contrassegnati da una, due o tre stelle: si può leggere la spiegazione qui, e richiedere informazioni. Sia la brochure che la mappa prendono le mosse da questo sito, in cui si può anche effettuare la ricerca online: troviamo 14 ristoranti per New York. Pochi, considerata la città di cui stiamo parlando. Ma tanti, per noi che a New York non andiamo ad abitare.

La prova del fuoco sarà sempre comunque il pane: vedremo se questa legarden bakery, definita troppo buona per essere vera da uno dei blog di cui sopra (anche se son sempre palati americani), supererà l'esame del nostro palato. Finora ci è riuscita solo la country life bakery australiana, con un pane che se fosse venduto in Italia risolverebbe il 70% dei problemi socio-alimentari dei celiaci nostrani, altro che la plasticaccia venduta a peso d'oro nelle farmacia.

Poi, ovvio, c'è sempre Grom per il gelato, ammesso che uno abbia voglia di affrontare la fila che si vede dalle foto!

Infine, c'è la possibilità di acquistare una guida a ristoranti e alimentari senza glutine in USA (con pratica borsetta e balle varie)

Chiudiamo con una nota di colore, che solo gli americani possono avere: quale maglietta o cappellino desiderate acquistare?

lunedì 30 giugno 2008

Le opinioni che piacciono a me: semplici, razionali, il più oggettive possibili. Per viaggi e non solo.

Non sono un animale da newsgroup. Ero iscritto ad alcuni gruppi qualche anno fa, ma principalmente lurkavo, postando molto poco e fraternizzando ancora meno (cosa che in rete fatico a fare, mi mancano lo sguardo, la risata, la stretta di mano, e la capacità di scrivere in maniera efficace).

Principalmente frequento i newsgroup (e i forum) quando ho bisogno di acquistare qualcosa, o avventurarmi in un viaggio. E' stato così che ho scelto Pantelleria nel 2006 ed Aitutaki nelle isole Cook lo scorso anno. E li trovo tremendamente efficaci. Con una riserva: le opinioni giuste vanno sapute cercare, o si prendono amare delusioni. Una di queste è stato evitare l'Hotel di Queenscliff per Geelong, nel Victoria. Un'ottimo consiglio è stato invece Giovanni Matta per Pantelleria.

In questo caso, girando per gelatiere e robot da cucina, mi imbatto in questa descrizione del Bimby (che razza di nome!). Non una stroncatura, ma neanche una cieca esaltazione: un'opinione, ben costruita e circostanziata, utile a comprendere se è adatta o no a noi. Queste sì che sono opinioni!

venerdì 13 giugno 2008

Il dialogo in rete: un paio di esempi in Italia e all'estero

Tempo fa avevo ricevuto i ringraziamenti da parte di Gigina per una recensione (non ce l'ho neanche fatta a tornare a trovarli, loro e i cappellacci... vabbè, provvederò). I gestori sono andati a leggerla dopo aver visto la stampa del foglio da parte di alcuni clienti francesi: sicuramente da quel momento il web è divenuto meno misterioso per loro.

Altri gestori - e questa cosa mi piace - girano per dialogare coi propri clienti, rispondendo puntualmente alle recensioni, spiegando le proprie ragioni in caso di disguido.

Vi propongo due esempi, visto che in questo periodo si sta dibattendo sul dialogo coi propri clienti a seguito del caso Mosaico arredamenti: il primo è della locanda Il Varano, in zona Lidi ferraresi, tra Comacchio e Codigoro; il secondo, invece, a Sydney, ed è il Simpsons of Potts Point, b&b stellare in una zona incantevole della città australiana.

Entrambi i gestori, tanto qui quanto là, si premurano di andare in rete e spiegare, se c'è stato un equivoco, le ragioni, o addirittura controbattere se è il cliente ad essere nel torto; sempre però nell'ottica di migliorare. Se fate bene caso, poi, la proprietaria della locanda il Varano non è chissà quale scrittrice, giusto per tacciare quanti cercano alibi nelle proprie capacità letterarie per comunicare su Internet.

Ovviamente, esistono anche casi negativi, di strutture che controbattono in rete ma non correggono i difetti: ne ho avuto prova proprio domenica scorsa, ma preferisco non parlarne, come si fa nelle guide, a meno che non si configuri un comportamento scorretto o peggio disonesto (e a quel punto lo farei per mettere in guardia futuri avventori).

martedì 10 giugno 2008

Online ovunque, specie in viaggio. Meglio o peggio?

Tra wi-fi, UMTS, Iphone (a breve), laptop per tutte le tasche, connessioni mobili - ancorché mooolto migliorabili - si tende ad essere online ovunque.

Fin troppo, forse, anche se è innegabile l'utilità di essere in rete (anche solo episodicamente) in viaggio: dritte sul posto, aggiornamenti su eventi e manifestazioni, orari dei treni in real time e tanto altro.

Al di là di moralismi e sociologia da bar, geniale questo spot: le "secchie" (ri-)scoprono la natura.
L'uscita dalla caverna rivista da vodafone

venerdì 30 maggio 2008

Risorse per viaggiare: olanda, treni, amsterdam e gluten-free

E' fine maggio, fioriscono le lenticchie a Castelluccio (spettacolo che vale il viaggio in questo straordinario altopiano tra l'Umbria e le Marche, ai piedi del Monte Vettore, sui Sibillini), Scudetto e Coppa Campioni hanno già trovato casa, iniziano i bagni al mare (almeno speriamo, visto il tempo!), e si organizzano le vacanze estive.

Per quanti volgessero il loro sguardo a Nord, verso l'Olanda, il link alle ferrovie olandesi. Con due parole: costicchiano, ma treni puliti, puntuali e frequenti assieme ad un collegamento capillare di bus vi risparmia comunque benzina, stress, mal di testa per trovare parcheggio e tante altre amenità. Ovviamente, sconti e tessere sono possibili per tutti, e convengono. Il sito è in olandese e in inglese.

Altre risorse specifiche per il senza glutine:
  • qui un forum di discussione;

  • qui una lista di indirizzi per mangiare ed acquistare prodotti GF;

  • qui il sito dell'associazione olandese celiachia (aarghh!!! in olandese, non ce se capisce nada!).

  • Sempre in tema celiachia, molto utile il sito di Bob & Ruth con suggerimenti e varie. Di questa ottima risorsa parlerò prossimamente.

    Ad Amsterdam andrò a fine settembre, al matrimonio di due cari amici. Se passate di là quest'estate, intanto, salutatemela!

    martedì 15 aprile 2008

    Elezioni: spunti interessanti dalla rete e dalla storia, per capirne un po' di più

    Nel dopo elezioni, o meglio, dopo la parvenza di elezioni democratiche, con la delusione enorme che ho in corpo (che peraltro covava già molto prima del voto), col ritorno della DC semmai non ce ne fossimo accorti (gli diamo sei mesi di tempo al Berlusca per liberarsi della Lega, e a Veltroni di Di Pietro, per riformare la DC forse anche più oscurantista di vent'anni fa, visto che si è anche affrancata dalle forze di sinistra?), mi piacerebbe proporre alcuni pezzi tra i più interessanti che ho letto, IMHO.

    Il primo, di stampo strettamente attuale, per quanto tenti di spaziare nel generale, è di Suzukimaruti.

    Il secondo porta invece a riflessioni "oltre", e che sarebbero tremendamente utili per capire dove ci stiamo dirigendo (e capire perché per prendere voti oggi si parli di pensioni e non più di posti di lavoro), a prescindere dagli orientamenti politici di turno, visto che sono tutti di breve respiro. E' un articolo del Solista sulla bomba demografica, sempre più pericolosa.

    Poi, due riflessioni eterne, fatte quasi quarant'anni fa dal più grande e acuto intellettuale italiano del dopoguerra, rinnegato in primis dalla sinistra.

    Nella prima, Pasolini che dà la misura di quanto effettivamente sia potente e antidemocratica la televisione. Nonostante Internet, la composizione socio-demografica dell'Italia pende ancora troppo dalla parte di questo medium di massa.


    Pasolini: la televisione


    La seconda è un'analisi, anche questa sempre attuale, della società dei consumi. Qui un breve estratto, ma su youtube si trovano versioni anche più lunghe:


    Pasolini: la civiltà dei consumi

    Nell'una e nell'altra riflessione si potrebbe notare che oggi siamo nel momento di massima tensione di entrambi i sistemi (i medium di massa lentamente soppiantati dalla rete, la società dei consumi che mostra qualche barlume di crepa). Sarebbe interessante, ahimé, poter avere qui Pasolini per sentire oggi le sue opinioni.

    venerdì 14 marzo 2008

    L’itinerario ragionato del nostro viaggio di nozze, per auto-organizzatori: 7 - Polinesia, Cook Islands

    [disclaimer: intanto lo metto online così. Seguiranno formattazioni, link, foto eccetera, sennò va a finire che non lo pubblico più!]

    Se dovessi nominare un posto che mi dia l'idea del relax, del dolce far niente, del sogno ad occhi aperti, da sempre direi la Polinesia. Ma non quella delle riviste patinate, quella degli overwater, autoctoni come la papaya in Val d'Aosta; nella nostra Polinesia c'è pochissimo, modernità sì ma solo a tratti, solo dove serve.

    E' ovvio che una richiesta così vada posta nella blogosfera, soprattutto per l'alloggio. Cercando cercando, incappiamo nel blog di David Stanley, veteran travel writer del Pacifico.

    Rarotonga, nelle Isole Cook, destinazione proposta dall'agenzia, va benissimo (spezziamo qualche lancia, ogni tanto!). L'alloggio decisamente meno: il romantico Little Polynesian, boutique da trecento euro a notte senza uno straccio di cucina (che farebbe comodo a tutti, specialmente a chi deve prepararsi pasti gluten-free), è un salasso della peggior specie.

    Navigando un pochettino incontriamo due personaggi coi quali avremmo fatto amicizia non appena giunti a Rarotonga: Stefano Manelli e Roberta Lugli, milanesi capaci di venirsene qua, aprire un ristorantino e cambiar vita, come solo gli anglosassoni credevo potessero fare. Da loro, persone deliziose quali sono, arriva la dritta giusta: andremo alle Sokala Villas, alloggi spaziosi, puliti, bellissimi, con piscina privata e spiaggia a dieci metri.

    Unico neo: pare che a Rarotonga verso fine ottobre il tempo non sia così splendido. Però, a mezzora di aeroplanino in miniatura c'è Aitutaki, imperdibile gioiello dove il sole splende con più frequenza. Perciò faremo così: arrivo e tre giorni a Rarotonga, tre giorni ad Aitutaki e gli ultimi quattro di nuovo a Rarotonga. Il meteo ci darà ragione.

    L'arrivo a Rarotonga, da Melbourne via Auckland, pur essendo di notte, è proprio come uno se lo immagina. Sin dall'aereo, i passeggeri autoctoni, le hostess e persino il pilota sembrano comparse di un film, e all'atterraggio, lo speaker se ne esce con un "Welcome to Paradise" da show nani e ballerine. Al ritiro bagagli, come da copione, un omino dall'aria assonnata (sono le tre di notte) ci suona con l'okulele (il loro mandolino) una canzoncina di benvenuto. Le melodie di quaggiù sono attraenti, ma molto strane: un misto di dolce e malinconico, come un sole che non dura ed una pioggia che nutre, ma non rinfresca.

    Il profumo delle gardenie che ornano le nostre ghirlande (sì, ci sono anche quelle!) è incredibilmente ubriacante. La villa, sotto la luce della luna, con i fiori in ogni stanza e la sagoma della laguna di fronte, ci lascia senza parole.

    Nulla da dire: nell'accoglienza, i polinesiani sono maestri.

    Abbiamo viaggiato nel tempo, in tutti i sensi. Domani è un'altra volta sabato 27 ottobre, scherzi del fusorario! Al ritorno ci sdebiteremo rinunciando ad un lunedì: nulla da dire, il cambio è favorevole anche sulla data!

    Inevitabilmente lo passiamo per la maggior parte a dormire, ad esplorare la zona, a fare un giro in centro, il tutto intervallato dai bagni in laguna. L'acqua, sempre un po' caldina, bassa e con una corrente fortissima, invoglia più che altro a stare in ammollo. Un bagno vero e proprio, da queste parti, è difficile farlo. Ma dentro e fuori dall'acqua la temperatura è identica, ed è quella la sensazione piacevole: un'umidita non appiccicosa, ma rilassante.

    Le ragioni di tanta umidità le scopriamo presto: i nuvoloni che sabato sera avevano iniziato a buttare acqua, domenica non ci danno tregua. Del resto, se la vegetazione è così lussureggiante, un motivo dovrà pur esserci, no? Peccato che alternative al mare di domenica non ve ne siano: i missionari, oltre a distruggere la cultura locale, hanno reso la domenica come neanche il sabato per un ebreo ortodosso. Praticamente nulla di aperto, un autobus a mezzo servizio che gira l'isola in senso orario, nessun tipo di divertimento a parte la spiaggia. Aggiungetevi pioggia torrenziale, mescolate il tutto e otterrete una domenica non propriamente bestiale.

    Vabbè, poco male: dopo due giorni di tempo a singhiozzo - che però non ci ha impedito di fare bagni su bagni - ce ne voliamo ad Aitutaki. Ecco la Polinesia che sognavamo! Questo gioiello a trecento chilometri dalla capitale è un atollo purissimo, l'unica altura non supera i trecento metri, ergo nessun catalizzatore di nubi a differenza di Rarotonga. Al pari di tutte le isole del Pacifico, una barriera di corallo separa la laguna dall'Oceano, al quale si accede solo tramite una bocca, generalmente artificiale.

    E qui apriamo un altro capitolo. Almeno due sono le domande che uno deve porsi sulla Polinesia.
    La prima è come hanno fatto a giungere fin qui delle popolazioni che non conoscevano neanche la vela.
    La seconda, come facevano i primi polinesiani a sopravvivere, e come mai sono tutti grandi e grossi?

    In effetti, per il primo quesito ancora si stanno scannando. C'è voluto un mix di genetica, meteorologia, qualche rarissimo reperto archeologico ed il coraggio dello strepitoso Thor Heyerdahl per formulare la teoria più convincente. Thor aveva notato come le leggende popolari parlassero di una grande terra al di là del mare, e come molte cose (tra cui i tratti somatici dei maori, diversissimi dagli aborigeni australiani) avessero similarità col sudamerica. C'era anche, per inciso, il mistero della colonizzazione dell'Isola di Pasqua, lontanissima tanto dalla Polinesia quanto dal Sudamerica. Contestato dal mondo accademico (come sempre in questi casi), Thor decise di solcare il Pacifico con una zattera il più possibile identica a quelle con cui si pensa fossero arrivati i primi polinesiani. Sfruttando le correnti, la pesca ed i viveri a bordo (rigorosamente simili a quelli del tempo), in 101 giorni Thor arrivò sulla barriera corallina, dopo aver percorso 4300 miglia nautiche (al cambio attuale, quasi ottomila chilometri).

    Per la seconda domanda, la risposta va cercata nelle palme da cocco. Dal tronco esile eppure flessibile e resistente, questo albero fornisce ottimo legname, corde e materiale di copertura con le foglie (sembrano piccole e fragili, in realtà sono durissime ed enormi), e nutrimento con i propri frutti. La noce di cocco, solo con l'acqua, dà un apporto energetico pauroso; certo, se ti becca in testa, l'apporto te lo leva tutto, e rischi di rimanerci secco.

    Non è invece utile il pesce corallino, per via della ciguatera, intossicazione da tossine di corallo, che possono avere conseguenze serie (letali, in qualche caso). Per tanto non illudetevi di trovare ricette tipiche di pesce: in generale si cucinano prodotti della terra, il pesce è oceanico (tonno, barracuda).

    A quanto sono grossi i polinesiani forse Darwin e la genetica potrebbero rispondere. Chissà, magari il fatto che la navigazione così difficoltosa per raggiungere le isole ha selezionato solo i più robusti con più riserve di cibo in corpo, o quelli dal metabolismo più lento. Sta di fatto che comprare una camiciola taglia ragionevole nei negozi locali è praticamente impossibile (altro che massificazione): partono tutte dalla XL (rare), per arrivare alla XXXXL!!!!
    Ma fa ancora più effetto trovarsi di fianco a questi giganti, tanto grossi quanto proporzionati nelle forme (ovvio, quelli non obesi), che uno come Bud Spencer ci fa la figura del piccoletto. Va da sé che se questi qua li prendi, li prepari atleticamente e gli insegni a giocare a rugby sin da piccini, diventano leggende indiscusse: come lo fermi un Lomu?

    Dicevamo: arriviamo ad Aitutaki, e già da sopra iniziamo a sognare. E come mettiamo piede in terra, ci rendiamo conto della semplicità di posti così. Innanzitutto ci danno le valigie a mano, uno per uno (l'aereo avrà portato trenta persone a dir tanto), come fossimo ad una gita scolastica. Poi, ai cancelli (ma saremmo potuti uscire da dovunque, altro che metal detector) ci aspetta Ron, un omino stranissimo, subito un mito: tranquillo, pacioso, sorridente, all'inizio non sembra manco tanto normale, ci carica su un pulmino un po' scassato, e ci porta al residence. Viene dal lontano arcipelago Nord, dove non c'è molto lavoro, ed è il tuttofare al Paradise Cove, dove alloggeremo. Il posto è semplice, bungalow piccolini, ma puliti ed attrezzati, e soprattutto, a dieci metri dal mare: la barriera corallina è proprio davanti a noi, con la maschera e le scarpette è a circa cinquanta metri dalla riva.

    I tre giorni ad Aitutaki, tra crociera, relax, sole, bagni, tramonti in laguna, cene romantiche e feste polinesiane sono uno spasso. In effetti, tre giorni sono più che sufficienti, tanto più che l'isola è molto piccola e le attività possibili sono limitate.

    Da leggenda la licenza di guida per le isole Cook (non è sufficiente la patente internazionale): un poliziotto stravaccato sulla poltrona dell'ufficio (quando c'è), che ridendo mette un timbro e riscuote il bollo. Per quanto di stampo sudamericano, molto più semplice che da noi :-)

    Ad Aitutaki imparo ad aprire le noci di cocco con il tondino di ferro piantato a terra; un tripudio di frutta tropicale (la papaya è lassativa, occhio!!!) ci accompagna ovunque, così come il sorriso della gente. Ogni tanto incappiamo in qualche bottega pseudo-tipica, gestita da qualche fulminato americano o europeo di chissà quale origini e quale storia.

    Pur avendo la piastra per cucinare, preferiamo andare al ristorante, visto che i prezzi sono abbordabili anche in quelli di altissimo livello (che sul senza glutine sono mediamente ben preparati), dato il cambio molto favorevole. Ed in effetti non rimaniamo delusi: la cucina è varia ed apprezzabile, anche se certi piatti sembrano usciti dalla fantasia di qualche maniaco, visti gli improbabili accostamenti di sapori.

    Dopo tre giorni intensi, ce ne torniamo a Rarotonga, dove il sole ha iniziato a splendere con più frequenza. In effetti, è un altro vedere: a questi posti togli il sole e manca parecchio. Chissà, forse è per questo che la pioggia spesso dura poco, quasi non volesse disturbare.

    Ad ogni modo, ci godiamo i nostri ultimi giorni del viaggio di nozze nel più completo relax, prima di riprendere il lavoro. Quaranta ore di aereo ed un cambio radicale di abbigliamento, dalle ciabatte al cappotto, ci attendono il lunedì (che poi sarebbe già martedì), e via Auckland - Sydney - Singapore - Parigi, arriveremo a Bologna: alla conta finale, gli aerei presi saranno diciannove!
    Per fortuna, i bagagli li imbarchiamo a Rarotonga e non li rivedremo prima di Bologna. Si tratterranno una mezza giornata in più, e ce li recapiterà il corriere verso sera. Il fuso si farà sentire per qualche giorno, ma tutto sommato cercare di adeguarsi subito agli orari funziona.

    Con questa cronaca di viaggio si conclude il racconto del nostro viagio di nozze. Alla partenza, aeroporto di Bologna, mio padre si raccomandò: i viaggi sono tutti belli, ma il viaggio di nozze è qualcosa in più. Il viaggio di nozze deve distinguersi...

    Abbiamo attraversato mezzo mondo, e visto per la prima volta animali curiosi, una natura rigogliosa, deserti, paludi e billabong. Ci siamo fermati in silenzio sotto il Grande Monolito, in estasi davanti ai favolosi Mari del Sud. Abbiamo guidato per ore in mezzo a boschi e vigneti, per molte meno in mezzo al traffico, siamo passati dalle foglie gialle dell'Italia alle margherite australi, cambiato clima cinque volte, viaggiato nel tempo e raggiunto l'altro capo del mondo. Siamo giunti al Sud del Sud, abbiamo visto canguri, koala, coccodrilli, cockatoo, eucalipti, palme da cocco, mangiato del samphire, bevuto dal cocco appena aperto, assaggiato il vegemite, ammirato le politiche alimentari dell'Australia e della Nuova Zelanda. Abbiamo assaporato l'atmosfera delle città coloniali, quella delle città occidentali e quella dei villaggi (quasi) incontaminati. Abbiamo dormito in motel, tuguri, bungalow, appartamenti da sogno, case restaurate, palazzi neoclassici e ville vittoriane. Abbiamo conosciuto italiani emigrati oggi, italiani emigrati ieri, polinesiani grossi e piccoli, australiani very English, altri very American, altri semplicemente Aussie, aborigeni ridotti a fenomeni da baraccone, altri con qualcosa ancora da dire, altri italiani in viaggio di nozze, e rivisto amici di passaggio (?) laggiù.

    E non ci siamo neanche ammalati. Insomma, mica male, no?

    giovedì 24 gennaio 2008

    L'itinerario ragionato del nostro viaggio di nozze, per auto-organizzatori: 6 - Un giorno a Melbourne

    Lasciato il deserto, partiamo da Uluru per la Polinesia, destinazione Isole Cook.

    Piccolo problema: l'unica compagnia che vola a Rarotonga è l'ottima Air New Zealand. Peccato che i voli dalla costa Est decollino tutti tra mezzogiorno e le due, che da Uluru si possa partire non prima di mezzogiorno e che quindi c'è da fare uno stopover di un giorno a Sydney o Melbourne.

    Si dà il caso che a Melbourne viva il mitico Davide Schiappapietra, compagno di merende dei tempi universitari, tra le risate più grasse fatte in quel periodo memorabile. Naturale fermarsi da lui, tanto più che di venerdì aperitivo e cena fuori non fanno danni. L'intenzione era quella di elemosinare un pagliericcio a casa sua, ma Davide, che ringraziamo ancora, ci offre una bellissima camera in albergo a Carlton, proprio ai margini del centro.

    Curiosa la sua storia: nato e cresciuto a Brugherio, praticamente sotto la torre di Mediaset, laureato in Scienze della Comunicazione, appassionato di radio e televisione, non riesce a trovare lavoro in Italia.

    Decide di cambiare aria, e la cambia davvero, tanto che dall'altra parte del mondo lo prendono alla radio nazionale (la nostra Rai, tanto per capirci), per alcuni mesi lo chiudono a doppia mandata in uno stanzino a fare corsi di impostazione vocale, corsi di dizione, lezioni di inglese per impararlo alla perfezione, gli spiegano vita morte e miracoli della radio e lo affiancano ad un team di realizzazione di una trasmissione multilingua. Uno spettacolo la redazione: ogni scrivania una nazione, Davide lavora fianco a fianco con una coreana, poco più in giù un francese, uno spagnolo, un pakistano, indiano, cinese e via dicendo.

    Curiosa la storia di Davide, mica poi tanto: è la storia di tanti emigrati moderni, di tanti laureati che vanno a lavorare (e lavorano, e guadagnano!) all'estero. Cara vecchia Italia, sei sempre la Cenerentola tra le più ricche: prima della guerra i contadini, dopo la guerra i minatori, ora i laureati, tutti verso le stesse destinazioni.

    Il giorno a Melbourne è forse il più intenso, non per la città, che somiglia ad altre cento, per quanto sia eccellente nei servizi: un bel lungofiume sulle rive dello Yarra river, tante etnie mescolate insieme, il sindaco di Hong Kong, un sistema di trasporti efficientissimo, il circuito di Formula Uno in pieno centro.

    E' intenso per le emozioni, le storie da conoscere, le immagini viste. Gli studi radio che ci mostra Davide sono interessantissimi, non ne avevamo mai visti. Addirittura Francesca registra una base di apertura, che lui perfeziona col mixer. Il suo corner in redazione sembra la camera di un adolescente: poster del Milan, adesivi, segnalibri ovunque, post-it, computer sempre acceso, appunti sparsi un po' ovunque.

    E' sempre lui: puoi spostarlo in capo al mondo, ma la sua fede milanista è incrollabile, anche se deve alzarsi alle sei di lunedì mattina per vedere il posticipo!

    Già, è sempre lui, e la serata scorre via divertente, piena di aneddoti, racconti, macchiette che la sua indole curiosa e vivace partorisce in continuazione.

    Mancava a questo viaggio un tassello: di solito, quando vado all'estero, capito sempre nelle comunità italiane. E' accaduto a Londra - quando sono andato a trovare mia zia - accadde a Toronto per analoghi motivi, e a Vancouver per vedere la partita degli Europei 2000. Nello stesso periodo, ad Eindhoven per lavoro dovevo intervistare i tifosi italiani per Italia-Svezia: ce ne fosse stato uno che vivesse in Italia. Colonia, Belgio, addirittura Brisbane!, tutti felici di sentirsi finalmente italiani fra italiani. Ad Atene invece la comunità l'avevamo creata noi vacanzieri, festeggiando la vittoria del Mondiale sotto l'Ambasciata Francese non blindata, uno dei pochi vantaggi di trovarsi all'estero in un momento simile.

    La lacuna si colma presto, nel dopo cena, anche perché Davide vive lì. A Carlton, che Sonego quarant'anni fa dipinse alla grande nel suo Diario Australiano, bar ristoranti e locali ambigui fanno a gara nello sfoggio di tutta la simbologia italica: Ferrari Nazionale Milan Pizza Pavarotti Cannavari e Pulcinelle debordano dalle vetrine. Ragazzotti che bevono ad alta voce, incollanati come i più retrò dei tamarri, fanno tenerezza. Parlano quell'italiano di una volta, quel dialetto che non c'è più. A volte non lo parlano neanche più l'italiano, ma vedessi come tifano quando c'è la nazionale.

    Immagino la faccia dei tanti Alberto Sordi che all'epoca, quando divertimenti e donne scarseggiavano, andavano alla Casa dell'Emigrante rivaleggiando per elemosinare appuntamenti con due o tre cessi da competizione: "Ma che le uimmene so solo queste? Tre, pelose, e pure presuntuose!".

    Salutiamo Davide, che a marzo tornerà in Italia per qualche mese, prima di decidere se rimanere a vivere laggiù for good. E' logico che voglia pensarci attentamente: va bene la modernità, va bene i trasporti efficienti, va bene anche Internet e le chat; ma l'Australia è sempre laggiù, a ventisette ore di viaggio e tanti soldi di aereo. Forse è uno dei pochi posti rimasti in cui davvero partire è un po' morire.

    (continua con la Polinesia...)

    lunedì 21 gennaio 2008

    L'itinerario ragionato del nostro viaggio di nozze, per auto-organizzatori: 4 - il Top End

    Qui le puntate precedenti:
    Prima parte, Sydney.
    Seconda parte, le Great Ocean Road.
    Terza parte, Kangaroo Island.

    Arriviamo a Darwin da Kangaroo Island via Adelaide venerdì 19 ottobre verso le due di notte. Alcune ore dopo avremo il tour di quattro giorni nel Top-End: tra Kakadu, Katherine Gorge e Litchfield ci spareremo più di mille chilometri, inevitabile ricorrere ad un tour guidato (in senso proprio: voce del verbo "guidare"). Lo abbiamo prenotato presso un'agenzia viaggi di Sydney: ci hanno garantito che sono ben informati ed equipaggiati per i pasti senza glutine.

    Alla decisione concorre il fattore caldo: non so bene come affrontare i rischi della calura per il cibo (che dovremo portarci sempre dietro, soprattutto pane e verdure, visto che mia moglie è celiaca), né su cosa far riferimento per il rischio disidratazione, cioè con che frequenza ci sono i distributori e i punti di ristoro, che strade conviene fare ecc.

    A posteriori, mi convinco che un viaggio del genere è invece alla portata di chiunque abbia un minimo di sale in zucca: Rovigo d'estate è molto più disidratante di qualsiasi posto visitato in Australia ad ottobre. Il vero problema, risolvibile con un'auto dal bagagliaio capiente, è la scarsa frequenza - ma neanche troppo - di punti d'appoggio. E' sufficiente fare un'abbondante spesa di cibarie il meno raffinate possibile, munirsi di un contenitore tipo vasca di plastica, dove riporre il cibo accanto a blocchi di ghiaccio in busta che vengono venduti ovunque. Meglio lasciare l'auto all'ombra in modo da evitare il caldo eccessivo, considerato che trenta gradi li fa sempre, sia di giorno che di notte, quando la temperatura scende sì e no di cinque gradi.

    Del senno di poi son pien le fosse, ma ahimé capitiamo proprio in mani sbagliate. La guida - tale John Grant, un tasmaniano schizofrenico e sfasato - è disastrosa. Conosce poco o nulla dei posti che visitiamo (neanche dove fosse la croce del sud, che peraltro ad ottobre - scopriremo poi - è solo parzialmente visibile) e la mette sempre sullo pseudo-filosofico. Ma soprattutto, la sensibilità mostrata verso l'intolleranza al glutine di mia moglie è stata di segno addirittura negativo, con battute continue di pessimo gusto e completa ignoranza e indisponenza nei nostri confronti. Il che, da uno che deve anche prepararti pranzo e cena, è ovviamente imperdonabile.

    Superfluo dilungarsi sui posti, inevitabilmente bellissimi, che alleviano di molto il disagio: qualsiasi descrizione con foto potete trovarvela ovunque in rete. Il punto è un altro: come sempre, non appena ci siamo affidati a un'agenzia, abbiamo toppato.

    E' inutile, gente: se parlate un minimo di inglese, lasciate perdere qualunque velleità del tipo "così risparmio tempo" o "pensano a tutto loro". Di agenzie di viaggi così ne esistono pochissime, che giustamente costano. Il tour con Safari Connection, ovviamente acquistato tramite agenzia, ed ovviamente operato dalla controllata del mega-tour operator APT (Asian Pacific Touring) ha fatto tecnicamente cacare.

    Ovvio che non ci sia modo per ottenere alcun rimborso, neanche se l'ultima notte dormi con rane ovunque, bagni fatiscienti e camere che se venisse l'Asl di Napoli le farebbe chiudere all'istante. Neanche se una guida del genere l'ultima sera, dopo essergli stati dietro come ad un bambino (e per fortuna che in Australia c'è una legge seria sugli allergeni compreso il glutine, altro che la baraonda di casa nostra!), ti mette la salsa alla soia con amido di frumento sul risotto quasi di nascosto, e tu resisti all'impulso più che umano di metterci anche lui dentro quel risotto.

    Questo per raccontarvi l'esperienza passata nel Top-End, nonostante la bellezza inopinabile dei posti. Ovviamente, le uniche note organizzative che si distinguono sono quelle preparate da noi: l'Hotel dell'aeroporto di Darwin è ampiamente tra i migliori mai visti, nessun rumore, pulitissimo, elegante, con una piscina che da sola basterebbe a giustificarne la permanenza. Tre minuti e sei a letto, recita il claim nei pullmini navetta. In realtà ce ne vogliono sette.

    Dopo Darwin, mi sono definitivamente convinto che i viaggi è meglio organizzarseli da soli, affidandosi - spendendo, sì, ma meritano - ai piccoli tour operator locali, gestiti da gente del posto, che quei luoghi deve per forza amarli per portartici in viaggio.

    Ad ogni modo, valanghe di bagni nelle piscine naturali, vegetazione lussureggiante e l'impressione di vedere in che stato sono ridotti gli aborigeni: spesso ubriachi, sguardo assente se non carico di odio (a ragione, visto tutto quel che è stato fatto loro dall'uomo bianco). Questo soprattutto è ciò che ci portiamo come souvenir dal Top End.

    Ora, martedì 23 ottobre 2007, il viaggio continua nel deserto...

    venerdì 18 gennaio 2008

    Girando in rete per trovare notizie di una zona: suggerimenti

    Navigando navigando, vedo che Punto Informatico mette Saporetipico.it tra i siti per navigare. Ora, per quanto sia allergico al termine tipico, che oramai ha soppiantato alla grande il pittoresco di Montesano, la curiosità e l'autorevolezza che riconosco a Punto Informatico mi spingono alla visita.

    Che dire? Accattivante e semplice la grafica, ma c'è una grossa pecca, a mio avviso: manca l'anima. Cosa pensano, cosa fanno, chi sono gli autori di questo sito? Che facce hanno? Non per farsi gli affari loro, ma almeno vedere una direzione, un'opinione.

    I Vincisgrassi riportati così, tra le mille versioni e ricette opinabili (questa mi pare che metta un fottìo di burro e pochissimo olio), li trovo ovunque su Google: se a loro piacciano o meno, se ci mettano più olio e meno burro, se le rigaglie siano troppe o poche per i loro gusti, non lo so.

    Comunque, un sito utile per prendere i punti di riferimento: cosa c'è, cosa non c'è in una regione anziché un'altra. E da lì, muoversi altrove.

    mercoledì 5 dicembre 2007

    Delle Marche (ancora!)

    Giro per la rete in cerca di idee e mi imbatto in questo blog.

    L'articolo di Matteo sulle Marche è imperdibile, ed estremamente indicativo.

    Inizia così: Vero è che nessuno è profeta in patria. Ma tutto quello che le Marche fanno per farsi amare, e che molti dei loro abitanti non recepiscono, porterebbe chiunque stesse al loro posto all'esasperazione. Mai ci fu amore meno corrisposto.

    Il resto ve lo linko. Buona lettura!

    giovedì 22 novembre 2007

    L’itinerario ragionato del nostro viaggio di nozze, per auto-organizzatori: 3 - Kangaroo Island.

    (Qui la parte seconda)
    (Qui la parte prima)

    Martedì 16 ottobre: dopo la faraonica colazione al Padthaway Heritage, ci avviamo verso Adelaide. Sono ancora 300 chilometri buoni e per le 10, dopo le foto di rito alla bellissima tenuta, mettiamo la Toyota Camris (macchina impeccabile, confortevole e spaziosissima con portabagagli infinito) su strada alla volta della città delle chiese.
    Il tragitto non contempla bellezze eccezionali, il paesaggio diventa un po' troppo monotono, ci fermiamo per la spesa a Murray Bridge, dove tra l'altro partono le crociere lungo il fiume Murray (che abbiamo già fatto a Sydney e che faremo al Kakadu, qui decliniamo), e per le 14.30 siamo ad Adelaide.
    Prenotiamo subito l'alloggio, di una bellezza disarmante: tutti appartamenti di fine ottocento restaurati e riportati all'antico splendore, arredati benissimo e dotati di ogni confort. Anche in questo la guida della National Geographic è impeccabile.

    Per una serie infinita di malintesi con la Hertz perdiamo l'intero pomeriggio a far la spola con l'aeroporto. Ad ogni modo, a parte il fiume che la attraversa, Adelaide non ha molto da mostrare, come tutte le città australiane, fatte più per viverci che per visitarle. Forse varrebbe la pena prendere il vecchio tram per la località marittima di Glenelg, ma non facciamo in tempo e comunque ci sono bastate le deliziose cittadine della Mornington Peninsula e della Great Ocean Road.

    Ora inizia la parte più "tosta" del viaggio: Kangaroo Island e Kakadu. Per evitare perdite di tempo, saranno sei giorni di tour. Subito dopo la due giorni di Kangaroo Island avremo l'aereo per Darwin, e la mattina prestissimo la quattro giorni nel Top End. La sera, per preparare i bagagli a mano da portarci via, rischiamo lo sclero totale. Almeno per Kangaroo Island, ne varrà la pena.

    Al mattino prendiamo il volo delle 7 e in quaranta minuti siamo a Kingscote, capoluogo di questa vasta riserva naturale (la terza isola d'Australia, considerando quest'ultima un continente), spettacolare e quasi disabitata. E' un tripudio di koala, canguri, echidna, i coloratissimi uccelli cockatoo, foche nere e bianche, quando è freddo anche pinguini (che però preferiscono Phillip Island, famosa anche per le gare motociclistiche).

    Ci accompagna la Wilderness Adventure, un piccolo tour operator locale specializzato nelle gite per l'isola. Non è esattamente economico, ma il trattamento e la guida non fanno rimpiangere un solo centesimo: Greg è perfetto e preparatissimo, presta estrema attenzione ai dettagli ed alla tempistica e ci fa accedere a riserve e posti chiusi al pubblico. Davvero difficile apprezzare appieno l'isola senza l'aiuto di un esperto del genere. Siamo in 4 (massimo 6 persone a tour), e la coppia di signori del Kentucky è una compagnia molto gradevole. I pasti sono eccellenti (e vi assicuro che in Australia non è scontato!) e senza glutine per mia moglie, sia nel tour che in albergo (il K.I. lodge), dove ci attende una splendida camera con vista sulla baia. Sia lo spuntino che il pranzo del tour si svolgono in strutture dedicate, predisposte dal tour operator: un gazebo o un'area con barbecue, tavoli, sedie, ben riparati dal freddo e dalla pioggia. Normalmente a fianco c'è un'analoga postazione per i turisti indipendenti. Il vino, prodotto sull'isola, è ottimo.

    Kangaroo Island è uno dei posti più belli che visitiamo, grazie alla Wilderness Adventure: detto da uno che i tour li organizza e spesso pretende la perfezione assoluta, non è poco.

    Di contro, la fregatura peggiore ce la becchiamo nel Top End, ma questo, per non rovinare post e fegato qui, lo scriverò in una sezione apposita.

    (continua... hai voglia se continua...)