Continua la serie di vecchi articoli che sto inserendo nel blog. Questo, di sapore più turistico, è stato scritto a fine agosto 2004, giusto per comprendere i riferimenti temporali. I corsivi, come sempre, sono aggiunte odierne.
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Torno proprio oggi da un giro in Trentino (che conosco ed ho già visto diverse volte) ed in Romagna, dalle parti di Rimini. Entrambe le regioni sono ai vertici del turismo italiano (che, giova ricordarlo, per ora è al quarto posto nel mondo, dopo Francia, Usa e Spagna, e presto verrà naturalmente scavalcato dalla Cina); incuriosisce vedere cosa ci sia di comune e cosa di diverso.
Il Trentino (- Alto Adige) ha una posizione geografica che lo rende (assieme al Lago di Garda) prima meta turistica italiana di tedeschi e austriaci (l'Autostrada passa di lì). Ma non basta. E' un posto bellissimo. E con ciò? Forse che l'Italia non ne è piena? No. Il fatto è che in Trentino Alto Adige, ogni albergo ha un comfort di fronte al quale le strutture medie italiane impallidiscono: sauna, piscina, idromassaggi, terme, che se ti piove per una settimana, quasi non te ne accorgi. E i sentieri, pulitissimi, attrezzatissimi, segnalatissimi? Miraggio per gli altri.
Così come la cortesia e l'accoglienza, che caratterizzano soprattutto la Romagna. Il Trentino Alto Adige, almeno, qualcosa di bello lo ha. Cosa ha di bello la Romagna? Il mare? Ma vogliamo scherzare? Marrone ovunque. La sabbia? Ma quando mai! La posizione geografica? E sì che per arrivare a Rimini ce n'è di strada, si fa molto prima ad andare in Liguria, in Veneto, addirittura in Toscana, che di là le spiagge sono più belle. Il cibo? Non meglio di tanti altri... I vini? Ce ne son di buoni, ma i romagnoli stanno ancora scontando la cattiva fama di contraffattori di vini. Il paesaggio? Piatto come una tavola.
No. Il fatto è che la Romagna ha i romagnoli. Ospitali, si sanno divertire, hanno un senso imprenditoriale come pochi, sono animatori nati. Che capiscono il valore delle cose a lungo termine. In Romagna, dal nulla è stata creata una florida economia. C'è gente abituata da sempre ad andare a dormire in garage d'estate, perché arrivano i bagnanti. Che ha capito che il bello di una vacanza, più che i posti, sono le persone e le amicizie che si fanno. Da lì nasce tutto: le case in affitto, poi gli alberghi, poi le balere, poi le discoteche, e poi i parchi di divertimento. E vale per tutti: giovani, vecchi, bambini.
Piccolo interrogativo: quando impareranno, gli albergatori delle Marche (parlo di questi perché li conosco), a fare come i romagnoli, ed imparare che il cliente cullato e soddisfatto, è anche il cliente che ritorna?
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martedì 29 gennaio 2008
domenica 30 dicembre 2007
La sindrome da tipicizzazione selvaggia: la Toscana
Nella serie di vecchi articoli, questo riguarda la Toscana. Beninteso: la Toscana turistica, tipica, finta dei borghi oramai teatralizzati. La Toscana di Bolgheri, Montalcino e Pienza, tanto per capirci. Rileggendo il post anche a distanza di tempo confermo le mie impressioni. Valutazioni oggettive è impossibile farne, ma ritengo che poco sia cambiato da quasi quattro anni a questa parte (maggio 2004). Come sempre, i corsivi sono aggiunte di oggi.
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La scorsa settimana sono stato in Toscana. Più precisamente, nella zona di Montalcino. Ero lì per una cresima, peraltro in un posto bellissimo che si chiama Cinigiano (provincia di Grosseto), a dieci chilometri dal paese del celebre Brunello. Mi trovavo in una zona verdissima, con alcuni poderi e prati a perdita d'occhio. Con tutto ciò che ne consegue: aria purissima, carne e verdure eccezionali, vino buono e via dicendo.
Poi, dovendo recarmi a Chianciano Terme, dal mio mitico amico Kilian, ho valicato il confine con la Provincia di Siena e ho fatto il giro delle località più famose: Montalcino, San Quirico d'Orcia, Pienza, Montepulciano. Strada obbligata, ed anche piacevole. Tuttavia, visitando i centri storici di queste località, mi sono trovato a disagio nel vedere una miriade di gastronomie, locali tipici (con la parola "tipico" presente in ogni dove), tutto il paese "in ghingheri", ma quasi assenti salumieri, fornai, fruttivendoli, cioè negozi per la vita quotidiana.
Ebbene, a mio parere, questi posti hanno concluso la propria esistenza. Vivono oramai prigionieri del loro mito, e della moda che li accompagna. Sembra di visitare le case di quei nobili decaduti, ancora convinti di vivere in una favola, non essendo più presi dal concreto.
Oddio, magari è così: ad un turista, piace vivere in una favola, e non essere disturbato. Tuttavia, credo che la cosa, alla lunga, non paghi. Perché rischia di diventare una "sindrome da tipicizzazione", che dura finché dura la moda. Ma come questa vacilla, appena altri luoghi diverranno "in", come si trasformeranno i vari Montepulciano, Montalcino, Pienza? Villaggi fantasma? Non credo; forse, molto più semplicemente, torneranno quelli di prima. Ma ce la faranno, dopo essere vissuti prigionieri del proprio mito, o faranno come quei divi del muto, che dal proprio mito non uscirono mai?
O sono io ad essere apocalittico?
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La scorsa settimana sono stato in Toscana. Più precisamente, nella zona di Montalcino. Ero lì per una cresima, peraltro in un posto bellissimo che si chiama Cinigiano (provincia di Grosseto), a dieci chilometri dal paese del celebre Brunello. Mi trovavo in una zona verdissima, con alcuni poderi e prati a perdita d'occhio. Con tutto ciò che ne consegue: aria purissima, carne e verdure eccezionali, vino buono e via dicendo.
Poi, dovendo recarmi a Chianciano Terme, dal mio mitico amico Kilian, ho valicato il confine con la Provincia di Siena e ho fatto il giro delle località più famose: Montalcino, San Quirico d'Orcia, Pienza, Montepulciano. Strada obbligata, ed anche piacevole. Tuttavia, visitando i centri storici di queste località, mi sono trovato a disagio nel vedere una miriade di gastronomie, locali tipici (con la parola "tipico" presente in ogni dove), tutto il paese "in ghingheri", ma quasi assenti salumieri, fornai, fruttivendoli, cioè negozi per la vita quotidiana.
Ebbene, a mio parere, questi posti hanno concluso la propria esistenza. Vivono oramai prigionieri del loro mito, e della moda che li accompagna. Sembra di visitare le case di quei nobili decaduti, ancora convinti di vivere in una favola, non essendo più presi dal concreto.
Oddio, magari è così: ad un turista, piace vivere in una favola, e non essere disturbato. Tuttavia, credo che la cosa, alla lunga, non paghi. Perché rischia di diventare una "sindrome da tipicizzazione", che dura finché dura la moda. Ma come questa vacilla, appena altri luoghi diverranno "in", come si trasformeranno i vari Montepulciano, Montalcino, Pienza? Villaggi fantasma? Non credo; forse, molto più semplicemente, torneranno quelli di prima. Ma ce la faranno, dopo essere vissuti prigionieri del proprio mito, o faranno come quei divi del muto, che dal proprio mito non uscirono mai?
O sono io ad essere apocalittico?
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venerdì 14 dicembre 2007
Basta coi fondi pubblici alle strutture ricettive!!!
Anche per quest'anno verranno destinati finanziamenti pari a cento milioni di Euro per la "riqualificazione turistica". In buona sostanza, questi soldi andranno ad aiutare le povere strutture ricettive, che anziché metterci del loro, beneficieranno tranquillamente di risorse pubbliche.
Dice ma, è per creare lavoro... NO! E' per creare voti, voti diffusi visto che questi finanziamenti saranno erogati secondo il modello marchigiano: un po' a tutti, non tanto a pochi. E' un bene? No: nelle Marche esistono pochissimi alberghi in grado di fare accoglienza turistica di alto livello. Lasciamo stare il settore business, che è trainato non dall'offerta ricettiva ma dalla presenza di un tessuto produttivo nel territorio. E perché non esistono? Perché non esiste la mentalità imprenditoriale. A Senigallia, tanto per fare un esempio, che si picca di essere la meta delle famiglie, non esistono intrattenimenti per i bambini. E non vengono aperti, che ne so, mini luna-park, magari al posto di spazi fatiscienti. No, meglio finanziare la costruzione di nuovi alberghi.
La prima cosa che mi viene da dire è che quei cento milioni era meglio destinarli a case popolari piuttosto che a bed and breakfast che apriranno sì e no dieci volte l'anno (nelle Marche è pieno).
La seconda, molto più "nel settore", è che ANDREBBERO TOLTE tutti quei cavolo di Sistemi Turistici Locali, pro-loco, leader II, strade dei vini e compagnia cantante, che disperdono risorse senza alcun beneficio.
Ma porca vacca, ci vuole un genio per capire che:
1) Un cretino che viene nelle Marche (ma vale per tantissimi posti in Italia) non riesce ad avere un ufficio turistico che gli dia non solo informazioni, ma da cui possa acquistare biglietti, prenotare alberghi. No, viene solo inondato di volantini inutili. Rare volte in inglese.
2) Sempre lo stesso cretino, se volesse visitare un museo, raramente può farlo con una guida specializzata. Perché ci sono decine e decine di piccoli musei, stanzette che ricevono finanziamenti, disperdono risorse e per i quali è praticamente impossibile predisporre un servizio di qualità. Tanto per dire: a Fabriano c'è il museo della carta, a San Paolo di Jesi il museo delle etichette del vino, a Jesi il museo della stampa e tipografia. Ma perché non riunire tutti e tre i musei in uno, a Fabriano, e rendere quello il polo attrattivo per la carta. Si risparmierebbe e si fornirebbe un servizio migliore. Ma diminuirebbero i voti, e te la vedi Jesi a cedere finanziamenti per Fabriano? Così come i bronzi di Cartoceto, meglio metterli a Pergola che al Museo regionale di Ancona. Vedo frotte di turisti a Pergola per ammirare delle statue.
3) Rarissime e scadenti le segnalazioni, oltretutto con svariate simbologie, che confondono anche il più burocratico dei turisti. Epperò, guai a poter mettere l'insegna di un b&B all'incrocio di una via.
In definitiva, perché non farsi un giro nel Nord-Europa, o solo in Spagna, tanto per vedere come funziona il turismo lì, e capire perché Spagna e Francia hanno molte più presenze di noi?
Dice ma, è per creare lavoro... NO! E' per creare voti, voti diffusi visto che questi finanziamenti saranno erogati secondo il modello marchigiano: un po' a tutti, non tanto a pochi. E' un bene? No: nelle Marche esistono pochissimi alberghi in grado di fare accoglienza turistica di alto livello. Lasciamo stare il settore business, che è trainato non dall'offerta ricettiva ma dalla presenza di un tessuto produttivo nel territorio. E perché non esistono? Perché non esiste la mentalità imprenditoriale. A Senigallia, tanto per fare un esempio, che si picca di essere la meta delle famiglie, non esistono intrattenimenti per i bambini. E non vengono aperti, che ne so, mini luna-park, magari al posto di spazi fatiscienti. No, meglio finanziare la costruzione di nuovi alberghi.
La prima cosa che mi viene da dire è che quei cento milioni era meglio destinarli a case popolari piuttosto che a bed and breakfast che apriranno sì e no dieci volte l'anno (nelle Marche è pieno).
La seconda, molto più "nel settore", è che ANDREBBERO TOLTE tutti quei cavolo di Sistemi Turistici Locali, pro-loco, leader II, strade dei vini e compagnia cantante, che disperdono risorse senza alcun beneficio.
Ma porca vacca, ci vuole un genio per capire che:
1) Un cretino che viene nelle Marche (ma vale per tantissimi posti in Italia) non riesce ad avere un ufficio turistico che gli dia non solo informazioni, ma da cui possa acquistare biglietti, prenotare alberghi. No, viene solo inondato di volantini inutili. Rare volte in inglese.
2) Sempre lo stesso cretino, se volesse visitare un museo, raramente può farlo con una guida specializzata. Perché ci sono decine e decine di piccoli musei, stanzette che ricevono finanziamenti, disperdono risorse e per i quali è praticamente impossibile predisporre un servizio di qualità. Tanto per dire: a Fabriano c'è il museo della carta, a San Paolo di Jesi il museo delle etichette del vino, a Jesi il museo della stampa e tipografia. Ma perché non riunire tutti e tre i musei in uno, a Fabriano, e rendere quello il polo attrattivo per la carta. Si risparmierebbe e si fornirebbe un servizio migliore. Ma diminuirebbero i voti, e te la vedi Jesi a cedere finanziamenti per Fabriano? Così come i bronzi di Cartoceto, meglio metterli a Pergola che al Museo regionale di Ancona. Vedo frotte di turisti a Pergola per ammirare delle statue.
3) Rarissime e scadenti le segnalazioni, oltretutto con svariate simbologie, che confondono anche il più burocratico dei turisti. Epperò, guai a poter mettere l'insegna di un b&B all'incrocio di una via.
In definitiva, perché non farsi un giro nel Nord-Europa, o solo in Spagna, tanto per vedere come funziona il turismo lì, e capire perché Spagna e Francia hanno molte più presenze di noi?
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martedì 13 novembre 2007
Tornati dal viaggio di nozze...
... che dire?
di sicuro un'esperienza irripetibile, un viaggio che si è distinto, ed è andato ben oltre le aspettative.
I particolari li snocciolerò di volta in volta, ora sono troppo shackerato dal fuso e dal ritorno alla quotidianità, da non essere in grado di raccontare con la dovuta lucidità ciò che ho visto, fatto, sentito...
Di sicuro anche che se un viaggio così lo avessi fatto con un'agenzia, avrei speso il doppio, mi sarei divertito la metà, e soprattutto avrei avuto grosse probabilità di ammalarmi, perché la tempistica e la logistica adottata dall'agenzia sono assolutamente deliranti.
Alcuni esempi? Sbalzi di venti gradi ogni due giorni, subito in tour senza smaltire il fusorario, gite in posti freddissimi appena arrivati, deserto-tropici-freddo-caldo nel giro di quattro giorni... insomma, se non vi ammalate in un viaggio in Australia, o siete dei macho, o siete per conto vostro!
Tutte le coppie in viaggio di nozze incontrate, venti su venti, hanno avuto problemi di salute legati a sbalzi eccessivi di temperatura o a gite programmate il giorno dopo l'arrivo.
Noi no.
Purtroppo - mea culpa - dell'agenzia ci siamo fidati in un paio di occasioni (per fortuna relativamente marginali), ed in entrambe ce ne siamo pentiti amaramente.
Troppi indizi per non costituire una prova. Morale: meglio che le agenzie si sveglino e tornino (o inizino) ad essere agenzie "di viaggio". Internet sta già spazzando via le peggiori.
di sicuro un'esperienza irripetibile, un viaggio che si è distinto, ed è andato ben oltre le aspettative.
I particolari li snocciolerò di volta in volta, ora sono troppo shackerato dal fuso e dal ritorno alla quotidianità, da non essere in grado di raccontare con la dovuta lucidità ciò che ho visto, fatto, sentito...
Di sicuro anche che se un viaggio così lo avessi fatto con un'agenzia, avrei speso il doppio, mi sarei divertito la metà, e soprattutto avrei avuto grosse probabilità di ammalarmi, perché la tempistica e la logistica adottata dall'agenzia sono assolutamente deliranti.
Alcuni esempi? Sbalzi di venti gradi ogni due giorni, subito in tour senza smaltire il fusorario, gite in posti freddissimi appena arrivati, deserto-tropici-freddo-caldo nel giro di quattro giorni... insomma, se non vi ammalate in un viaggio in Australia, o siete dei macho, o siete per conto vostro!
Tutte le coppie in viaggio di nozze incontrate, venti su venti, hanno avuto problemi di salute legati a sbalzi eccessivi di temperatura o a gite programmate il giorno dopo l'arrivo.
Noi no.
Purtroppo - mea culpa - dell'agenzia ci siamo fidati in un paio di occasioni (per fortuna relativamente marginali), ed in entrambe ce ne siamo pentiti amaramente.
Troppi indizi per non costituire una prova. Morale: meglio che le agenzie si sveglino e tornino (o inizino) ad essere agenzie "di viaggio". Internet sta già spazzando via le peggiori.
venerdì 6 luglio 2007
Come il web smascherò cataloghi e tour operator
Dunque, ogni volta che scrivo un post del genere mi assale il dubbio che sia inutile. Tanto, chi deve capire ha già capito, chi non capisce non va neanche sul web. Confido però nella truppa di gugolatori che cercano parole tipo agenzie, tour operator, cataloghi. Magari esistono anche costoro, chissà?
Metto in chiaro, se mai ce ne fosse bisogno, che amo le agenzie di viaggio, così come i tour operator. Ma quelli specializzati. Quelli che ti offrono viaggi unici, che da solo non faresti. Agenzie, appunto, di viaggi. Le altre, spiacente per loro, sono destinate ad una fine irreversibile. A meno che non decidano di coccolare il turista, dandogli di tutto e di più. Ma sarebbero specializzate lo stesso, perché le coccole di massa non esistono, altro che pubblicità.
Ciò posto, alcune dritte sparse:
- Ti propongono quel posto da sogno, romantico, imperdibile? Benissimo: vai su Tripadvisor e senti cosa ne dicono. Ma ancor meglio: flickr. Ecco perché noi andremo ad Aitutaki, isole Cook.

- Quell'albergo è un posto da mille e una notte? Proviamo a vedere: ah, ok... così a Sydney saremo al Potts Point, mentre a Rarotonga non andremo in questa boutique. Piuttosto, mi faccio consigliare da Stefano, che oltretutto mi chiedeva qualche informazione sulle Marche. Chi è Stefano? Questo qui, ed è una persona squisitissima e deliziosa assieme a sua moglie Roberta.
- Ma... che cosa fare in una certa città, dove andare a divertirsi, cosa vedere senza beccarsi delle sòle? Per quello c'è virtualtourist. Non ci vuole neanche molto: vedo chi vive a Melbourne, e chiedo: cosa mi consigli di fare? Ci becchiamo per una birra?
Poi, oh, si può sempre andare a vedere se qualche blog ne parla, per quello c'è sempre technorati.
E se proprio proprio non cedete, perché beh, ma le agenzie ti fanno la lista nozze, sai... questo è un altro discorso, ci tornerò presto. Nel frattempo, guardate qui...
Metto in chiaro, se mai ce ne fosse bisogno, che amo le agenzie di viaggio, così come i tour operator. Ma quelli specializzati. Quelli che ti offrono viaggi unici, che da solo non faresti. Agenzie, appunto, di viaggi. Le altre, spiacente per loro, sono destinate ad una fine irreversibile. A meno che non decidano di coccolare il turista, dandogli di tutto e di più. Ma sarebbero specializzate lo stesso, perché le coccole di massa non esistono, altro che pubblicità.
Ciò posto, alcune dritte sparse:
- Ti propongono quel posto da sogno, romantico, imperdibile? Benissimo: vai su Tripadvisor e senti cosa ne dicono. Ma ancor meglio: flickr. Ecco perché noi andremo ad Aitutaki, isole Cook.
- Quell'albergo è un posto da mille e una notte? Proviamo a vedere: ah, ok... così a Sydney saremo al Potts Point, mentre a Rarotonga non andremo in questa boutique. Piuttosto, mi faccio consigliare da Stefano, che oltretutto mi chiedeva qualche informazione sulle Marche. Chi è Stefano? Questo qui, ed è una persona squisitissima e deliziosa assieme a sua moglie Roberta.
- Ma... che cosa fare in una certa città, dove andare a divertirsi, cosa vedere senza beccarsi delle sòle? Per quello c'è virtualtourist. Non ci vuole neanche molto: vedo chi vive a Melbourne, e chiedo: cosa mi consigli di fare? Ci becchiamo per una birra?
Poi, oh, si può sempre andare a vedere se qualche blog ne parla, per quello c'è sempre technorati.
E se proprio proprio non cedete, perché beh, ma le agenzie ti fanno la lista nozze, sai... questo è un altro discorso, ci tornerò presto. Nel frattempo, guardate qui...
venerdì 22 giugno 2007
La Morte di Cala Troisi, a Salina, e la Sicilia da salvare
Apprendo da Stanza 101 della ingloriosa fine di Cala Troisi, a Salina (Eolie), resa famosa dal Postino del celebre attore napoletano.Uno dei numerosissimi episodi che hanno portato gli Inglesi ad incitare i propri concittadini ad andare a vedere l'Italia, prima che gli italiani la rovinino del tutto.
In Sicilia, poi, il fenomeno della rovina delle spiagge sembra direttamente proporzionale alla loro bellezza. Ho una foto - che posterò quanto prima - in cui la spiaggia di San Vito lo Capo appare in tutta la sua bellezza. Quasi tutta, perché allargando il campo visivo, una montagna di rifiuti fa da cornice a una vista eccezionale.
La medesima sensazione di forte delusione l'ho avuta a Siracusa, in cui abusivismo e cattivo gusto rendono una delle più belle città del mondo (tra l'area archeologica, Ortigia ed il mare azzurro, con le colline rinverdite dalla pioggia primaverile, Siracusa avrebbe un setting da paradiso terrestre) in un semplice recipiente di tesori archeologici.
E' inutile: se non si viene educati al gusto, al bello, non è possibile preservarlo.
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lunedì 21 maggio 2007
Ancora sull'evoluzione (o sul ritorno alle origini?) del turismo
Leggo su Shinynews che il web cambia il turismo: il ruolo maggiore in questo processo è ricoperto dal web 2.0. Indovinate chi invece diminuisce nelle vendite online? Ovviamente, le agenzie di viaggio.
Mi pare di averlo già detto, e comunque ritengo riduttiva l'analisi di shiny-news, più che altro in termini di approccio al problema: continuando a confondere "viaggiatori" con "turisti", si possono tracciare tendenze numeriche, ma non è possibile fare previsioni né comprendere come possa avere successo un'impresa "turistica" online.
A mio parere, nel caso di piccole agenzie, sembra piuttosto chiaro che si debba ri-tornare ad essere agenzie di "viaggio". E quindi? E quindi, secondo me, sopravviveranno (online e fuori-line) le agenzie che venderanno *viaggi*, *esperienze*, non semplici "pacchetti", che peraltro su Internet si trovano a prezzi molto più abbordabili, e senza necessità di intermediari.
Possiamo discutere su quanto lunga possa essere l'agonia, su quanto ancora il Governo continui a mantenere l'impianto fascista del settore turistico, ma non c'è alcun dubbio sulla sorte ormai segnata delle agenzie di viaggio.
Mi pare di averlo già detto, e comunque ritengo riduttiva l'analisi di shiny-news, più che altro in termini di approccio al problema: continuando a confondere "viaggiatori" con "turisti", si possono tracciare tendenze numeriche, ma non è possibile fare previsioni né comprendere come possa avere successo un'impresa "turistica" online.
A mio parere, nel caso di piccole agenzie, sembra piuttosto chiaro che si debba ri-tornare ad essere agenzie di "viaggio". E quindi? E quindi, secondo me, sopravviveranno (online e fuori-line) le agenzie che venderanno *viaggi*, *esperienze*, non semplici "pacchetti", che peraltro su Internet si trovano a prezzi molto più abbordabili, e senza necessità di intermediari.
Possiamo discutere su quanto lunga possa essere l'agonia, su quanto ancora il Governo continui a mantenere l'impianto fascista del settore turistico, ma non c'è alcun dubbio sulla sorte ormai segnata delle agenzie di viaggio.
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giovedì 3 maggio 2007
La tirannia della trasparenza, nel turismo e non solo
Neanche ce lo fossimo detti, oggi mi arriva la newsletter di Trendwatching, riguardo alla tirannia della trasparenza, articolo che vale la pena di leggere (è in inglese).
Parla di Tripadvisor, che già conoscevo, ma anche di igougo (I go you go, credo!) ed altri. Poi vado su Google a vedere cosa dicono della Priority Pass Card, letta ieri su travelblog, e trovo questo.
Ma che ve lo dico a fare? Ad altri dovrei dirlo, non qui, dove parliamo già la stessa lingua. Comunque, buon pro vi faccia.
Parla di Tripadvisor, che già conoscevo, ma anche di igougo (I go you go, credo!) ed altri. Poi vado su Google a vedere cosa dicono della Priority Pass Card, letta ieri su travelblog, e trovo questo.
Ma che ve lo dico a fare? Ad altri dovrei dirlo, non qui, dove parliamo già la stessa lingua. Comunque, buon pro vi faccia.
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martedì 1 maggio 2007
Agenzie, viaggi di nozze ed Internet, ovvero: come essere alla canna del gas e non accorgersene
Capita che uno si sposi, nella vita (oggi capita che uno lo faccia più d'una volta, o che non lo faccia punto, ma tant'è), e capita che voglia andare a fare una vacanza particolare, generalmente qualcosa che non ricapiti. Di solito, anche nel mio caso, un viaggiatore cosciente opta sulla distanza come discriminante (concetto ragionevole, visto che è una delle poche volte in cui uno ha un mese per girare).
Succede che uno vada in agenzia di viaggi (perché sai, lì possono fare la lista di nozze, eh, ci mancherebbe...), e si faccia dare dei preventivi.
Capita poi che, un po' insoddisfatto del prezzo, un po' cosciente che se ti sei sempre organizzato i viaggi da solo, perché mai qualcun altro debba farlo per te ora, giri su Internet a vedere cosa ti è stato proposto.
Ebbene, capita che del Little Polynesian di Rarotonga qualcuno pensi questo, mentre di un altro posto molto più economico qualcun altro scriva questo.
Poi capita che guardi su tripadvisor le recensioni e trovi questo, ovviamente con le foto dei viaggiatori, e allora succede che magari, il viaggio, torni ad organizzartelo tu...
No, perché mica tutti sono come Giovanni Matta, che tu gli scrivi e lui ti prepara tutto, facendoti davvero trovare in Paradiso...
Ps: se qualcuno ha suggerimenti su quale isola della Polinesia si possa stare da Dio, è benvenuto.
Succede che uno vada in agenzia di viaggi (perché sai, lì possono fare la lista di nozze, eh, ci mancherebbe...), e si faccia dare dei preventivi.
Capita poi che, un po' insoddisfatto del prezzo, un po' cosciente che se ti sei sempre organizzato i viaggi da solo, perché mai qualcun altro debba farlo per te ora, giri su Internet a vedere cosa ti è stato proposto.
Ebbene, capita che del Little Polynesian di Rarotonga qualcuno pensi questo, mentre di un altro posto molto più economico qualcun altro scriva questo.
Poi capita che guardi su tripadvisor le recensioni e trovi questo, ovviamente con le foto dei viaggiatori, e allora succede che magari, il viaggio, torni ad organizzartelo tu...
No, perché mica tutti sono come Giovanni Matta, che tu gli scrivi e lui ti prepara tutto, facendoti davvero trovare in Paradiso...
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venerdì 13 aprile 2007
Itinerari ENOgastronomici e morte del viaggio
Ennesima iniziativa per promuovere la qualità (aargh...) dei ristoranti tipici. Stavolta nelle Marche (lo so, sono emotivamente coinvolto), stavolta proposta da Confcommercio.
Ora, non so voi, io di 'sto finto (e sovvenzionatissimo) boom del turismo enogastronomico ne ho piene le tasche (e anche qualcos'altro). E sì che li organizzo anche, i viaggi gastronomici. Anzi, forse è proprio per questo che mi irrito ancor di più: perché non c'è un'iniziativa PRIVATA, scevra da fondi, sovvenzioni, pubblicazioni?
Uno dovrebbe fare un itinerario enogastronomico quando i ristoranti offrono un menu tipico a prezzo fisso? Pensateci bene: la morte del viaggio e della cultura popolare nell'omologazione fondoeuropeizzata.
Poi ovvio che mi irrito: questi fondi drogano il mercato, storpiano la concorrenza e intorpidiscono i ristoratori (e gli albergatori, a seconda).
E infine: ma di che qualità andate cianciando, amici ristoratori? La qualità de che? Iniziamo a proporre i menu (almeno!) con gli ingredienti, cosicché gli allergici a lattosio, verdure, fruttosio, glutine, diabetici, ecc. possano (almeno!) capire cosa cavolo mangiare senza fare la parte dei patetici emarginati paranoici (scusi, ma c'è la farina qui? scusi, ma c'è del latte qui?); iniziamo a educare il personale di sala (anche quello preso a giornata, anzi, soprattutto quello) a porsi in maniera (se non altro!) garbata verso le intolleranze varie, e quello di cucina ad utilizzare posate e cucchiai non in maniera promiscua, sennò si vanno a far benedire le contaminazioni.
Dopodiché potremo anche prendere un bicchiere di vino, un sacchetto di tarallucci e parlare di qualità fino a notte fonda.
Augh!
Ora, non so voi, io di 'sto finto (e sovvenzionatissimo) boom del turismo enogastronomico ne ho piene le tasche (e anche qualcos'altro). E sì che li organizzo anche, i viaggi gastronomici. Anzi, forse è proprio per questo che mi irrito ancor di più: perché non c'è un'iniziativa PRIVATA, scevra da fondi, sovvenzioni, pubblicazioni?
Uno dovrebbe fare un itinerario enogastronomico quando i ristoranti offrono un menu tipico a prezzo fisso? Pensateci bene: la morte del viaggio e della cultura popolare nell'omologazione fondoeuropeizzata.
Poi ovvio che mi irrito: questi fondi drogano il mercato, storpiano la concorrenza e intorpidiscono i ristoratori (e gli albergatori, a seconda).
E infine: ma di che qualità andate cianciando, amici ristoratori? La qualità de che? Iniziamo a proporre i menu (almeno!) con gli ingredienti, cosicché gli allergici a lattosio, verdure, fruttosio, glutine, diabetici, ecc. possano (almeno!) capire cosa cavolo mangiare senza fare la parte dei patetici emarginati paranoici (scusi, ma c'è la farina qui? scusi, ma c'è del latte qui?); iniziamo a educare il personale di sala (anche quello preso a giornata, anzi, soprattutto quello) a porsi in maniera (se non altro!) garbata verso le intolleranze varie, e quello di cucina ad utilizzare posate e cucchiai non in maniera promiscua, sennò si vanno a far benedire le contaminazioni.
Dopodiché potremo anche prendere un bicchiere di vino, un sacchetto di tarallucci e parlare di qualità fino a notte fonda.
Augh!
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mercoledì 21 marzo 2007
Acquistare vacanze su ebay
Per organizzare i propri viaggi, nel variegato mondo del turismo online (che merita un post a parte, e neanche corto), va tenuto conto anche di ebay. Esiste infatti una sezione apposita del sito in cui poter acquistare, all'asta o immediatamente, voucher per alberghi, vacanze, eccetera.
E' affidabile? Mah, quello va valutato caso per caso: feedback del venditore, consigli degli ebayer più esperti, forum, e comunque le garanzie di ebay.
Di positivo c'è che finalmente qualche albergo sta iniziando ad affacciarsi direttamente su internet, eliminando inutili intermediari che non aggiungono valore alla sua offerta. Naturalmente, non mi riferisco alle agenzie che selezionano, valutano e si offrono come punti di riferimento per andare sul sicuro. Certo, dovranno farlo sempre più assiduamente, visto che i commenti degli ospiti stanno diventando sempre più numerosi.
Indubbiamente Internet abbatte (e continuerà a farlo) le rendite inutili. Secondo me, sarà addirittura uno stimolo per le agenzie di viaggio.
Chi vivrà vedrà.
E' affidabile? Mah, quello va valutato caso per caso: feedback del venditore, consigli degli ebayer più esperti, forum, e comunque le garanzie di ebay.
Di positivo c'è che finalmente qualche albergo sta iniziando ad affacciarsi direttamente su internet, eliminando inutili intermediari che non aggiungono valore alla sua offerta. Naturalmente, non mi riferisco alle agenzie che selezionano, valutano e si offrono come punti di riferimento per andare sul sicuro. Certo, dovranno farlo sempre più assiduamente, visto che i commenti degli ospiti stanno diventando sempre più numerosi.
Indubbiamente Internet abbatte (e continuerà a farlo) le rendite inutili. Secondo me, sarà addirittura uno stimolo per le agenzie di viaggio.
Chi vivrà vedrà.
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