Un paio di domeniche fa, la domenica delle Palme, il 5 aprile, ci è venuta voglia di andare a mangiare fuori. Sempre più stabili in Ancona, diamo un'occhiata ai ristoranti in zona, che stiamo provando a poco a poco. Mèmore di un pranzo non male più di dieci anni fa, ho proposto il Ristorante Degli Ulivi, a Roncitelli.
Roncitelli - nota storica - era residenza estiva della famiglia Mastai Ferretti, il cui esponente più famoso fu papa Pio IX. Classico borgo marchigiano, tutto attorno alla fortezza, si trova a un quarto d'ora da Senigallia, nell'interno.
Una volta agli Ulivi si mangiava carne. Oggi la gestione - almeno in cucina - è cambiata, e si va di pesce. Poco male - mi dico - se lo fanno bene, varrà ancor più la pena.
Che facciano pesce, a dirla tutta, me ne accorgo solo quando mi siedo al tavolo, e presto attenzione a cosa viene servito. Un buon inizio: spesso i ristoranti di pesce si fanno annunciare da un odore forte, talvolta fortissimo, che testimonia la bassa qualità (per lo meno di conservazione) del prodotto.
Qui invece anche il congelato è valido: c'è poco da stupirsi, chi conosce queste zone sa che il pesce della piazza di Ancona è tra i meglio custoditi d'Italia (non è un caso che Madonnina e Uliassi - per quanto ora si riforniscano anche altrove - si trovino da queste parti). Ma anche qui non mancano esempi deleteri.
Senza troppi preamboli andiamo subito al primo: chitarrina allo scoglio (ed equivalente gluten-free - le Veneziane, nella fattispecie - per mia moglie), finalmente con un condimento che - oltre alle classiche cozze e vongole (ottime e senza lo scenografico quanto inutile guscio) contempla anche un pezzettino di calamaro, qualche molecca (gli scampettini quelli morbidi morbidi) e un mazzancolle. Non è facile distinguersi in una classicissima come lo scoglio, pertanto onore al merito.
Per secondo, frittura. Di solito, qui casca l'asino, oltretutto poi sul gluten-free (è molto difficile fare un buon fritto senza glutine). Invece, come accaduto ai lidi ferraresi, ottimo fritto, croccante, leggero e non "puzzolente", con tutto il panorama ittico della zona: seppioline, scampetti, calamari, qualche gamberetto dei nostri, e verdure pastellate di accompagno.
Ci ho bevuto il Verdicchio di Mancini, ottimo e portato a casa visto che da solo non vado oltre i due o tre bicchieri. Nota sul vino: quando si viene qui a mangiare il pesce, specie in ristorantini di fascia media, il Verdicchio è obbligatorio. Volendo azzardare, potete provare a prenderlo anche della casa, non dovrebbe essere troppo cattivo. Ma una buona bottiglia non è mai troppo costosa, e non andrà mai sprecata.
Il conto, completo di dolce, contorno, caffè e distillati, è sui 65 Euro.
Tengo a precisare, per gli aficionados della quantità, che le porzioni sono tipiche dell'interno: qui la gente è abituata a lavorare parecchio, e a mangiare di conseguenza. Lungi perciò dalle portatine stitiche in stile bolognese, un primo means un vassoio da tre piatti, idem il secondo. E vi assicuro, andavano giù come il nettare...
Ristorante Degli Ulivi
2, V. Gioco Del Pallone
60019 Senigallia (AN)
071 7919670
riferimento per il senza glutine: Giorgio
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martedì 21 aprile 2009
sabato 7 marzo 2009
Le Due Spade, a Lendinara - Reloaded
Giusto per dirvi che alla fine, alle Due Spade, ci sono andato ancora. Questa volta eravamo 30 persone. Sempre ad un ottimo prezzo abbiamo mangiato due antipasti, due primi, un secondo e dolce, vini compresi, caffè e distillati, in porzioni molto generose e bis ove richiesto.
Tra i primi spiccava un ottimo risotto al tastasale con gocce di vino Friularo ridotto, mentre tra gli antipasti c'era il tortino di zucca che come sempre si distingueva.
Menzione speciale per la crostata di frutta, portata direttamente da Manuele, chef e padrò del locale, che l'ha tagliata tra il visibilio del pubblico.
Con o senza glutine, continuo a raccomandarvi questo posto.
ps: non prendo commissioni, giuro!
Tra i primi spiccava un ottimo risotto al tastasale con gocce di vino Friularo ridotto, mentre tra gli antipasti c'era il tortino di zucca che come sempre si distingueva.
Menzione speciale per la crostata di frutta, portata direttamente da Manuele, chef e padrò del locale, che l'ha tagliata tra il visibilio del pubblico.
Con o senza glutine, continuo a raccomandarvi questo posto.
ps: non prendo commissioni, giuro!
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mercoledì 5 novembre 2008
Il ristorante Due Spade, a Lendinara (Ro): gluten-free in una cornice romantica
Chi mi legge sa quanto mi piace il Veneto trasudante acqua da ogni dove e nelle forme più varie. In autunno questa regione è capace di regalare scorci romantici e misteriosi con quella nebbiolina che lo contraddistingue, nei paeselli attraversati da canali grazie a Dio ancora vivi e mai interrati. Lendinara, profondo Polesine, è uno di questi gioiellini: arrivati col buio, il campanile alto e illuminato, le piazze ed il canale che profumavano già di novembre. Affacciato sul canale, spiccava il finestrone con le luci e le scene di cucina delle Due Spade.
Lendinara, nella provincia di Rovigo, è il centro del senza glutine, contemplando ben due ristoranti su tre della provincia (ma diversi seguiranno a breve, il Polesine non dorme, si mette in moto solo un po' in ritardo). Ambiente arredato con gusto e con quel tocco che ne fa il posto ideale per una cena romantica, con le luci soffuse e le apparecchiate eleganti ma non pacchiane. Si presta anche a cene tra amici o piccole cerimonie, dati gli spazi comunque ampi. Parlando col proprietario, apprendo che il ristorante ha cambiato gestione diverse volte, ed è in loro possesso da un paio d'anni circa (è una nota per chi ci fosse andato prima, magari non trovandolo granché).
Per quanto riguarda la cena, estremamente gradevole e con porzioni che ti consentono di arrivare alla fine, sazio e contento: ottimo lo sformatino di zucca con gorgonzola per antipasto, buono il risotto al radicchio e noci (personalmente l'avrei mantecato di più con un pecorino o un parmigiano ben stagionato a dargli più mordente), fantastica la carne che si scioglieva in bocca, accompagnata da polenta e patate in ciotoline a parte. Per me, cresciuto a pane e basta, quella della polenta e delle patate in accompagnamento resta uno dei grossi pregi della cucina polesana, a prescindere dal glutine. Molto valido anche il pane senza glutine. La mousse al cioccolato per dolce è stata molto gradita, io non ne sono un patito quindi non la giudico. I vini in accompagnamento erano più che adeguati, così come il prezzo, 30 Euro a persona decisamente ben spesi.
Nota: eravamo con l'AIC, cena sociale (anche se saremmo stati una dozzina), pertanto non so dire se questo è un prezzo scontato od ordinario. Di sicuro l'ho trovato un prezzo equo.
Commento finale: ristorante più che valido, se si mantiene su questa linea di qualità e di prezzo diventa una meta obbligata per un celiaco e non solo.
-------------------------------------------------------
Ristorante Due Spade
Via G. B. Conti, 35 - Lendinara (RO)
persona di riferimento: Manuele Bencastro
tel.: 0425.641524
Chiusura o eventuali note: chiuso mercoledì
email: ristoranteduespade@yahoo.it
Lendinara, nella provincia di Rovigo, è il centro del senza glutine, contemplando ben due ristoranti su tre della provincia (ma diversi seguiranno a breve, il Polesine non dorme, si mette in moto solo un po' in ritardo). Ambiente arredato con gusto e con quel tocco che ne fa il posto ideale per una cena romantica, con le luci soffuse e le apparecchiate eleganti ma non pacchiane. Si presta anche a cene tra amici o piccole cerimonie, dati gli spazi comunque ampi. Parlando col proprietario, apprendo che il ristorante ha cambiato gestione diverse volte, ed è in loro possesso da un paio d'anni circa (è una nota per chi ci fosse andato prima, magari non trovandolo granché).
Per quanto riguarda la cena, estremamente gradevole e con porzioni che ti consentono di arrivare alla fine, sazio e contento: ottimo lo sformatino di zucca con gorgonzola per antipasto, buono il risotto al radicchio e noci (personalmente l'avrei mantecato di più con un pecorino o un parmigiano ben stagionato a dargli più mordente), fantastica la carne che si scioglieva in bocca, accompagnata da polenta e patate in ciotoline a parte. Per me, cresciuto a pane e basta, quella della polenta e delle patate in accompagnamento resta uno dei grossi pregi della cucina polesana, a prescindere dal glutine. Molto valido anche il pane senza glutine. La mousse al cioccolato per dolce è stata molto gradita, io non ne sono un patito quindi non la giudico. I vini in accompagnamento erano più che adeguati, così come il prezzo, 30 Euro a persona decisamente ben spesi.
Nota: eravamo con l'AIC, cena sociale (anche se saremmo stati una dozzina), pertanto non so dire se questo è un prezzo scontato od ordinario. Di sicuro l'ho trovato un prezzo equo.
Commento finale: ristorante più che valido, se si mantiene su questa linea di qualità e di prezzo diventa una meta obbligata per un celiaco e non solo.
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Ristorante Due Spade
Via G. B. Conti, 35 - Lendinara (RO)
persona di riferimento: Manuele Bencastro
tel.: 0425.641524
Chiusura o eventuali note: chiuso mercoledì
email: ristoranteduespade@yahoo.it
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sabato 18 ottobre 2008
Di ritorno da Philadelphia e New York. Prime impressioni
Eccomi tornato dal viaggio di undici giorni nella culla della storia occidentale contemporanea: Philadelphia, sempre snobbata - ma dove si ebbe la prima dichiarazione "Noi, popolo..." - e New York, mai troppo elogiata. Alcune impressioni a caldo, anche se ho idea che verranno giù post su post, perché di cose viste e pensate ce ne sono un mare.
1. Crisi o no, vista così l'America dà l'impressione di avere le carte in regola per rialzarsi. Imprenditorialità, voglia di sacrificarsi e semplicità (mentale, e dunque burocratica) sono una miscela estremamente vantaggiosa. Se tornano a farsi qualche torta di più in casa e a sperperare un po' meno sulle scemenze (e ci sono scemenze per tutti i gusti), dalla crisi ne escono fuori bene.
Nota: non è stato un viaggio esclusivamente turistico, c'è stato anche un po' di business, quindi ciò che affermo lo faccio a ragion veduta.
2. Per il senza glutine la situazione sembrava un po' difficile alla partenza. Nulla di tutto ciò: molti ristoranti informati, altri in grado di soddisfare le esigenze, ma soprattutto prodotti disponibili più o meno ovunque. Addirittura un negozio esclusivamente gluten-free accanto ad uno di quegli stradoni immensi che vanno dal centro alle zone residenziali di periferia, tra Philadelphia (Pennsylvania) e Cherry Hill (New Jersey).
3. As usual, affittato appartamento con cucina: oltre che più economico (anche col cambio favorevole, New York è costosa), si va sempre sul sicuro. Avevamo comunque mappato i ristoranti senza glutine di Manhattan.
4. A conti fatti, per il senza glutine in autonomia, il posto peggiore finora visitato resta l'Italia, in cui uno che non parla italiano deve affidarsi ad un prontuario non immediatamente comprensibile per capire cosa può mangiare e cosa no. Anche negli Usa, che a livello istituzionale non brillano per sensibilità al gluten-free, i supermercati (specie Wholefood e Trader Joe's) sono ben forniti di prodotti, peraltro ben segnalati. E in etichetta, ovviamente, la presenza del glutine è sempre segnalata (o come gluten, o come wheat = farina). Oltretutto, va anche detto che in Usa le lacune istituzionali vengono colmate egregiamente da club e associazioni, che spesso fanno pressione sulle catene di supermercati, ottenendo buoni risultati.
5. Ultima nota: anche negli Usa c'è un pane gluten-free strepitoso. Come caspita è possibile che solo in Italia - a livello di grande distribuzione - non esista? L'unico buono finora assaggiato in Italia è quello di Le Ben, a Roma, per il quale non ci si può avvalere del buono (a meno che, mi sembra, uno non sia del Lazio). Per il resto, il pane senza glutine fa schifo. Senza mezzi termini, schifo e basta. E non meniamola con la storia che ha meno ingredienti: la lista è la stessa, solo che qui sa di plastica (se va bene). Urgono soluzioni.
1. Crisi o no, vista così l'America dà l'impressione di avere le carte in regola per rialzarsi. Imprenditorialità, voglia di sacrificarsi e semplicità (mentale, e dunque burocratica) sono una miscela estremamente vantaggiosa. Se tornano a farsi qualche torta di più in casa e a sperperare un po' meno sulle scemenze (e ci sono scemenze per tutti i gusti), dalla crisi ne escono fuori bene.
Nota: non è stato un viaggio esclusivamente turistico, c'è stato anche un po' di business, quindi ciò che affermo lo faccio a ragion veduta.
2. Per il senza glutine la situazione sembrava un po' difficile alla partenza. Nulla di tutto ciò: molti ristoranti informati, altri in grado di soddisfare le esigenze, ma soprattutto prodotti disponibili più o meno ovunque. Addirittura un negozio esclusivamente gluten-free accanto ad uno di quegli stradoni immensi che vanno dal centro alle zone residenziali di periferia, tra Philadelphia (Pennsylvania) e Cherry Hill (New Jersey).
3. As usual, affittato appartamento con cucina: oltre che più economico (anche col cambio favorevole, New York è costosa), si va sempre sul sicuro. Avevamo comunque mappato i ristoranti senza glutine di Manhattan.
4. A conti fatti, per il senza glutine in autonomia, il posto peggiore finora visitato resta l'Italia, in cui uno che non parla italiano deve affidarsi ad un prontuario non immediatamente comprensibile per capire cosa può mangiare e cosa no. Anche negli Usa, che a livello istituzionale non brillano per sensibilità al gluten-free, i supermercati (specie Wholefood e Trader Joe's) sono ben forniti di prodotti, peraltro ben segnalati. E in etichetta, ovviamente, la presenza del glutine è sempre segnalata (o come gluten, o come wheat = farina). Oltretutto, va anche detto che in Usa le lacune istituzionali vengono colmate egregiamente da club e associazioni, che spesso fanno pressione sulle catene di supermercati, ottenendo buoni risultati.
5. Ultima nota: anche negli Usa c'è un pane gluten-free strepitoso. Come caspita è possibile che solo in Italia - a livello di grande distribuzione - non esista? L'unico buono finora assaggiato in Italia è quello di Le Ben, a Roma, per il quale non ci si può avvalere del buono (a meno che, mi sembra, uno non sia del Lazio). Per il resto, il pane senza glutine fa schifo. Senza mezzi termini, schifo e basta. E non meniamola con la storia che ha meno ingredienti: la lista è la stessa, solo che qui sa di plastica (se va bene). Urgono soluzioni.
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venerdì 4 luglio 2008
Un solo ristorante gluten-free a Bologna: La Pizzeria Due Lune di via Battindarno, un gran bel posto.
Come molti di voi sapranno, vivo a Bologna - a parte alcune parentesi - dal 1996. Ci ho studiato, ed ora ci abito con mia moglie. Una particolarità di Bologna è che gode della fama di città in cui si mangia davvero bene, godereccia, scanzonata. Forse lo sarà stata in passato: per quanto i gourmet se lo chiedano e ne dibattano, pie' di lista (cioè Fiera) e speculazione immobiliare (cioè: affitti spaventosi), assieme all'ineducazione alimentare studentesca (che esalta osterie con bisolfiti rossi spacciati per vini), hanno reso Bologna un posto da cui stare alla larga. Per delle crescentine civili senza ricorrere a Finconsumo bisogna arrivare come minimo a Bazzano, o a Marzabotto. Idem per avere un tagliere di salumi abbondante e non plastificato. Lasciamo perdere le tagliatelle o i tortellini al ristorante, passati da bene alimentare a status symbol da gioielleria, salvo poi andartene nell'Appennino Reggiano o Modenese, bendarti, prendere un ristorante a casaccio e trovarne di migliori a un decimo del prezzo, ma tant'è, i miti sono duri da sfatare.
La cosa che colpisce maggiormente, e che fa anche girare le palle, visto che ancora troppi bolognesi si piccano di essere al centro dell'Italia per la cucina, è l'assenza totale di ristoranti senza glutine (che se non è indice di impreparazione culinaria, ditemi voi). Tranne uno, e che sia benedetto: la Pizzeria Due Lune, in via Battindarno, assurta oramai a refugium peccatorum dei bolognesi celiaci, non solo perché non c'è alternativa. In realtà, l'Alternativa di via Mascarella, a due passi dalla Montagnola è l'unico altro posto a Bologna (esclusa San Lazzaro, che del resto non è Bologna) per il gluten-free, ma è una piadineria - ottima per carità, fa anche servizio a domicilio e la piada GF è valida - non un ristorante.
Le Due Lune invece è una pizzeria ristorante, con un'ottima pizza (GF e ordinaria, la seconda su forno a legna), ottimi piatti e prezzi ancora civili. Ci sono andato diverse volte a mangiare, ed ancor di più a prendere la pizza da portare a casa: di lunedì, di mercoledì, giovedì, venerdì, qualunque giorno è sempre, sempre, sempre pieno, sempre vociante, sempre allegro. Alla faccia della crisi! Sta in via Battindarno, all'incrocio con via Bertocchi, tra la Barca e Borgo Panigale, proprio di fianco al deposito degli autobus (così ti becchi pure un bel parcheggio). Davvero un posto in cui respiri allegria e serenità, e soprattutto, se sei celiaco, un posto in cui mangi bene e rilassato. D'estate poi stai anche fresco, perché c'è anche una bella veranda, spesso con piano-bar.
Se di cinquecento pizzerie (e ci vado stretto) che aprono e chiudono alla velocità della luce in ogni angolo della città, una sola è senza glutine, secondo voi cosa significa?
Se di cinquecento ristoranti (e ci vado stretto), trattorie, osterie e vari che aprono e chiudono in ogni angolo della città, uno solo è senza glutine, ed è lo stesso che fa anche la pizzeria, secondo voi cosa significa?
Ristorante Pizzeria Due Lune
Via Bertocchi 1, Bologna
tel: 051.56.75.69
La cosa che colpisce maggiormente, e che fa anche girare le palle, visto che ancora troppi bolognesi si piccano di essere al centro dell'Italia per la cucina, è l'assenza totale di ristoranti senza glutine (che se non è indice di impreparazione culinaria, ditemi voi). Tranne uno, e che sia benedetto: la Pizzeria Due Lune, in via Battindarno, assurta oramai a refugium peccatorum dei bolognesi celiaci, non solo perché non c'è alternativa. In realtà, l'Alternativa di via Mascarella, a due passi dalla Montagnola è l'unico altro posto a Bologna (esclusa San Lazzaro, che del resto non è Bologna) per il gluten-free, ma è una piadineria - ottima per carità, fa anche servizio a domicilio e la piada GF è valida - non un ristorante.
Le Due Lune invece è una pizzeria ristorante, con un'ottima pizza (GF e ordinaria, la seconda su forno a legna), ottimi piatti e prezzi ancora civili. Ci sono andato diverse volte a mangiare, ed ancor di più a prendere la pizza da portare a casa: di lunedì, di mercoledì, giovedì, venerdì, qualunque giorno è sempre, sempre, sempre pieno, sempre vociante, sempre allegro. Alla faccia della crisi! Sta in via Battindarno, all'incrocio con via Bertocchi, tra la Barca e Borgo Panigale, proprio di fianco al deposito degli autobus (così ti becchi pure un bel parcheggio). Davvero un posto in cui respiri allegria e serenità, e soprattutto, se sei celiaco, un posto in cui mangi bene e rilassato. D'estate poi stai anche fresco, perché c'è anche una bella veranda, spesso con piano-bar.
Se di cinquecento pizzerie (e ci vado stretto) che aprono e chiudono alla velocità della luce in ogni angolo della città, una sola è senza glutine, secondo voi cosa significa?
Se di cinquecento ristoranti (e ci vado stretto), trattorie, osterie e vari che aprono e chiudono in ogni angolo della città, uno solo è senza glutine, ed è lo stesso che fa anche la pizzeria, secondo voi cosa significa?
Ristorante Pizzeria Due Lune
Via Bertocchi 1, Bologna
tel: 051.56.75.69
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lunedì 16 giugno 2008
Finalmente (ottimo) pesce senza glutine: bagno Astra, lido Estensi
Weekend ai lidi ferraresi: piacevole sorpresa ovviamente non per il mare (questo ce lo sanno anche gli abitanti), ma per l'immensità delle spiagge, la romanticità dei panorami (le Valli di Comacchio e le peschiere lungo la Romea sono uno spettacolo di grande bellezza) e la natura che si toglie le catene e si infila in ogni pertugio libero lasciato dall'uomo.
Talvolta anche in senso negativo: è il caso del mezzo alluvione di sabato scorso, che ha reso Porto Garibaldi e zone limitrofe una piscina di cinque chilometri quadrati, per fortuna senza tragiche conseguenze. C'è anche da dire che qua, con le valli a due metri ed il Po poco oltre, pompe e idrovore non sono oggetti misteriosi, e come piove un po' più dell'ordinario l'allerta è generale.
In uno scenario da mare d'inverno (ché questi non sono temporali estivi, ma alluvioni autunnali!), ma col tramonto posticipato di quattro ore buone, dopo una passeggiata per il lungomare del Lido degli Estensi, arriviamo al bagno Astra, unico nella zona per la cucina senza glutine.
Dieci di sera, giungiamo appena in tempo per mangiare: dato il tempo, un sabato da tutto esaurito si trasforma in una cena con pochi avventori, cosa che generalmente preferisco, specie se trattasi di pesce. Personale molto cordiale, dal gestore ai camerieri alla signora che dirige in cucina: ha una bimba celiaca, ed i capolavori che assaggiamo sono merito suo. Pasta, pane, pesce arrosto (con la mollica di pane) e frittura sono eccellenti. Si sentiva che qualcosa non era freschissimo, data l'agitazione dei pescatori di questi giorni, ma con le retine e la capacità di scegliere la qualità restava altissima.
Pesce arrosto veramente valido, frittura ottima - chi cucina senza glutine sa quanto è difficile farla almeno simile all'originale, qui è identica, leggera e strepitosa - maccheroncini al sugo di granchi, che non ho assaggiato, ma che mia moglie ha gradito molto. Apprezzo chi non si nasconde dietro piatti altisonanti e, se ha i granchi, non si vergogna di proporli: a mio parere, crostacei sempre troppo sottovalutati, si adattano a diversi usi (anche fritti e arrosto sono eccellenti), e non avendo la dolcezza degli scampi o delle canocchie, riescono a controbattere bene il pomodoro, mantenendo il proprio carattere e rispondendo per le rime. Così come apprezzo, per il senza glutine, la libertà di scelta in tutto il menu, interamente replicabile nella versione gluten-free.
Grandioso il dolce alla ricotta, a chiosa di una cena difficile da dimenticare: ed eravamo al chiuso, e faceva freddo...
Talvolta anche in senso negativo: è il caso del mezzo alluvione di sabato scorso, che ha reso Porto Garibaldi e zone limitrofe una piscina di cinque chilometri quadrati, per fortuna senza tragiche conseguenze. C'è anche da dire che qua, con le valli a due metri ed il Po poco oltre, pompe e idrovore non sono oggetti misteriosi, e come piove un po' più dell'ordinario l'allerta è generale.
In uno scenario da mare d'inverno (ché questi non sono temporali estivi, ma alluvioni autunnali!), ma col tramonto posticipato di quattro ore buone, dopo una passeggiata per il lungomare del Lido degli Estensi, arriviamo al bagno Astra, unico nella zona per la cucina senza glutine.
Dieci di sera, giungiamo appena in tempo per mangiare: dato il tempo, un sabato da tutto esaurito si trasforma in una cena con pochi avventori, cosa che generalmente preferisco, specie se trattasi di pesce. Personale molto cordiale, dal gestore ai camerieri alla signora che dirige in cucina: ha una bimba celiaca, ed i capolavori che assaggiamo sono merito suo. Pasta, pane, pesce arrosto (con la mollica di pane) e frittura sono eccellenti. Si sentiva che qualcosa non era freschissimo, data l'agitazione dei pescatori di questi giorni, ma con le retine e la capacità di scegliere la qualità restava altissima.
Pesce arrosto veramente valido, frittura ottima - chi cucina senza glutine sa quanto è difficile farla almeno simile all'originale, qui è identica, leggera e strepitosa - maccheroncini al sugo di granchi, che non ho assaggiato, ma che mia moglie ha gradito molto. Apprezzo chi non si nasconde dietro piatti altisonanti e, se ha i granchi, non si vergogna di proporli: a mio parere, crostacei sempre troppo sottovalutati, si adattano a diversi usi (anche fritti e arrosto sono eccellenti), e non avendo la dolcezza degli scampi o delle canocchie, riescono a controbattere bene il pomodoro, mantenendo il proprio carattere e rispondendo per le rime. Così come apprezzo, per il senza glutine, la libertà di scelta in tutto il menu, interamente replicabile nella versione gluten-free.
Grandioso il dolce alla ricotta, a chiosa di una cena difficile da dimenticare: ed eravamo al chiuso, e faceva freddo...
- Bagno Astra
Via Spiaggia, 13 (bagno numero 13)
Lido degli Estensi (FE)
Tel. 0533.327953 ; 348.7130138
Persona di riferimento per il senza glutine: Bigoni Roberta
Note: apertura stagionale (da mar a ott), consigliata prenotazione nei fine settimana e a cena.
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lunedì 14 gennaio 2008
Il Salice Blu, a Bellagio: il miglior ristorante gluten-free mai provato
Tra le mille buone intenzioni (del 2008, del blog, della mia vita, ecc.) c'è anche quella di recensire tutti i ristoranti senza glutine provati sinora.
Eh già, perché se di recensioni su ristoranti abbonda la rete, per il senza glutine il materiale scarseggia, per due ordini di motivi:
1) è talmente difficile trovare un ristorante che cucini effettivamente senza glutine, che qualsiasi posto si trovi va già bene per definizione: la qual cosa non è propriamente vera, ma sfido voi a dover essere condizionati, in ogni viaggio, anche solo per un weekend, dalla scelta di posti informati, se non altro per stare tranquilli e rilassarvi senza stare male.
2) dal primo motivo, discende spesso che il celiaco si trovi ad accontentarsi di quel che passa il convento: vada per quel che c'è, ma molto di frequente si rinuncia al gusto. Parliamoci chiaro: il pane gluten-free fa schifo (a parte quello di mia suocera cotto nel forno a legna), poi che uno se lo faccia piacere è un altro discorso.
E' consolante, e non poco, che i ristoranti informati si collochino in una fascia di ristorazione generalmente migliore della squallida media da spaghetti con gusci di cozze e vongole spacciati per "spaghetti allo scoglio". E' già molto, ma non mi basta. Siccome quando vado a pranzo fuori con mia moglie - che è celiaca - voglio che ci troviamo bene entrambi, intendo condividere le eccellenze per il senza glutine.
Questo a pro sia dei celiaci, sia di chi si è svegliato e ha deciso di organizzarsi e fare una cucina per tutti.
Per cominciare in bellezza, dunque, partiamo dal Salice Blu, a Bellagio, chef Luigi Gandola.
Luigi vanta sette anni da turnante al Villa d'Este di Cernobbio, dove s'è imparato tutti i trucchi del mestiere. Da due anni è tornato al ristorante di famiglia, che ha riconvertito da discoteca per ragazzetti degli anni Settanta e Ottanta a ristorante emergente. A parer mio, fra qualche anno di Luigi ne sentiremo parlare.
Noi abbiamo avuto il piacere di sentirlo parlare dal vivo, e vi giuro che ci staresti delle ore. A sentire esperienze e curriculum, gli daresti trent'anni, e invece non ne ha neanche venticinque. Contrariamente alla stragrande maggioranza dei ristoranti informati, non ha parenti celiaci: la "molla" per la virata verso il senza glutine è stato un pranzo con un'amica della sorella, che celiaca si era portata tutto da casa.
Ci ha pensato un po' e poi si è detto: ma pensa, io sono chef, premiato in giro per l'Italia, faccio le Olimpiadi di cucina, e non sono in grado di accontentare una persona allergica al glutine...
Così, ha deciso: via dalla cucina (a vista, peraltro) tutta la farina ed i prodotti impanati, che vengono trattati in una saletta a parte: per le impanature utilizza un'ottima farina di riso, così non ha alcun rischio di contaminazione, né impoverisce i piatti "ordinari".
Insomma, è stato tutto un tripudio della vera cucina senza glutine: non quella dei succedanei chimici, ma ingredienti naturalmente privi: mais, formaggio, patate, ecc.
Intanto, al posto del pane alcuni grissini di grano saraceno e lievissimi "ostie" di parmigiano (spazzolate a più riprese).
Antipasti molto piacevoli al pesce di lago, in diverse lavorazioni.
Ma la menzione speciale va agli strepitosi Ravioli, che stiamo tentando di replicare nella nostra umile cucina di casa. Da un impasto di patate e polenta, Luigi è riuscito ad ottenere una consistenza piacevolissima, morbida ma non appiccicosa, che dà ai ravioli una forma ben definita; il ripieno di pesce di lago ha poi fatto la differenza.
Ottimo tutto il pranzo, compresi gli gnocchi alla zucca che ho mangiato io. Ma quei ravioli (che ovviamente ho assaggiato) erano speciali...
Perciò, se vi trovate a Bellagio, celiaci o no, un salto al Salice Blu dovete farlo. E' un po' fuori dal paese, ma vi assicuro che - specie in località turistiche come quella - merita una deviazione.
Ultimo cenno, al conto: secondo me, abbiamo pagato il giusto. E' uno di quei ristoranti in cui ti metti seduto e ordini, ti rilassi, perché il conto non ti riserva amare sorprese. Come puntualmente è stato. Quando mi alzo più che sazio, ho bevuto benissimo, mangiato ancor meglio, mi sono state presentate autentiche opere d'arte, nella presentazione e nella realizzazione, e l'intolleranza al glutine non faceva alcuna differenza nella piacevolezza del pasto, quaranta euro li pago ben volentieri.
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RISTORANTE SALICE BLU,
Via per Lecco 33,
Bellagio, 22021, Italy.
Telefono:+39 (031) 950535
Riferimento per il senza glutine: Luigi Gandola, chef.
Eh già, perché se di recensioni su ristoranti abbonda la rete, per il senza glutine il materiale scarseggia, per due ordini di motivi:
1) è talmente difficile trovare un ristorante che cucini effettivamente senza glutine, che qualsiasi posto si trovi va già bene per definizione: la qual cosa non è propriamente vera, ma sfido voi a dover essere condizionati, in ogni viaggio, anche solo per un weekend, dalla scelta di posti informati, se non altro per stare tranquilli e rilassarvi senza stare male.
2) dal primo motivo, discende spesso che il celiaco si trovi ad accontentarsi di quel che passa il convento: vada per quel che c'è, ma molto di frequente si rinuncia al gusto. Parliamoci chiaro: il pane gluten-free fa schifo (a parte quello di mia suocera cotto nel forno a legna), poi che uno se lo faccia piacere è un altro discorso.
E' consolante, e non poco, che i ristoranti informati si collochino in una fascia di ristorazione generalmente migliore della squallida media da spaghetti con gusci di cozze e vongole spacciati per "spaghetti allo scoglio". E' già molto, ma non mi basta. Siccome quando vado a pranzo fuori con mia moglie - che è celiaca - voglio che ci troviamo bene entrambi, intendo condividere le eccellenze per il senza glutine.
Questo a pro sia dei celiaci, sia di chi si è svegliato e ha deciso di organizzarsi e fare una cucina per tutti.
Per cominciare in bellezza, dunque, partiamo dal Salice Blu, a Bellagio, chef Luigi Gandola.
Luigi vanta sette anni da turnante al Villa d'Este di Cernobbio, dove s'è imparato tutti i trucchi del mestiere. Da due anni è tornato al ristorante di famiglia, che ha riconvertito da discoteca per ragazzetti degli anni Settanta e Ottanta a ristorante emergente. A parer mio, fra qualche anno di Luigi ne sentiremo parlare.
Noi abbiamo avuto il piacere di sentirlo parlare dal vivo, e vi giuro che ci staresti delle ore. A sentire esperienze e curriculum, gli daresti trent'anni, e invece non ne ha neanche venticinque. Contrariamente alla stragrande maggioranza dei ristoranti informati, non ha parenti celiaci: la "molla" per la virata verso il senza glutine è stato un pranzo con un'amica della sorella, che celiaca si era portata tutto da casa.
Ci ha pensato un po' e poi si è detto: ma pensa, io sono chef, premiato in giro per l'Italia, faccio le Olimpiadi di cucina, e non sono in grado di accontentare una persona allergica al glutine...
Così, ha deciso: via dalla cucina (a vista, peraltro) tutta la farina ed i prodotti impanati, che vengono trattati in una saletta a parte: per le impanature utilizza un'ottima farina di riso, così non ha alcun rischio di contaminazione, né impoverisce i piatti "ordinari".
Insomma, è stato tutto un tripudio della vera cucina senza glutine: non quella dei succedanei chimici, ma ingredienti naturalmente privi: mais, formaggio, patate, ecc.
Intanto, al posto del pane alcuni grissini di grano saraceno e lievissimi "ostie" di parmigiano (spazzolate a più riprese).
Antipasti molto piacevoli al pesce di lago, in diverse lavorazioni.
Ma la menzione speciale va agli strepitosi Ravioli, che stiamo tentando di replicare nella nostra umile cucina di casa. Da un impasto di patate e polenta, Luigi è riuscito ad ottenere una consistenza piacevolissima, morbida ma non appiccicosa, che dà ai ravioli una forma ben definita; il ripieno di pesce di lago ha poi fatto la differenza.
Ottimo tutto il pranzo, compresi gli gnocchi alla zucca che ho mangiato io. Ma quei ravioli (che ovviamente ho assaggiato) erano speciali...
Perciò, se vi trovate a Bellagio, celiaci o no, un salto al Salice Blu dovete farlo. E' un po' fuori dal paese, ma vi assicuro che - specie in località turistiche come quella - merita una deviazione.
Ultimo cenno, al conto: secondo me, abbiamo pagato il giusto. E' uno di quei ristoranti in cui ti metti seduto e ordini, ti rilassi, perché il conto non ti riserva amare sorprese. Come puntualmente è stato. Quando mi alzo più che sazio, ho bevuto benissimo, mangiato ancor meglio, mi sono state presentate autentiche opere d'arte, nella presentazione e nella realizzazione, e l'intolleranza al glutine non faceva alcuna differenza nella piacevolezza del pasto, quaranta euro li pago ben volentieri.
------------------
RISTORANTE SALICE BLU,
Via per Lecco 33,
Bellagio, 22021, Italy.
Telefono:+39 (031) 950535
Riferimento per il senza glutine: Luigi Gandola, chef.
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giovedì 15 novembre 2007
Albergare a Sydney: the Simpsons of Potts Point
Esistono posti nel mondo, che definire "alberghi" o "ristoranti" è riduttivo: non ci vai per "dormire" o "mangiare", ma per qualcosa di più. Ci vai per sognare, per emozionarti.
Ecco, sin dalle prime descrizioni nel web il Simpsons di Challis Avenue (a Potts Point, uno dei quartieri con l'anima meno shackerata della città, rimasto cioè pressappoco quello che era nei decenni scorsi, un po' più ravvivato dai ristorantini ma sempre piuttosto elegante, a due passi da Woollomolloo, quello invece rifatto da cima a fondo) ci pareva un'esperienza, qualcosa da non mancare. Il fatto poi che non fosse generalmente segnalato dalle guide ci incuriosiva ancor di più; anzi, in realtà una lo segnalava: tripadvisor, la guida della rete, finora la più attendibile trovata nel web. Primo senza appello, su 222 hotel, davanti a colossi dai numeri molto più imponenti e dalla vista senz'altro più accattivante.
Ma questo gioiello di fine ottocento, restaurato con gusto - per quel che si poteva - negli anni Settanta, è un'altra cosa: sembra di entrare nella casa di un Lord inglese, col camino crepitante, i mobili antichi e ricercati, una biblioteca ricca di titoli e di libri antichi, immagini della Sydney del primo Novecento, quando in Italia si faceva la fame e l'Australia era puro miraggio, si sognava l'America. Forse i più fortunati quelli che emigrarono nella terra dei canguri: chi non si beccò la silicosi nelle miniere, ha evitato il crollo finanziario, politico e sociale del Sud America e l'estremo individualismo degli States, o il clima non esattamente favorevole del Canada. A dirla tutta, forse gli italo-australiani sono gli unici a non avere punta voglia di tornarsene da queste parti. Al massimo in vacanza, ma sole e mare ne hanno anche là: vicino Melbourne c'è addirittura Sorrento!
Oltretutto, alla vista di Keith, il padrone di casa (chiamarlo "gestore" suona assurdo per un posto così), il quadro è completo: il tipico Lord inglese, oggi secolarizzato, con elegante accento australiano, quell'inconfondibile "ai" con cui gli Aussies pronunciano il suono di late, day, grey e via dicendo. La classe e la gentilezza di Keith, con la sua impeccabile professionalità e la flemma anglosassone, sono il Simpsons. Nulla sarebbe così curato se non ci fosse Keith. Come una casa emiliana senza la "zdaura": pulizia, perfezione e gusto sarebbero finti, castranti senza l'incessante veglia della padrona di casa. Idem al Simpsons: lo gestisse qualche eccentrico americano, non sarebbe esente da pacchianismi, così come apparirebbe troppo formale e inappropriato se ci fosse un qualche Brit. L'Australia è diversa: l'eleganza è britannica, ma qui c'è il sole signori miei, a Sydney in Gennaio si crepa, serve anche il fresco, non solo il camino.
Le camere del Simpsons sono dodici, solo scale perché un ascensore violenterebbe il contesto: per i disabili ci sono due o tre suite al piano terra. Entrati, è divertente vedere tutti i cuscini esistenti esposti come carte da gioco sopra al letto: cuscino grande, medio, sottile, da divano, è divertente l'idea di dormire letteralmente tra quattro guanciali. Scopriremo in seguito che è una costante negli alberghi di categoria superiore; anche in Italia ho visto qualche carta dei cuscini (non riesco a trattenermi dal sorridere, mi rendo conto del comfort ma è più forte di me!), ma non credo che siano molte le proposte in tal senso.
Tipico degli hotel down under, di qualunque ordine e grado è poi la fornitura delle tea & coffee facilities- bollitore, caffè solubile, the e zucchero con tazze, piattini e cucchiaini - e soprattutto tavola e ferro da stiro, da cui esce di prepotenza lo spirito pioniere: per noi italiani valigioni tutto-pulito-e-piegato sa di festa da saloon durante la corsa all'oro: due botte di ferro e tutto torna lindo. Fa troppo backpacker, tradizione che in Italia sarà sempre appannaggio di sfigati e boy scout (sono appartenuto ad entrambe le categorie): rabbrividiamo all'idea di mettere tutto in uno zaino, anche abiti eleganti che non indosseremo mai in tutta la vacanza. Piuttosto, ci compriamo il camper e ci portiamo dietro la casa.
A fronte di tutto ciò, nei bagni ovviamente manca il bidet: nulla da fare, semmai un italiano in vacanza avrà cibo da soddisfarlo, ebbene, mancherà sempre un caro vecchio bidet a completare il comfort. In realtà, le docce sono sempre molto più spaziose e comode delle nostre, perciò si ovvia facilmente. Al Simpsons, poi, dopo una doccia ristoratrice (se non prendete l'idromassaggio) ci si può sempre rilassare sul sofà o sulle poltrone, senza scomodare il letto.
Nulla di meglio dopo una giornata a zonzo per la città, con i piedi bollenti e le gambe stanche, un dopocena sorseggiando del buon whisky nella sitting room, dopo una bella doccia, di fronte ai quadri delle carrozze e della nobiltà che un tempo, qui dentro, concludeva affari con la madrepatria.
Ecco, noi Sydney, grazie al Simpsons, l'abbiamo respirata così.
Ecco, sin dalle prime descrizioni nel web il Simpsons di Challis Avenue (a Potts Point, uno dei quartieri con l'anima meno shackerata della città, rimasto cioè pressappoco quello che era nei decenni scorsi, un po' più ravvivato dai ristorantini ma sempre piuttosto elegante, a due passi da Woollomolloo, quello invece rifatto da cima a fondo) ci pareva un'esperienza, qualcosa da non mancare. Il fatto poi che non fosse generalmente segnalato dalle guide ci incuriosiva ancor di più; anzi, in realtà una lo segnalava: tripadvisor, la guida della rete, finora la più attendibile trovata nel web. Primo senza appello, su 222 hotel, davanti a colossi dai numeri molto più imponenti e dalla vista senz'altro più accattivante.
Ma questo gioiello di fine ottocento, restaurato con gusto - per quel che si poteva - negli anni Settanta, è un'altra cosa: sembra di entrare nella casa di un Lord inglese, col camino crepitante, i mobili antichi e ricercati, una biblioteca ricca di titoli e di libri antichi, immagini della Sydney del primo Novecento, quando in Italia si faceva la fame e l'Australia era puro miraggio, si sognava l'America. Forse i più fortunati quelli che emigrarono nella terra dei canguri: chi non si beccò la silicosi nelle miniere, ha evitato il crollo finanziario, politico e sociale del Sud America e l'estremo individualismo degli States, o il clima non esattamente favorevole del Canada. A dirla tutta, forse gli italo-australiani sono gli unici a non avere punta voglia di tornarsene da queste parti. Al massimo in vacanza, ma sole e mare ne hanno anche là: vicino Melbourne c'è addirittura Sorrento!
Oltretutto, alla vista di Keith, il padrone di casa (chiamarlo "gestore" suona assurdo per un posto così), il quadro è completo: il tipico Lord inglese, oggi secolarizzato, con elegante accento australiano, quell'inconfondibile "ai" con cui gli Aussies pronunciano il suono di late, day, grey e via dicendo. La classe e la gentilezza di Keith, con la sua impeccabile professionalità e la flemma anglosassone, sono il Simpsons. Nulla sarebbe così curato se non ci fosse Keith. Come una casa emiliana senza la "zdaura": pulizia, perfezione e gusto sarebbero finti, castranti senza l'incessante veglia della padrona di casa. Idem al Simpsons: lo gestisse qualche eccentrico americano, non sarebbe esente da pacchianismi, così come apparirebbe troppo formale e inappropriato se ci fosse un qualche Brit. L'Australia è diversa: l'eleganza è britannica, ma qui c'è il sole signori miei, a Sydney in Gennaio si crepa, serve anche il fresco, non solo il camino.
Le camere del Simpsons sono dodici, solo scale perché un ascensore violenterebbe il contesto: per i disabili ci sono due o tre suite al piano terra. Entrati, è divertente vedere tutti i cuscini esistenti esposti come carte da gioco sopra al letto: cuscino grande, medio, sottile, da divano, è divertente l'idea di dormire letteralmente tra quattro guanciali. Scopriremo in seguito che è una costante negli alberghi di categoria superiore; anche in Italia ho visto qualche carta dei cuscini (non riesco a trattenermi dal sorridere, mi rendo conto del comfort ma è più forte di me!), ma non credo che siano molte le proposte in tal senso.
Tipico degli hotel down under, di qualunque ordine e grado è poi la fornitura delle tea & coffee facilities- bollitore, caffè solubile, the e zucchero con tazze, piattini e cucchiaini - e soprattutto tavola e ferro da stiro, da cui esce di prepotenza lo spirito pioniere: per noi italiani valigioni tutto-pulito-e-piegato sa di festa da saloon durante la corsa all'oro: due botte di ferro e tutto torna lindo. Fa troppo backpacker, tradizione che in Italia sarà sempre appannaggio di sfigati e boy scout (sono appartenuto ad entrambe le categorie): rabbrividiamo all'idea di mettere tutto in uno zaino, anche abiti eleganti che non indosseremo mai in tutta la vacanza. Piuttosto, ci compriamo il camper e ci portiamo dietro la casa.
A fronte di tutto ciò, nei bagni ovviamente manca il bidet: nulla da fare, semmai un italiano in vacanza avrà cibo da soddisfarlo, ebbene, mancherà sempre un caro vecchio bidet a completare il comfort. In realtà, le docce sono sempre molto più spaziose e comode delle nostre, perciò si ovvia facilmente. Al Simpsons, poi, dopo una doccia ristoratrice (se non prendete l'idromassaggio) ci si può sempre rilassare sul sofà o sulle poltrone, senza scomodare il letto.
Nulla di meglio dopo una giornata a zonzo per la città, con i piedi bollenti e le gambe stanche, un dopocena sorseggiando del buon whisky nella sitting room, dopo una bella doccia, di fronte ai quadri delle carrozze e della nobiltà che un tempo, qui dentro, concludeva affari con la madrepatria.
Ecco, noi Sydney, grazie al Simpsons, l'abbiamo respirata così.
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mercoledì 14 novembre 2007
Flash da un matrimonio
Menzionato per ora fuggevolmente il viaggio di nozze, non posso tacere le impressioni sul matrimonio.
D'accordo, l'emozione avrà anche la meglio sulla razionalità, ma non posso fare a meno di dire che è stata una festa oltre le più rosee aspettative.
Qui i ringraziamenti da front-office, a tutti quanti:
ai parenti, che sono arrivati carichi e copiosi così come gli amici;
a Vale, che ci ha regalato un video pre-matrimoniale bellissimo e commovente!
a Don Pietro, il cui discorso ci si adattava a puntino (finalmente, non se ne può più delle prediche generiche!);
a zio Tonino, che addirittura ci ha portato il vino direttamente da Cana (così non c'è stato manco bisogno de moltiplicallo!);
al ristorante Martelli, impeccabile come sempre (Martelli, a Farneta di Montefiorino - Modena, farà pure tre matrimoni a settimana, ma non te ne accorgi perché l'eleganza ed il servizio, oltre che il cibo, sono di primissimo livello);
al gruppo musicale, che Claudio ha diretto con maestrìa e contagiosa allegria, come se fossimo amici di vecchia data;
a Giordano il fiorista, che ha realizzato una composizione magistrale (costava, eh, ma ne valeva veramente la pena, come per ogni opera d'arte);
a Strabba il pasticciere, che ha fornito un rinfresco di assoluta eccellenza;
ai cinque alberghi utilizzati (Miramonti e Bismantova di Castelnovo ne' Monti - Reggio Emilia, Vezzosi alla Colombaia, Martelli stesso ed il b&b di Luciano Paglia, a Boccaso), che a parte qualche inconveniente sono stati seri ed affidabili;
alle donne di Gatta (ma precisando: alle signore di Ca' degli Osti), che forse per l'ultima volta hanno realizzato un croccante degno della fama di cui gode in tutta la montagna reggiana; dico ultima volta perché probabilmente qualcuna di loro è stanca e forse dirà basta, ma al croccante andrà dedicato un post monumentale a parte;
all'amico fraterno Francesco Uboldi, che da amico e da persona seria e preparata com'è, è stato dalle otto del mattino a mezzanotte con la videocamera: c'è la certezza che ne uscirà un video strepitoso, anche perché lui è professionale, ma di video matrimoniali non ne gira proprio. Meglio così, evitata la stucchevolezza: un regalo da mille e una notte;
UPDATE: il video è stupendo, neanche lontanamente paragonabile agli ordinarissimi video in serie.
per ora basta così: il resto dei ringraziamenti, più profondi e confidenziali, sarà sul sito del nostro matrimonio (eh, sì, c'era pure quello!)
D'accordo, l'emozione avrà anche la meglio sulla razionalità, ma non posso fare a meno di dire che è stata una festa oltre le più rosee aspettative.
Qui i ringraziamenti da front-office, a tutti quanti:
ai parenti, che sono arrivati carichi e copiosi così come gli amici;
a Vale, che ci ha regalato un video pre-matrimoniale bellissimo e commovente!
a Don Pietro, il cui discorso ci si adattava a puntino (finalmente, non se ne può più delle prediche generiche!);
a zio Tonino, che addirittura ci ha portato il vino direttamente da Cana (così non c'è stato manco bisogno de moltiplicallo!);
al ristorante Martelli, impeccabile come sempre (Martelli, a Farneta di Montefiorino - Modena, farà pure tre matrimoni a settimana, ma non te ne accorgi perché l'eleganza ed il servizio, oltre che il cibo, sono di primissimo livello);
al gruppo musicale, che Claudio ha diretto con maestrìa e contagiosa allegria, come se fossimo amici di vecchia data;
a Giordano il fiorista, che ha realizzato una composizione magistrale (costava, eh, ma ne valeva veramente la pena, come per ogni opera d'arte);
a Strabba il pasticciere, che ha fornito un rinfresco di assoluta eccellenza;
ai cinque alberghi utilizzati (Miramonti e Bismantova di Castelnovo ne' Monti - Reggio Emilia, Vezzosi alla Colombaia, Martelli stesso ed il b&b di Luciano Paglia, a Boccaso), che a parte qualche inconveniente sono stati seri ed affidabili;
alle donne di Gatta (ma precisando: alle signore di Ca' degli Osti), che forse per l'ultima volta hanno realizzato un croccante degno della fama di cui gode in tutta la montagna reggiana; dico ultima volta perché probabilmente qualcuna di loro è stanca e forse dirà basta, ma al croccante andrà dedicato un post monumentale a parte;
all'amico fraterno Francesco Uboldi, che da amico e da persona seria e preparata com'è, è stato dalle otto del mattino a mezzanotte con la videocamera: c'è la certezza che ne uscirà un video strepitoso, anche perché lui è professionale, ma di video matrimoniali non ne gira proprio. Meglio così, evitata la stucchevolezza: un regalo da mille e una notte;
UPDATE: il video è stupendo, neanche lontanamente paragonabile agli ordinarissimi video in serie.
per ora basta così: il resto dei ringraziamenti, più profondi e confidenziali, sarà sul sito del nostro matrimonio (eh, sì, c'era pure quello!)
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mercoledì 27 giugno 2007
El Camino de Santiago
Prendo spunto dall'inaugurazione del Festival della via Francigena, itinerario di pellegrinaggio di cui parlai tempo addietro, per raccontare alcune cose del Camino de Santiago, che percorsi (quello Frances, per la precisione) nel maggio 2002 in bicicletta.
Ogni due anni, sempre in una decina di amici, quasi mai gli stessi (me compreso, che manco all'appuntamento dal 2002 appunto), ce ne andiamo col nostro furgone e bici al seguito, alla volta di itinerari ciclabili di un certo fascino. Non siamo sportivoni superallenati, abbiamo le nostre mountain bike, le sacche neanche troppo professionali, alcune cucite in resistentissima tela di jeans - le migliori in assoluto, durano da vent'anni - prendiamo la nostra settimana di ferie ed il venerdì sera, appena finito di lavorare, si parte.
Viaggiamo la notte, alternandoci alla guida: in sei - sette, un paio d'ore a testa le si fanno tranquillamente. Del resto, non possiamo permetterci di perdere una giornata in mezzo al traffico, e spesso, partendo alla sera, arriviamo la sera del giorno dopo.
Ogni due anni, sempre in una decina di amici, quasi mai gli stessi (me compreso, che manco all'appuntamento dal 2002 appunto), ce ne andiamo col nostro furgone e bici al seguito, alla volta di itinerari ciclabili di un certo fascino. Non siamo sportivoni superallenati, abbiamo le nostre mountain bike, le sacche neanche troppo professionali, alcune cucite in resistentissima tela di jeans - le migliori in assoluto, durano da vent'anni - prendiamo la nostra settimana di ferie ed il venerdì sera, appena finito di lavorare, si parte.
Viaggiamo la notte, alternandoci alla guida: in sei - sette, un paio d'ore a testa le si fanno tranquillamente. Del resto, non possiamo permetterci di perdere una giornata in mezzo al traffico, e spesso, partendo alla sera, arriviamo la sera del giorno dopo.
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giovedì 21 giugno 2007
Il Mulino sul Po, a Occhiobello: un caso-pilota
L'altra sera sono stato a mangiare al Mulino sul Po, un ristorante dentro un barcone in riva al fiume, a Occhiobello, per una cena conviviale.
Mi piace, prima di andare in un locale nuovo, catturare dal web qualche impressione, pur rischiando condizionamenti. Tuttavia, dalle recensioni più disparate spesso si ricavano alcuni punti fermi, sui quali mi concentro per vedere se sono d'accordo o meno.
In questo caso, le opinioni sembrano essere d'accordo sul rapporto qualità/prezzo, (22 Euro menu fisso) meno sull'effettiva qualità del cibo.
In estrema sintesi: una grande varietà di antipasti, generalmente semplici, pesce di buona qualità e freschezza, vini non malvagi, atmosfera goliardica e prezzo abbordabilissimo.
Che altro? esperienze mistiche, a detta di qualcuno, non ne ho assolutamente provate. Discreti i diversi antipasti di pesce (che a casa mia, ad Ancona, mangio quando mia madre non vuole cucinare e fa due cose semplici semplici, perchè se è in vena la superano solo Uliassi e Madonnina), appena sufficienti i primi, discreti anche i secondi. Come vini, considerando che sono della casa non stanno male, anzi, col pesce rendono bene, specie i bianchi. Personalmente, infine, alcuni accostamenti non li sopporto, tipo roast-beef e patatine fritte (in una cena di pesce): ma comprendo che siano per accontentare il non amante del pesce, che nelle comitive festaiole c'è sempre.
Invece, il caso pilota è soprattutto un altro. Innanzitutto, stiamo parlando di un locale che, per comitive a cena fuori (tipo squadre di calcio, vecchi amici, ritrovi giocosi) è *perfetto*: atmosfera rilassata, abbondanza nelle porzioni (eccessiva a volte), "arredamento" consono, location affascinante (non ce n'è, il barcone in riva al fiume mi affascina a prescindere), prezzo fisso e abbordabile.
Questo però non dice nulla sulla esperienza del pasto, sulla qualità effettiva del cibo. Ho il fondato sospetto che l'abbondanza delle porzioni a prezzo basso sia ancora alla base di molti (troppi) giudizi positivi. Ovvio che il prezzo ha il suo significato - ci mancherebbe - però non può, non deve essere un parametro del gusto.
Uliassi o la Madonnina del Pescatore mi danno esperienze che altri non offrono: per quelle si paga. L'Opera Nova della Marca idem: ha di bello che si paga meno, ma io guardo l'esperienza, non il conto, per valutare un pasto. Il conto viene dopo, nel chiedersi se, *per ciò che ho mangiato*, il prezzo sia giusto. All'Opera Nova, al conto, uno strabuzza gli occhi, e molto spesso lascia qualcosa in più.
Al Mulino sul Po mi sono divertito, ho mangiato abbastanza bene, ma non è che abbia fatto i salti dalla sedia. Chiaro, meglio quello di altri, per una cena non importante.
Ma se dovessi andare a vedere il costo, avrebbe sempre e comunque più senso mangiare a casa.
----------------------------------------------
Ristorante il Mulino Sul Po
Via Giaretta
Occhiobello - RO
tel: 0425 750145 (consigliata la prenotazione)
Mi piace, prima di andare in un locale nuovo, catturare dal web qualche impressione, pur rischiando condizionamenti. Tuttavia, dalle recensioni più disparate spesso si ricavano alcuni punti fermi, sui quali mi concentro per vedere se sono d'accordo o meno.
In questo caso, le opinioni sembrano essere d'accordo sul rapporto qualità/prezzo, (22 Euro menu fisso) meno sull'effettiva qualità del cibo.
In estrema sintesi: una grande varietà di antipasti, generalmente semplici, pesce di buona qualità e freschezza, vini non malvagi, atmosfera goliardica e prezzo abbordabilissimo.
Che altro? esperienze mistiche, a detta di qualcuno, non ne ho assolutamente provate. Discreti i diversi antipasti di pesce (che a casa mia, ad Ancona, mangio quando mia madre non vuole cucinare e fa due cose semplici semplici, perchè se è in vena la superano solo Uliassi e Madonnina), appena sufficienti i primi, discreti anche i secondi. Come vini, considerando che sono della casa non stanno male, anzi, col pesce rendono bene, specie i bianchi. Personalmente, infine, alcuni accostamenti non li sopporto, tipo roast-beef e patatine fritte (in una cena di pesce): ma comprendo che siano per accontentare il non amante del pesce, che nelle comitive festaiole c'è sempre.
Invece, il caso pilota è soprattutto un altro. Innanzitutto, stiamo parlando di un locale che, per comitive a cena fuori (tipo squadre di calcio, vecchi amici, ritrovi giocosi) è *perfetto*: atmosfera rilassata, abbondanza nelle porzioni (eccessiva a volte), "arredamento" consono, location affascinante (non ce n'è, il barcone in riva al fiume mi affascina a prescindere), prezzo fisso e abbordabile.
Questo però non dice nulla sulla esperienza del pasto, sulla qualità effettiva del cibo. Ho il fondato sospetto che l'abbondanza delle porzioni a prezzo basso sia ancora alla base di molti (troppi) giudizi positivi. Ovvio che il prezzo ha il suo significato - ci mancherebbe - però non può, non deve essere un parametro del gusto.
Uliassi o la Madonnina del Pescatore mi danno esperienze che altri non offrono: per quelle si paga. L'Opera Nova della Marca idem: ha di bello che si paga meno, ma io guardo l'esperienza, non il conto, per valutare un pasto. Il conto viene dopo, nel chiedersi se, *per ciò che ho mangiato*, il prezzo sia giusto. All'Opera Nova, al conto, uno strabuzza gli occhi, e molto spesso lascia qualcosa in più.
Al Mulino sul Po mi sono divertito, ho mangiato abbastanza bene, ma non è che abbia fatto i salti dalla sedia. Chiaro, meglio quello di altri, per una cena non importante.
Ma se dovessi andare a vedere il costo, avrebbe sempre e comunque più senso mangiare a casa.
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Ristorante il Mulino Sul Po
Via Giaretta
Occhiobello - RO
tel: 0425 750145 (consigliata la prenotazione)
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lunedì 11 giugno 2007
Da Gigina a Ferrara, reloaded
Ricevo questo commento al post su Gigina, a Ferrara.
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Siamo i titolari della trattoria gigina di ferrara. Siamo venuti a conoscenza di questo blog con l'articolo che ci riguarda solo ieri sera da una comitiva di francesi di Marsiglia che sono venuti nel nostro locale con una copia di quanto hai scritto. Siamo lusingati di tutto cio' e speriamo di conoscerci al piu' presto , GRAZIE.
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Siamo i titolari della trattoria gigina di ferrara. Siamo venuti a conoscenza di questo blog con l'articolo che ci riguarda solo ieri sera da una comitiva di francesi di Marsiglia che sono venuti nel nostro locale con una copia di quanto hai scritto. Siamo lusingati di tutto cio' e speriamo di conoscerci al piu' presto , GRAZIE.
BAGLIONI GIAMPAOLO
PS.
IL NOSTRO NUOVO NUMERO DI TELEFONO
0532 770603
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Sono cose che fanno piacere, ed anche un po' sorridere, perché da Gigina ci sono stato diverse volte, con compagnie diverse, da avventore. Tornarci (e lo farò, statene certi, specie dopo questo commento) sotto una luce diversa, mi inorgoglisce.
Ora sono curioso di sapere come si sono trovati i francesi di Marsiglia...
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