In questo video, tanto dello spirito che dovrebbe animare la discussione sulla scuola: "Tanti dei problemi che domani i nostri figli affronteranno, oggi non li riconosciamo neanche come tali"...
Via Pandemia.
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venerdì 28 novembre 2008
domenica 15 giugno 2008
Straniero, italiano, sinonimi.
Il cous-cous - ovviamente di matrice araba - in Sicilia; lo strudel - austriaco - in Trentino Alto Adige.
Francese inVal D'Aosta, ladino e tedesco in Alto Adige, greco in Salento, albanese in Calabria, català in Sardegna, sloveno in Friuli. Magna Grecia in Sud-Italia, mosaici bizantini a Ravenna. Arte normanna a Palermo, ma con maestranze arabe.
Uvetta - sultanina, ovvio - nei piatti meridionali ma anche veneti, baccalà e stockfish - pardon, stoccafisso - dalla Norvegia normanna. Pomodoro - amerindio - e patata - idem. Vino iracheno, o mesopotamico, ed olio greco, ma qui stanno così bene che rendono al meglio. Asiatici in Etruria, e turchi fondatori di Roma (Roma? Enea? Troia? Schliemann?), biondi, alti ed occhi azzurri in Sicilia, accanto a mori, bassi e scuri, eppure entrambi siculi doc.
Cozze? No, moscioli in Ancona, ma anche muscoli a Livorno e mussels in Inghilterra e musseln in Germania. Spagnoli in Piemonte, ma anche francesi, e non solo lì, pure a Napoli (Pascà, Pascal, Pasquale). Spezie in tutt'Italia, ma dall'Asia. Seta sì, ma cinese. Caffè arabo, ma dal Brasile. Cacao messicano, con il mais.
Russi, asiatici, arabi, scandinavi, tedeschi, spagnoli, francesi, turchi, arabi, mesopotamici, greci, inglesi, nordafricani, albanesi. Tutti italiani doc.
Cosa significa dunque straniero in Italia?
Francese inVal D'Aosta, ladino e tedesco in Alto Adige, greco in Salento, albanese in Calabria, català in Sardegna, sloveno in Friuli. Magna Grecia in Sud-Italia, mosaici bizantini a Ravenna. Arte normanna a Palermo, ma con maestranze arabe.
Uvetta - sultanina, ovvio - nei piatti meridionali ma anche veneti, baccalà e stockfish - pardon, stoccafisso - dalla Norvegia normanna. Pomodoro - amerindio - e patata - idem. Vino iracheno, o mesopotamico, ed olio greco, ma qui stanno così bene che rendono al meglio. Asiatici in Etruria, e turchi fondatori di Roma (Roma? Enea? Troia? Schliemann?), biondi, alti ed occhi azzurri in Sicilia, accanto a mori, bassi e scuri, eppure entrambi siculi doc.
Cozze? No, moscioli in Ancona, ma anche muscoli a Livorno e mussels in Inghilterra e musseln in Germania. Spagnoli in Piemonte, ma anche francesi, e non solo lì, pure a Napoli (Pascà, Pascal, Pasquale). Spezie in tutt'Italia, ma dall'Asia. Seta sì, ma cinese. Caffè arabo, ma dal Brasile. Cacao messicano, con il mais.
Russi, asiatici, arabi, scandinavi, tedeschi, spagnoli, francesi, turchi, arabi, mesopotamici, greci, inglesi, nordafricani, albanesi. Tutti italiani doc.
Cosa significa dunque straniero in Italia?
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venerdì 13 giugno 2008
Il dialogo in rete: un paio di esempi in Italia e all'estero
Tempo fa avevo ricevuto i ringraziamenti da parte di Gigina per una recensione (non ce l'ho neanche fatta a tornare a trovarli, loro e i cappellacci... vabbè, provvederò). I gestori sono andati a leggerla dopo aver visto la stampa del foglio da parte di alcuni clienti francesi: sicuramente da quel momento il web è divenuto meno misterioso per loro.
Altri gestori - e questa cosa mi piace - girano per dialogare coi propri clienti, rispondendo puntualmente alle recensioni, spiegando le proprie ragioni in caso di disguido.
Vi propongo due esempi, visto che in questo periodo si sta dibattendo sul dialogo coi propri clienti a seguito del caso Mosaico arredamenti: il primo è della locanda Il Varano, in zona Lidi ferraresi, tra Comacchio e Codigoro; il secondo, invece, a Sydney, ed è il Simpsons of Potts Point, b&b stellare in una zona incantevole della città australiana.
Entrambi i gestori, tanto qui quanto là, si premurano di andare in rete e spiegare, se c'è stato un equivoco, le ragioni, o addirittura controbattere se è il cliente ad essere nel torto; sempre però nell'ottica di migliorare. Se fate bene caso, poi, la proprietaria della locanda il Varano non è chissà quale scrittrice, giusto per tacciare quanti cercano alibi nelle proprie capacità letterarie per comunicare su Internet.
Ovviamente, esistono anche casi negativi, di strutture che controbattono in rete ma non correggono i difetti: ne ho avuto prova proprio domenica scorsa, ma preferisco non parlarne, come si fa nelle guide, a meno che non si configuri un comportamento scorretto o peggio disonesto (e a quel punto lo farei per mettere in guardia futuri avventori).
Altri gestori - e questa cosa mi piace - girano per dialogare coi propri clienti, rispondendo puntualmente alle recensioni, spiegando le proprie ragioni in caso di disguido.
Vi propongo due esempi, visto che in questo periodo si sta dibattendo sul dialogo coi propri clienti a seguito del caso Mosaico arredamenti: il primo è della locanda Il Varano, in zona Lidi ferraresi, tra Comacchio e Codigoro; il secondo, invece, a Sydney, ed è il Simpsons of Potts Point, b&b stellare in una zona incantevole della città australiana.
Entrambi i gestori, tanto qui quanto là, si premurano di andare in rete e spiegare, se c'è stato un equivoco, le ragioni, o addirittura controbattere se è il cliente ad essere nel torto; sempre però nell'ottica di migliorare. Se fate bene caso, poi, la proprietaria della locanda il Varano non è chissà quale scrittrice, giusto per tacciare quanti cercano alibi nelle proprie capacità letterarie per comunicare su Internet.
Ovviamente, esistono anche casi negativi, di strutture che controbattono in rete ma non correggono i difetti: ne ho avuto prova proprio domenica scorsa, ma preferisco non parlarne, come si fa nelle guide, a meno che non si configuri un comportamento scorretto o peggio disonesto (e a quel punto lo farei per mettere in guardia futuri avventori).
martedì 10 giugno 2008
Online ovunque, specie in viaggio. Meglio o peggio?
Tra wi-fi, UMTS, Iphone (a breve), laptop per tutte le tasche, connessioni mobili - ancorché mooolto migliorabili - si tende ad essere online ovunque.
Fin troppo, forse, anche se è innegabile l'utilità di essere in rete (anche solo episodicamente) in viaggio: dritte sul posto, aggiornamenti su eventi e manifestazioni, orari dei treni in real time e tanto altro.
Al di là di moralismi e sociologia da bar, geniale questo spot: le "secchie" (ri-)scoprono la natura.
L'uscita dalla caverna rivista da vodafone
Fin troppo, forse, anche se è innegabile l'utilità di essere in rete (anche solo episodicamente) in viaggio: dritte sul posto, aggiornamenti su eventi e manifestazioni, orari dei treni in real time e tanto altro.
Al di là di moralismi e sociologia da bar, geniale questo spot: le "secchie" (ri-)scoprono la natura.
L'uscita dalla caverna rivista da vodafone
martedì 15 aprile 2008
Elezioni: spunti interessanti dalla rete e dalla storia, per capirne un po' di più
Nel dopo elezioni, o meglio, dopo la parvenza di elezioni democratiche, con la delusione enorme che ho in corpo (che peraltro covava già molto prima del voto), col ritorno della DC semmai non ce ne fossimo accorti (gli diamo sei mesi di tempo al Berlusca per liberarsi della Lega, e a Veltroni di Di Pietro, per riformare la DC forse anche più oscurantista di vent'anni fa, visto che si è anche affrancata dalle forze di sinistra?), mi piacerebbe proporre alcuni pezzi tra i più interessanti che ho letto, IMHO.
Il primo, di stampo strettamente attuale, per quanto tenti di spaziare nel generale, è di Suzukimaruti.
Il secondo porta invece a riflessioni "oltre", e che sarebbero tremendamente utili per capire dove ci stiamo dirigendo (e capire perché per prendere voti oggi si parli di pensioni e non più di posti di lavoro), a prescindere dagli orientamenti politici di turno, visto che sono tutti di breve respiro. E' un articolo del Solista sulla bomba demografica, sempre più pericolosa.
Poi, due riflessioni eterne, fatte quasi quarant'anni fa dal più grande e acuto intellettuale italiano del dopoguerra, rinnegato in primis dalla sinistra.
Nella prima, Pasolini che dà la misura di quanto effettivamente sia potente e antidemocratica la televisione. Nonostante Internet, la composizione socio-demografica dell'Italia pende ancora troppo dalla parte di questo medium di massa.
Pasolini: la televisione
La seconda è un'analisi, anche questa sempre attuale, della società dei consumi. Qui un breve estratto, ma su youtube si trovano versioni anche più lunghe:
Pasolini: la civiltà dei consumi
Nell'una e nell'altra riflessione si potrebbe notare che oggi siamo nel momento di massima tensione di entrambi i sistemi (i medium di massa lentamente soppiantati dalla rete, la società dei consumi che mostra qualche barlume di crepa). Sarebbe interessante, ahimé, poter avere qui Pasolini per sentire oggi le sue opinioni.
Il primo, di stampo strettamente attuale, per quanto tenti di spaziare nel generale, è di Suzukimaruti.
Il secondo porta invece a riflessioni "oltre", e che sarebbero tremendamente utili per capire dove ci stiamo dirigendo (e capire perché per prendere voti oggi si parli di pensioni e non più di posti di lavoro), a prescindere dagli orientamenti politici di turno, visto che sono tutti di breve respiro. E' un articolo del Solista sulla bomba demografica, sempre più pericolosa.
Poi, due riflessioni eterne, fatte quasi quarant'anni fa dal più grande e acuto intellettuale italiano del dopoguerra, rinnegato in primis dalla sinistra.
Nella prima, Pasolini che dà la misura di quanto effettivamente sia potente e antidemocratica la televisione. Nonostante Internet, la composizione socio-demografica dell'Italia pende ancora troppo dalla parte di questo medium di massa.
Pasolini: la televisione
La seconda è un'analisi, anche questa sempre attuale, della società dei consumi. Qui un breve estratto, ma su youtube si trovano versioni anche più lunghe:
Pasolini: la civiltà dei consumi
Nell'una e nell'altra riflessione si potrebbe notare che oggi siamo nel momento di massima tensione di entrambi i sistemi (i medium di massa lentamente soppiantati dalla rete, la società dei consumi che mostra qualche barlume di crepa). Sarebbe interessante, ahimé, poter avere qui Pasolini per sentire oggi le sue opinioni.
domenica 3 febbraio 2008
I trasporti pubblici: è giusto pagare il biglietto se già con le tasse si mantiene l'azienda?
Questo post è stato scritto quattro anni fa. Oggi, con l'Alitalia in caduta libera, Trenitalia allo sbando e sempre più camion per strada e sempre meno per nave, è ancora più d'attualità.
I corsivi sono aggiunte di oggi.
--------------------------------
Che si parli di privatizzazione è inutile e fuorviante. La Conerobus Spa di Ancona, o l'ATC di Bologna, ad esempio, sono interamente di proprietà dei Comuni consorziati. Nulla di privato. E ci mancherebbe, visto che un'azienda di trasporti privata non potrebbe avere utilità sociale, se dovesse perseguire un profitto (a chi interesserebbe mantenere in vita una tratta con pochi passeggeri, se ne dovesse trarre un guadagno?). Il treno, idem: ogni anno la Regione versa a Trenitalia, Trasporto Regionale, un contributo (per le Marche, intorno ai 30 MILIONI di Euro) per coprire i costi di gestione del trasporto regionale (treni, manutenzione, biglietteria, abbonamenti eccetera), pari all'ottanta per cento delle spese effettive (cioè quelle dichiarate, e c'è da scommetterci che sono anche un po' gonfiate... sai...).
C'è un ulteriore punto: il trasporto, soprattutto su rotaia, costituisce un monopolio naturale, visto che sarebbe impossibile costruire un'altra ferrovia di fianco a quella pubblica.
In quanto monopolio, quindi, non ha senso privatizzarlo, dato che l'efficienza, laddove un servizio è privato, è data dalla concorrenza, ed ostacolata dalla ricerca del profitto (ciò che peraltro sta accadendo oggi con Trenitalia).
MA ALLORA, PERCHE' FAR PAGARE CHI SALE SUL BUS O SUL TRENO? Se uno di questi mezzi viaggia vuoto, sono soldi buttati. Se viaggia pieno, il traffico si riduce, l'inquinamento anche, la probabilità di incidenti, l'usura del manto stradale idem...
Allo stato attuale, quindi, CHI VIAGGIA COI MEZZI PUBBLICI, contribuendo a RIDURRE le spese, si trova a dover PAGARE per farlo!!!
Se i mezzi di trasporto fossero gratuiti, lo Stato (attraverso i vari Enti) dovrebbe metterci i soldi lo stesso (quello che sta facendo, visto che non sarà mica il 3% della popolazione a mantenere in vita le aziende di trasporto), MA ELIMINEREMMO tutte le spese di gestione di biglietti, abbonamenti, bigliettai, controllori, e tutta quella classe impiegatizia che E' LA VERA ZAVORRA DI QUALSIASI AZIENDA DI TRASPORTO PUBBLICO (e guarda caso, è sempre proporzionalmente più del doppio degli autisti, che dovrebbero essere la forza lavoro principale di un'azienda di trasporto).
Inoltre, una mamma troverebbe molto più conveniente andare coi bambini in autobus, anziché in macchina, un gruppo di amici andrebbe molto più volentieri in centro in bus anziché in auto. E QUEI SOLDI RISPARMIATI (soldi, ripeto, buttati via), potrebbero essere molto meglio spesi per divertimento, acquisti, vacanze, cultura. Che, al limite, renderebbe profittevole anche ai commercianti farsi carico di una parte delle spese di trasporto. E a tutti i rappresentanti, tassisti (il taxi rimarrebbe comunque in uso, visto che non è la convenienza economica a differenziarlo), che per lavoro girano in strada, non farebbe molto più comodo averle libere, le strade? E ad una famiglia, non farebbe molto più comodo avere una macchina in meno?
Senza contare i turisti: immaginate cosa sarebbe se i trasporti fossero tutti gratuiti? E quale movimento di persone, di idee, di lavoratori, di denaro...
Secondo voi, è un'idea visionaria questa? Perché se un giorno decidessi di candidarmi alle elezioni (comunali, provinciali, regionali... boh?!), beh, questo sarà il mio cavallo di battaglia.
I corsivi sono aggiunte di oggi.
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Che si parli di privatizzazione è inutile e fuorviante. La Conerobus Spa di Ancona, o l'ATC di Bologna, ad esempio, sono interamente di proprietà dei Comuni consorziati. Nulla di privato. E ci mancherebbe, visto che un'azienda di trasporti privata non potrebbe avere utilità sociale, se dovesse perseguire un profitto (a chi interesserebbe mantenere in vita una tratta con pochi passeggeri, se ne dovesse trarre un guadagno?). Il treno, idem: ogni anno la Regione versa a Trenitalia, Trasporto Regionale, un contributo (per le Marche, intorno ai 30 MILIONI di Euro) per coprire i costi di gestione del trasporto regionale (treni, manutenzione, biglietteria, abbonamenti eccetera), pari all'ottanta per cento delle spese effettive (cioè quelle dichiarate, e c'è da scommetterci che sono anche un po' gonfiate... sai...).
C'è un ulteriore punto: il trasporto, soprattutto su rotaia, costituisce un monopolio naturale, visto che sarebbe impossibile costruire un'altra ferrovia di fianco a quella pubblica.
In quanto monopolio, quindi, non ha senso privatizzarlo, dato che l'efficienza, laddove un servizio è privato, è data dalla concorrenza, ed ostacolata dalla ricerca del profitto (ciò che peraltro sta accadendo oggi con Trenitalia).
MA ALLORA, PERCHE' FAR PAGARE CHI SALE SUL BUS O SUL TRENO? Se uno di questi mezzi viaggia vuoto, sono soldi buttati. Se viaggia pieno, il traffico si riduce, l'inquinamento anche, la probabilità di incidenti, l'usura del manto stradale idem...
Allo stato attuale, quindi, CHI VIAGGIA COI MEZZI PUBBLICI, contribuendo a RIDURRE le spese, si trova a dover PAGARE per farlo!!!
Se i mezzi di trasporto fossero gratuiti, lo Stato (attraverso i vari Enti) dovrebbe metterci i soldi lo stesso (quello che sta facendo, visto che non sarà mica il 3% della popolazione a mantenere in vita le aziende di trasporto), MA ELIMINEREMMO tutte le spese di gestione di biglietti, abbonamenti, bigliettai, controllori, e tutta quella classe impiegatizia che E' LA VERA ZAVORRA DI QUALSIASI AZIENDA DI TRASPORTO PUBBLICO (e guarda caso, è sempre proporzionalmente più del doppio degli autisti, che dovrebbero essere la forza lavoro principale di un'azienda di trasporto).
Inoltre, una mamma troverebbe molto più conveniente andare coi bambini in autobus, anziché in macchina, un gruppo di amici andrebbe molto più volentieri in centro in bus anziché in auto. E QUEI SOLDI RISPARMIATI (soldi, ripeto, buttati via), potrebbero essere molto meglio spesi per divertimento, acquisti, vacanze, cultura. Che, al limite, renderebbe profittevole anche ai commercianti farsi carico di una parte delle spese di trasporto. E a tutti i rappresentanti, tassisti (il taxi rimarrebbe comunque in uso, visto che non è la convenienza economica a differenziarlo), che per lavoro girano in strada, non farebbe molto più comodo averle libere, le strade? E ad una famiglia, non farebbe molto più comodo avere una macchina in meno?
Senza contare i turisti: immaginate cosa sarebbe se i trasporti fossero tutti gratuiti? E quale movimento di persone, di idee, di lavoratori, di denaro...
Secondo voi, è un'idea visionaria questa? Perché se un giorno decidessi di candidarmi alle elezioni (comunali, provinciali, regionali... boh?!), beh, questo sarà il mio cavallo di battaglia.
martedì 29 gennaio 2008
Della naturale superiorità di Trentino e Romagna nel turismo
Continua la serie di vecchi articoli che sto inserendo nel blog. Questo, di sapore più turistico, è stato scritto a fine agosto 2004, giusto per comprendere i riferimenti temporali. I corsivi, come sempre, sono aggiunte odierne.
----------------------------------------------
Torno proprio oggi da un giro in Trentino (che conosco ed ho già visto diverse volte) ed in Romagna, dalle parti di Rimini. Entrambe le regioni sono ai vertici del turismo italiano (che, giova ricordarlo, per ora è al quarto posto nel mondo, dopo Francia, Usa e Spagna, e presto verrà naturalmente scavalcato dalla Cina); incuriosisce vedere cosa ci sia di comune e cosa di diverso.
Il Trentino (- Alto Adige) ha una posizione geografica che lo rende (assieme al Lago di Garda) prima meta turistica italiana di tedeschi e austriaci (l'Autostrada passa di lì). Ma non basta. E' un posto bellissimo. E con ciò? Forse che l'Italia non ne è piena? No. Il fatto è che in Trentino Alto Adige, ogni albergo ha un comfort di fronte al quale le strutture medie italiane impallidiscono: sauna, piscina, idromassaggi, terme, che se ti piove per una settimana, quasi non te ne accorgi. E i sentieri, pulitissimi, attrezzatissimi, segnalatissimi? Miraggio per gli altri.
Così come la cortesia e l'accoglienza, che caratterizzano soprattutto la Romagna. Il Trentino Alto Adige, almeno, qualcosa di bello lo ha. Cosa ha di bello la Romagna? Il mare? Ma vogliamo scherzare? Marrone ovunque. La sabbia? Ma quando mai! La posizione geografica? E sì che per arrivare a Rimini ce n'è di strada, si fa molto prima ad andare in Liguria, in Veneto, addirittura in Toscana, che di là le spiagge sono più belle. Il cibo? Non meglio di tanti altri... I vini? Ce ne son di buoni, ma i romagnoli stanno ancora scontando la cattiva fama di contraffattori di vini. Il paesaggio? Piatto come una tavola.
No. Il fatto è che la Romagna ha i romagnoli. Ospitali, si sanno divertire, hanno un senso imprenditoriale come pochi, sono animatori nati. Che capiscono il valore delle cose a lungo termine. In Romagna, dal nulla è stata creata una florida economia. C'è gente abituata da sempre ad andare a dormire in garage d'estate, perché arrivano i bagnanti. Che ha capito che il bello di una vacanza, più che i posti, sono le persone e le amicizie che si fanno. Da lì nasce tutto: le case in affitto, poi gli alberghi, poi le balere, poi le discoteche, e poi i parchi di divertimento. E vale per tutti: giovani, vecchi, bambini.
Piccolo interrogativo: quando impareranno, gli albergatori delle Marche (parlo di questi perché li conosco), a fare come i romagnoli, ed imparare che il cliente cullato e soddisfatto, è anche il cliente che ritorna?
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Torno proprio oggi da un giro in Trentino (che conosco ed ho già visto diverse volte) ed in Romagna, dalle parti di Rimini. Entrambe le regioni sono ai vertici del turismo italiano (che, giova ricordarlo, per ora è al quarto posto nel mondo, dopo Francia, Usa e Spagna, e presto verrà naturalmente scavalcato dalla Cina); incuriosisce vedere cosa ci sia di comune e cosa di diverso.
Il Trentino (- Alto Adige) ha una posizione geografica che lo rende (assieme al Lago di Garda) prima meta turistica italiana di tedeschi e austriaci (l'Autostrada passa di lì). Ma non basta. E' un posto bellissimo. E con ciò? Forse che l'Italia non ne è piena? No. Il fatto è che in Trentino Alto Adige, ogni albergo ha un comfort di fronte al quale le strutture medie italiane impallidiscono: sauna, piscina, idromassaggi, terme, che se ti piove per una settimana, quasi non te ne accorgi. E i sentieri, pulitissimi, attrezzatissimi, segnalatissimi? Miraggio per gli altri.
Così come la cortesia e l'accoglienza, che caratterizzano soprattutto la Romagna. Il Trentino Alto Adige, almeno, qualcosa di bello lo ha. Cosa ha di bello la Romagna? Il mare? Ma vogliamo scherzare? Marrone ovunque. La sabbia? Ma quando mai! La posizione geografica? E sì che per arrivare a Rimini ce n'è di strada, si fa molto prima ad andare in Liguria, in Veneto, addirittura in Toscana, che di là le spiagge sono più belle. Il cibo? Non meglio di tanti altri... I vini? Ce ne son di buoni, ma i romagnoli stanno ancora scontando la cattiva fama di contraffattori di vini. Il paesaggio? Piatto come una tavola.
No. Il fatto è che la Romagna ha i romagnoli. Ospitali, si sanno divertire, hanno un senso imprenditoriale come pochi, sono animatori nati. Che capiscono il valore delle cose a lungo termine. In Romagna, dal nulla è stata creata una florida economia. C'è gente abituata da sempre ad andare a dormire in garage d'estate, perché arrivano i bagnanti. Che ha capito che il bello di una vacanza, più che i posti, sono le persone e le amicizie che si fanno. Da lì nasce tutto: le case in affitto, poi gli alberghi, poi le balere, poi le discoteche, e poi i parchi di divertimento. E vale per tutti: giovani, vecchi, bambini.
Piccolo interrogativo: quando impareranno, gli albergatori delle Marche (parlo di questi perché li conosco), a fare come i romagnoli, ed imparare che il cliente cullato e soddisfatto, è anche il cliente che ritorna?
martedì 22 gennaio 2008
Alla ricerca di qualche agenzia di viaggi italiana che "parli" in rete.
Dice ok, spari sempre sulle agenzie di viaggio, ma non puoi fare di tutta l'erba un fascio, non è corretto...
E' vero, chiariamo i punti ambigui. Non odio le agenzie di viaggio, anzi, quelle le amo da morire. Il problema vero è che purtroppo le agenzie di "viaggio" sono pochissime. Molto, moltissimo, è - per ragioni del tutto condivisibili - un polpettone da supermercato turistico.
Accade per diversi settori, tipo l'abbigliamento: nei centri commerciali i vestiti fanno schifo e costano un botto, per trovare negozi validi in cui riesci a comprare bene senza accendere mutui per capi di buona qualità devi girare con una bacchetta da rabdomante. Perché? Perché gli ostacoli oggi sono molti, ma soprattutto a saper far bene il proprio lavoro sono davvero in pochi.
Idem per le agenzie, non solo italiane, come ho avuto modo di constatare.
Oggi giravo un po' in rete, alla (disperata) ricerca di qualche blog interessante di agenzie di viaggi. Ho guardato un po' su technorati, per ora niente di rilevante. Siti e blog anche belli nella grafica, ma senz'anima. Informazioni in stile da catalogo, poco o nulla delle persone che ci lavorano dentro, commenti inesistenti quando non finti (ma il Fabio di Gattinoni si fa dieci vacanze l'anno o è l'autore del blog?), forum deserti che a quel punto andrebbero tolti.
Mi pare che finora i maggiori risultati li abbia colti chi è andato a spulciarsi i forum "veri", già esistenti in rete, dando commenti, suggerimenti e disponibilità all'acquisto.
Ovviamente, attendo segnalazioni di agenzie con blog o sito valido. Non vedo l'ora!
E' vero, chiariamo i punti ambigui. Non odio le agenzie di viaggio, anzi, quelle le amo da morire. Il problema vero è che purtroppo le agenzie di "viaggio" sono pochissime. Molto, moltissimo, è - per ragioni del tutto condivisibili - un polpettone da supermercato turistico.
Accade per diversi settori, tipo l'abbigliamento: nei centri commerciali i vestiti fanno schifo e costano un botto, per trovare negozi validi in cui riesci a comprare bene senza accendere mutui per capi di buona qualità devi girare con una bacchetta da rabdomante. Perché? Perché gli ostacoli oggi sono molti, ma soprattutto a saper far bene il proprio lavoro sono davvero in pochi.
Idem per le agenzie, non solo italiane, come ho avuto modo di constatare.
Oggi giravo un po' in rete, alla (disperata) ricerca di qualche blog interessante di agenzie di viaggi. Ho guardato un po' su technorati, per ora niente di rilevante. Siti e blog anche belli nella grafica, ma senz'anima. Informazioni in stile da catalogo, poco o nulla delle persone che ci lavorano dentro, commenti inesistenti quando non finti (ma il Fabio di Gattinoni si fa dieci vacanze l'anno o è l'autore del blog?), forum deserti che a quel punto andrebbero tolti.
Mi pare che finora i maggiori risultati li abbia colti chi è andato a spulciarsi i forum "veri", già esistenti in rete, dando commenti, suggerimenti e disponibilità all'acquisto.
Ovviamente, attendo segnalazioni di agenzie con blog o sito valido. Non vedo l'ora!
domenica 30 dicembre 2007
La sindrome da tipicizzazione selvaggia: la Toscana
Nella serie di vecchi articoli, questo riguarda la Toscana. Beninteso: la Toscana turistica, tipica, finta dei borghi oramai teatralizzati. La Toscana di Bolgheri, Montalcino e Pienza, tanto per capirci. Rileggendo il post anche a distanza di tempo confermo le mie impressioni. Valutazioni oggettive è impossibile farne, ma ritengo che poco sia cambiato da quasi quattro anni a questa parte (maggio 2004). Come sempre, i corsivi sono aggiunte di oggi.
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La scorsa settimana sono stato in Toscana. Più precisamente, nella zona di Montalcino. Ero lì per una cresima, peraltro in un posto bellissimo che si chiama Cinigiano (provincia di Grosseto), a dieci chilometri dal paese del celebre Brunello. Mi trovavo in una zona verdissima, con alcuni poderi e prati a perdita d'occhio. Con tutto ciò che ne consegue: aria purissima, carne e verdure eccezionali, vino buono e via dicendo.
Poi, dovendo recarmi a Chianciano Terme, dal mio mitico amico Kilian, ho valicato il confine con la Provincia di Siena e ho fatto il giro delle località più famose: Montalcino, San Quirico d'Orcia, Pienza, Montepulciano. Strada obbligata, ed anche piacevole. Tuttavia, visitando i centri storici di queste località, mi sono trovato a disagio nel vedere una miriade di gastronomie, locali tipici (con la parola "tipico" presente in ogni dove), tutto il paese "in ghingheri", ma quasi assenti salumieri, fornai, fruttivendoli, cioè negozi per la vita quotidiana.
Ebbene, a mio parere, questi posti hanno concluso la propria esistenza. Vivono oramai prigionieri del loro mito, e della moda che li accompagna. Sembra di visitare le case di quei nobili decaduti, ancora convinti di vivere in una favola, non essendo più presi dal concreto.
Oddio, magari è così: ad un turista, piace vivere in una favola, e non essere disturbato. Tuttavia, credo che la cosa, alla lunga, non paghi. Perché rischia di diventare una "sindrome da tipicizzazione", che dura finché dura la moda. Ma come questa vacilla, appena altri luoghi diverranno "in", come si trasformeranno i vari Montepulciano, Montalcino, Pienza? Villaggi fantasma? Non credo; forse, molto più semplicemente, torneranno quelli di prima. Ma ce la faranno, dopo essere vissuti prigionieri del proprio mito, o faranno come quei divi del muto, che dal proprio mito non uscirono mai?
O sono io ad essere apocalittico?
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La scorsa settimana sono stato in Toscana. Più precisamente, nella zona di Montalcino. Ero lì per una cresima, peraltro in un posto bellissimo che si chiama Cinigiano (provincia di Grosseto), a dieci chilometri dal paese del celebre Brunello. Mi trovavo in una zona verdissima, con alcuni poderi e prati a perdita d'occhio. Con tutto ciò che ne consegue: aria purissima, carne e verdure eccezionali, vino buono e via dicendo.
Poi, dovendo recarmi a Chianciano Terme, dal mio mitico amico Kilian, ho valicato il confine con la Provincia di Siena e ho fatto il giro delle località più famose: Montalcino, San Quirico d'Orcia, Pienza, Montepulciano. Strada obbligata, ed anche piacevole. Tuttavia, visitando i centri storici di queste località, mi sono trovato a disagio nel vedere una miriade di gastronomie, locali tipici (con la parola "tipico" presente in ogni dove), tutto il paese "in ghingheri", ma quasi assenti salumieri, fornai, fruttivendoli, cioè negozi per la vita quotidiana.
Ebbene, a mio parere, questi posti hanno concluso la propria esistenza. Vivono oramai prigionieri del loro mito, e della moda che li accompagna. Sembra di visitare le case di quei nobili decaduti, ancora convinti di vivere in una favola, non essendo più presi dal concreto.
Oddio, magari è così: ad un turista, piace vivere in una favola, e non essere disturbato. Tuttavia, credo che la cosa, alla lunga, non paghi. Perché rischia di diventare una "sindrome da tipicizzazione", che dura finché dura la moda. Ma come questa vacilla, appena altri luoghi diverranno "in", come si trasformeranno i vari Montepulciano, Montalcino, Pienza? Villaggi fantasma? Non credo; forse, molto più semplicemente, torneranno quelli di prima. Ma ce la faranno, dopo essere vissuti prigionieri del proprio mito, o faranno come quei divi del muto, che dal proprio mito non uscirono mai?
O sono io ad essere apocalittico?
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martedì 4 dicembre 2007
Elogio del Bello
Considerando i continui atti di vandalismo tesi ad abbruttire le cose ed abbrutire le persone, ritengo sia doveroso stilare una serie di considerazioni, elogi ed imperativi riguardanti il Bello:
Il Bello è indispensabile alla Vita: senza il Bello, non si vive.
Il Bello non va giudicato, va contemplato.
Al Bello non si arriva con la Ragione, ma con le Emozioni: la ragione risente di troppi condizionamenti esterni e mutevoli, le emozioni - pur condizionate anch'esse - sono più sincere, perché istintive.
Non è Bello ciò che è bello, ma è Bello ciò che piace: stronzate. Il Bello appassiona ed emoziona. Ciò che piace non c'entra col Bello.
L'Utile, o il Funzionale, non c'entrano nulla col Bello: il Bello è un concetto superiore, qualcosa può essere Bello e Utile, Bello e Funzionale, ma non Bello-perché-Utile.
Al Bello ci si deve abituare: se deve essere educati al Bello, ci si deve abituare all'emozione che deriva dal Bello. Altrimenti ci emozionerebbe troppo facilmente, e non si arriverebbe oltre. Anzi, spesso si rimarrebbe risucchiati dall'Utile, dal Funzionale, senza pervenire al Bello.
...continua, è un work in progress, sono benvenuti commenti e suggerimenti...
Il Bello è indispensabile alla Vita: senza il Bello, non si vive.
Il Bello non va giudicato, va contemplato.
Al Bello non si arriva con la Ragione, ma con le Emozioni: la ragione risente di troppi condizionamenti esterni e mutevoli, le emozioni - pur condizionate anch'esse - sono più sincere, perché istintive.
Non è Bello ciò che è bello, ma è Bello ciò che piace: stronzate. Il Bello appassiona ed emoziona. Ciò che piace non c'entra col Bello.
L'Utile, o il Funzionale, non c'entrano nulla col Bello: il Bello è un concetto superiore, qualcosa può essere Bello e Utile, Bello e Funzionale, ma non Bello-perché-Utile.
Al Bello ci si deve abituare: se deve essere educati al Bello, ci si deve abituare all'emozione che deriva dal Bello. Altrimenti ci emozionerebbe troppo facilmente, e non si arriverebbe oltre. Anzi, spesso si rimarrebbe risucchiati dall'Utile, dal Funzionale, senza pervenire al Bello.
...continua, è un work in progress, sono benvenuti commenti e suggerimenti...
lunedì 21 maggio 2007
Ancora sull'evoluzione (o sul ritorno alle origini?) del turismo
Leggo su Shinynews che il web cambia il turismo: il ruolo maggiore in questo processo è ricoperto dal web 2.0. Indovinate chi invece diminuisce nelle vendite online? Ovviamente, le agenzie di viaggio.
Mi pare di averlo già detto, e comunque ritengo riduttiva l'analisi di shiny-news, più che altro in termini di approccio al problema: continuando a confondere "viaggiatori" con "turisti", si possono tracciare tendenze numeriche, ma non è possibile fare previsioni né comprendere come possa avere successo un'impresa "turistica" online.
A mio parere, nel caso di piccole agenzie, sembra piuttosto chiaro che si debba ri-tornare ad essere agenzie di "viaggio". E quindi? E quindi, secondo me, sopravviveranno (online e fuori-line) le agenzie che venderanno *viaggi*, *esperienze*, non semplici "pacchetti", che peraltro su Internet si trovano a prezzi molto più abbordabili, e senza necessità di intermediari.
Possiamo discutere su quanto lunga possa essere l'agonia, su quanto ancora il Governo continui a mantenere l'impianto fascista del settore turistico, ma non c'è alcun dubbio sulla sorte ormai segnata delle agenzie di viaggio.
Mi pare di averlo già detto, e comunque ritengo riduttiva l'analisi di shiny-news, più che altro in termini di approccio al problema: continuando a confondere "viaggiatori" con "turisti", si possono tracciare tendenze numeriche, ma non è possibile fare previsioni né comprendere come possa avere successo un'impresa "turistica" online.
A mio parere, nel caso di piccole agenzie, sembra piuttosto chiaro che si debba ri-tornare ad essere agenzie di "viaggio". E quindi? E quindi, secondo me, sopravviveranno (online e fuori-line) le agenzie che venderanno *viaggi*, *esperienze*, non semplici "pacchetti", che peraltro su Internet si trovano a prezzi molto più abbordabili, e senza necessità di intermediari.
Possiamo discutere su quanto lunga possa essere l'agonia, su quanto ancora il Governo continui a mantenere l'impianto fascista del settore turistico, ma non c'è alcun dubbio sulla sorte ormai segnata delle agenzie di viaggio.
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martedì 15 maggio 2007
Esperienze su LinkedIn, l'essenza della Serendipity
Stamattina, aprendo l'email, trovo l'invito di un datato corrispondente via eGullet, Ore Dagan, che aveva frequentato la Scuola internazionale di cucina di Jesi (posto bellissimo, proprio sopra l'Enoteca Regionale). L'invito era per LinkedIn, un network in cui ognuno mette il proprio curriculum ed i propri contatti, fin quando (in teoria) qualche cacciatore di teste non si faccia vivo per ingaggiarlo, assumerlo, discutere un'opportunità.
Cosa ne penso dei curriNculA, anche non strutturati, l'ho già detto qui, e confermo ogni parola.
Quel che invece mi affascina di più su LinkedIn è il fatto che, in base ai tuoi indirizzi di email (se ancora validi), specie su Google o Hotmail, e alle tappe del tuo curriculum, lui trova le persone che potenzialmente puoi avere incontrato, oppure vieni a scoprire che quel tale Chris, conosciuto ad Amsterdam ed ora perso di vista, lavora per l'azienda tal dei tali in Danimarca, e via discorrendo.
La vera figata è stata quella: ritrovare persone che ricordano esperienze passate, vederle con occhi diversi: spesso si tratta di turisti che ho accompagnato e che ora trovo in camice da lavoro, nella loro quotidiana routine.
Cosa ne penso dei curriNculA, anche non strutturati, l'ho già detto qui, e confermo ogni parola.
Quel che invece mi affascina di più su LinkedIn è il fatto che, in base ai tuoi indirizzi di email (se ancora validi), specie su Google o Hotmail, e alle tappe del tuo curriculum, lui trova le persone che potenzialmente puoi avere incontrato, oppure vieni a scoprire che quel tale Chris, conosciuto ad Amsterdam ed ora perso di vista, lavora per l'azienda tal dei tali in Danimarca, e via discorrendo.
La vera figata è stata quella: ritrovare persone che ricordano esperienze passate, vederle con occhi diversi: spesso si tratta di turisti che ho accompagnato e che ora trovo in camice da lavoro, nella loro quotidiana routine.
giovedì 3 maggio 2007
La tirannia della trasparenza, nel turismo e non solo
Neanche ce lo fossimo detti, oggi mi arriva la newsletter di Trendwatching, riguardo alla tirannia della trasparenza, articolo che vale la pena di leggere (è in inglese).
Parla di Tripadvisor, che già conoscevo, ma anche di igougo (I go you go, credo!) ed altri. Poi vado su Google a vedere cosa dicono della Priority Pass Card, letta ieri su travelblog, e trovo questo.
Ma che ve lo dico a fare? Ad altri dovrei dirlo, non qui, dove parliamo già la stessa lingua. Comunque, buon pro vi faccia.
Parla di Tripadvisor, che già conoscevo, ma anche di igougo (I go you go, credo!) ed altri. Poi vado su Google a vedere cosa dicono della Priority Pass Card, letta ieri su travelblog, e trovo questo.
Ma che ve lo dico a fare? Ad altri dovrei dirlo, non qui, dove parliamo già la stessa lingua. Comunque, buon pro vi faccia.
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venerdì 23 marzo 2007
Scoprire i propri luoghi
Navigando nel web, ci accade sempre di scoprire qualcosa. A pensarci bene, la scoperta è legata all'esperienza del viaggio, fisica o cognitiva. In effetti, nel web non si viaggia a livello fisico (il corpo resta fermo), ma lo si fa - e molto! - a livello cognitivo (dove per cognitivo intendo dire mentale, emozionale, relazionale).
Pertanto, il web è continua fonte di scoperte. Esiste un legame tra la scoperta cognitiva e fisica? E nel caso dei luoghi? Ma allora cos'è il viaggio? E cosa la scoperta?
Queste domande ho iniziato a pormele quando mi sono accorto che nella mia città, nella mia regione, nei miei luoghi, veniva gente di tutt'altro ambiente, che mi faceva vedere coi propri occhi una realtà che credevo ormai assodata, immutabile. Mi sentivo come quegli scienziati, quegli inventori dei libri di scuola, che imparano a vedere il quotidiano con occhi diversi e cambiano il mondo.
L'acqua che bolle, chi avrebbe mai detto che oggi sarebbe stata alla base del nostro modo di vivere, di essere, di pensare?
Vi assicuro che la scoperta (e non la ri-scoperta, una stupidaggine, non si ri-scopre una cosa quando la si vede con occhi diversi) regala un'emozione indicibile. E' stato così che mi sono messo a girare, a cercare, a trovare, a scoprire le Marche. E' per questo che amo definirmi scopritore delle Marche. E' per questo che ad ogni cantina, ad ogni trattoria, ad ogni borgo, ad ogni persona, ad ogni storia, ad ogni tramonto mi si stringe il cuore. Eppure, sono luoghi conosciuti, no?
No.
I luoghi non si conoscono mai fino in fondo, come le persone. E' illusorio poter pensare di spingersi fino all'infinito ed oltre, l'infinito non è un parametro fisico.
...e il naufragar m'è dolce in questo mare...
Pertanto, il web è continua fonte di scoperte. Esiste un legame tra la scoperta cognitiva e fisica? E nel caso dei luoghi? Ma allora cos'è il viaggio? E cosa la scoperta?
Queste domande ho iniziato a pormele quando mi sono accorto che nella mia città, nella mia regione, nei miei luoghi, veniva gente di tutt'altro ambiente, che mi faceva vedere coi propri occhi una realtà che credevo ormai assodata, immutabile. Mi sentivo come quegli scienziati, quegli inventori dei libri di scuola, che imparano a vedere il quotidiano con occhi diversi e cambiano il mondo.
L'acqua che bolle, chi avrebbe mai detto che oggi sarebbe stata alla base del nostro modo di vivere, di essere, di pensare?
Vi assicuro che la scoperta (e non la ri-scoperta, una stupidaggine, non si ri-scopre una cosa quando la si vede con occhi diversi) regala un'emozione indicibile. E' stato così che mi sono messo a girare, a cercare, a trovare, a scoprire le Marche. E' per questo che amo definirmi scopritore delle Marche. E' per questo che ad ogni cantina, ad ogni trattoria, ad ogni borgo, ad ogni persona, ad ogni storia, ad ogni tramonto mi si stringe il cuore. Eppure, sono luoghi conosciuti, no?
No.
I luoghi non si conoscono mai fino in fondo, come le persone. E' illusorio poter pensare di spingersi fino all'infinito ed oltre, l'infinito non è un parametro fisico.
...e il naufragar m'è dolce in questo mare...
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