Il 5 dicembre apre Eataly, in collaborazione con la Coop (e già qui...), in centro a Bologna (per capirci, dove gli affitti costano un'iradiddio).
Cito testualmente (parentesi mie):
Nei 1200 mt. quadri aperti tutti i giorni fino a mezzanotte, troveranno posto: una libreria con 85mila volumi (dunque la metà di quanti ne ha la Sala Borsa, in consultazione e prestito gratuito, un centinaio di metri più in là), un caffè (di cui sentivamo ardentemente la mancanza), una gastronomia da asporto, un'enoteca-birreria e aree per eventi.
Ecco, le ultime tre mi incuriosiscono: la prima dovrà cercare di dare qualcosa di buono a prezzi non da boutique; la seconda idem, e dovrà cercare di far meglio dell'ottima Tana del Luppolo, in posizione mille volte più comoda e pratica per chi non abita in centro (cioè il 90% dei bolognesi); la terza staremo a vedere.
Naturalmente, immagino che il senza glutine sarà chiaramente indicato e disponibile. No, sono amaramente ironico: non ci spero neanche, perché lo stato del food in Italia è - come si discosta da un certo artigianale - a livelli penosi.
Questo, naturalmente, il prima, e dunque imbottito di pregiudizi e luoghi comuni ... a dicembre posterò il dopo...
Ps: speriamo che l'affitto che pagherà Eataly in centro a Bologna sia a prezzi di mercato. Sennò non vale...
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martedì 25 novembre 2008
domenica 19 ottobre 2008
Cioccoshow, a Bologna, da oggi a domenica 23 novembre: sorprese gluten-free
Inizia oggi a Bologna il CioccoShow, la fiera del cioccolato che - personalmente - preferisco all'ormai nestleizzata e standardizzata Eurochocolate, a parte il nome.
Nella splendida cornice di Piazza Maggiore, una delle piazze più belle e vissute d'Italia, ci saranno diversi espositori coi loro prodotti, quasi tutti legati al cioccolato.
Iniziamo a segnalare i cioccolatai gluten-free: anche qui, baraonda legislativa a parte, il cioccolato puro non dovrebbe contenere glutine, ma c'è il rischio di contaminazione; pertanto, nomino solo i produttori che dichiarano l'assenza di glutine dai prodotti e nel processo produttivo (autocertificazione, che è poi del resto quello che fanno le grandi industrie alimentari segnalate da AIC).
Sarebbe più carino se ci fosse una legge seria in materia, forse arriverà nel 2012, ad ogni modo ecco la lista, da aggiornarsi di volta in volta:
- il mitico ed ineguagliabile Pistocchi- chi non l'ha provato s'è perso qualcosa. Celiaci o no, andate ad assaggiarlo. Peraltro, dati gli alti ricarichi nei negozi di mezz'Italia, conviene venire a Bologna a comprare un paio di torte e si è ripagati della spesa. Sul suo sito, con flash spinto, alla voce produzione vedete ben chiaro il riferimento al glutine (mi sembra che il proprietario sia addirittura celiaco);
- la sorbetteria Castiglione, a mio parere la migliore gelateria di Bologna (per qualcosa se la gioca con Grom, del quale preferisco la frutta, ma sul cioccolato non c'è gara); i loro prodotti sono senza glutine, ma conviene specificare bene che siete celiaci all'atto di prendere il gelato (così ve lo tirano via da dietro e non dal banco, ove si possono verificare contaminazioni);
- per inciso: a due metri da Piazza Maggiore, in via D'Azeglio, c'è Grom, gelateria senza glutine strepitosa.
per ora di sicure ho trovato solo queste, se volete darmi una mano potete andare nell'area espositori del sito e vedere se menzionano il senza glutine (oppure scrivere loro e chiederglielo). Sinora ho guardato solo i siti, non ho mandato email, anche perhé stando a Bologna faccio prima ad andar lì e chiedere.
Nota: non spaventatevi di fronte a siti che testimoniano come questi produttori, poco inclini al web, siano stati defraudati dei loro soldi con pagine scarne, che non dicono assolutamente nulla dei prodotti. E come non ci tengano poi tanto a farlo, aggiungo.
--------------------------------------------------
UPDATE: Francy mi segnala che c'è anche il cioccolato Venchi (presente, a quanto sembra, nel Prontuario).
Finora mi incuriosiscono (ma non so come siano messi col glutine) Karrua (carrube e derivati) e Garritano per i fichi secchi (se sono effettivamente essiccati al sole e senza alcun conservante)
Interessante, a prescindere dal discorso glutine, la lavorazione del cioccolato (che potete vedere sul sito della ICAM).
Nella splendida cornice di Piazza Maggiore, una delle piazze più belle e vissute d'Italia, ci saranno diversi espositori coi loro prodotti, quasi tutti legati al cioccolato.
Iniziamo a segnalare i cioccolatai gluten-free: anche qui, baraonda legislativa a parte, il cioccolato puro non dovrebbe contenere glutine, ma c'è il rischio di contaminazione; pertanto, nomino solo i produttori che dichiarano l'assenza di glutine dai prodotti e nel processo produttivo (autocertificazione, che è poi del resto quello che fanno le grandi industrie alimentari segnalate da AIC).
Sarebbe più carino se ci fosse una legge seria in materia, forse arriverà nel 2012, ad ogni modo ecco la lista, da aggiornarsi di volta in volta:
- il mitico ed ineguagliabile Pistocchi- chi non l'ha provato s'è perso qualcosa. Celiaci o no, andate ad assaggiarlo. Peraltro, dati gli alti ricarichi nei negozi di mezz'Italia, conviene venire a Bologna a comprare un paio di torte e si è ripagati della spesa. Sul suo sito, con flash spinto, alla voce produzione vedete ben chiaro il riferimento al glutine (mi sembra che il proprietario sia addirittura celiaco);
- la sorbetteria Castiglione, a mio parere la migliore gelateria di Bologna (per qualcosa se la gioca con Grom, del quale preferisco la frutta, ma sul cioccolato non c'è gara); i loro prodotti sono senza glutine, ma conviene specificare bene che siete celiaci all'atto di prendere il gelato (così ve lo tirano via da dietro e non dal banco, ove si possono verificare contaminazioni);
- per inciso: a due metri da Piazza Maggiore, in via D'Azeglio, c'è Grom, gelateria senza glutine strepitosa.
per ora di sicure ho trovato solo queste, se volete darmi una mano potete andare nell'area espositori del sito e vedere se menzionano il senza glutine (oppure scrivere loro e chiederglielo). Sinora ho guardato solo i siti, non ho mandato email, anche perhé stando a Bologna faccio prima ad andar lì e chiedere.
Nota: non spaventatevi di fronte a siti che testimoniano come questi produttori, poco inclini al web, siano stati defraudati dei loro soldi con pagine scarne, che non dicono assolutamente nulla dei prodotti. E come non ci tengano poi tanto a farlo, aggiungo.
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UPDATE: Francy mi segnala che c'è anche il cioccolato Venchi (presente, a quanto sembra, nel Prontuario).
Finora mi incuriosiscono (ma non so come siano messi col glutine) Karrua (carrube e derivati) e Garritano per i fichi secchi (se sono effettivamente essiccati al sole e senza alcun conservante)
Interessante, a prescindere dal discorso glutine, la lavorazione del cioccolato (che potete vedere sul sito della ICAM).
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venerdì 4 luglio 2008
Un solo ristorante gluten-free a Bologna: La Pizzeria Due Lune di via Battindarno, un gran bel posto.
Come molti di voi sapranno, vivo a Bologna - a parte alcune parentesi - dal 1996. Ci ho studiato, ed ora ci abito con mia moglie. Una particolarità di Bologna è che gode della fama di città in cui si mangia davvero bene, godereccia, scanzonata. Forse lo sarà stata in passato: per quanto i gourmet se lo chiedano e ne dibattano, pie' di lista (cioè Fiera) e speculazione immobiliare (cioè: affitti spaventosi), assieme all'ineducazione alimentare studentesca (che esalta osterie con bisolfiti rossi spacciati per vini), hanno reso Bologna un posto da cui stare alla larga. Per delle crescentine civili senza ricorrere a Finconsumo bisogna arrivare come minimo a Bazzano, o a Marzabotto. Idem per avere un tagliere di salumi abbondante e non plastificato. Lasciamo perdere le tagliatelle o i tortellini al ristorante, passati da bene alimentare a status symbol da gioielleria, salvo poi andartene nell'Appennino Reggiano o Modenese, bendarti, prendere un ristorante a casaccio e trovarne di migliori a un decimo del prezzo, ma tant'è, i miti sono duri da sfatare.
La cosa che colpisce maggiormente, e che fa anche girare le palle, visto che ancora troppi bolognesi si piccano di essere al centro dell'Italia per la cucina, è l'assenza totale di ristoranti senza glutine (che se non è indice di impreparazione culinaria, ditemi voi). Tranne uno, e che sia benedetto: la Pizzeria Due Lune, in via Battindarno, assurta oramai a refugium peccatorum dei bolognesi celiaci, non solo perché non c'è alternativa. In realtà, l'Alternativa di via Mascarella, a due passi dalla Montagnola è l'unico altro posto a Bologna (esclusa San Lazzaro, che del resto non è Bologna) per il gluten-free, ma è una piadineria - ottima per carità, fa anche servizio a domicilio e la piada GF è valida - non un ristorante.
Le Due Lune invece è una pizzeria ristorante, con un'ottima pizza (GF e ordinaria, la seconda su forno a legna), ottimi piatti e prezzi ancora civili. Ci sono andato diverse volte a mangiare, ed ancor di più a prendere la pizza da portare a casa: di lunedì, di mercoledì, giovedì, venerdì, qualunque giorno è sempre, sempre, sempre pieno, sempre vociante, sempre allegro. Alla faccia della crisi! Sta in via Battindarno, all'incrocio con via Bertocchi, tra la Barca e Borgo Panigale, proprio di fianco al deposito degli autobus (così ti becchi pure un bel parcheggio). Davvero un posto in cui respiri allegria e serenità, e soprattutto, se sei celiaco, un posto in cui mangi bene e rilassato. D'estate poi stai anche fresco, perché c'è anche una bella veranda, spesso con piano-bar.
Se di cinquecento pizzerie (e ci vado stretto) che aprono e chiudono alla velocità della luce in ogni angolo della città, una sola è senza glutine, secondo voi cosa significa?
Se di cinquecento ristoranti (e ci vado stretto), trattorie, osterie e vari che aprono e chiudono in ogni angolo della città, uno solo è senza glutine, ed è lo stesso che fa anche la pizzeria, secondo voi cosa significa?
Ristorante Pizzeria Due Lune
Via Bertocchi 1, Bologna
tel: 051.56.75.69
La cosa che colpisce maggiormente, e che fa anche girare le palle, visto che ancora troppi bolognesi si piccano di essere al centro dell'Italia per la cucina, è l'assenza totale di ristoranti senza glutine (che se non è indice di impreparazione culinaria, ditemi voi). Tranne uno, e che sia benedetto: la Pizzeria Due Lune, in via Battindarno, assurta oramai a refugium peccatorum dei bolognesi celiaci, non solo perché non c'è alternativa. In realtà, l'Alternativa di via Mascarella, a due passi dalla Montagnola è l'unico altro posto a Bologna (esclusa San Lazzaro, che del resto non è Bologna) per il gluten-free, ma è una piadineria - ottima per carità, fa anche servizio a domicilio e la piada GF è valida - non un ristorante.
Le Due Lune invece è una pizzeria ristorante, con un'ottima pizza (GF e ordinaria, la seconda su forno a legna), ottimi piatti e prezzi ancora civili. Ci sono andato diverse volte a mangiare, ed ancor di più a prendere la pizza da portare a casa: di lunedì, di mercoledì, giovedì, venerdì, qualunque giorno è sempre, sempre, sempre pieno, sempre vociante, sempre allegro. Alla faccia della crisi! Sta in via Battindarno, all'incrocio con via Bertocchi, tra la Barca e Borgo Panigale, proprio di fianco al deposito degli autobus (così ti becchi pure un bel parcheggio). Davvero un posto in cui respiri allegria e serenità, e soprattutto, se sei celiaco, un posto in cui mangi bene e rilassato. D'estate poi stai anche fresco, perché c'è anche una bella veranda, spesso con piano-bar.
Se di cinquecento pizzerie (e ci vado stretto) che aprono e chiudono alla velocità della luce in ogni angolo della città, una sola è senza glutine, secondo voi cosa significa?
Se di cinquecento ristoranti (e ci vado stretto), trattorie, osterie e vari che aprono e chiudono in ogni angolo della città, uno solo è senza glutine, ed è lo stesso che fa anche la pizzeria, secondo voi cosa significa?
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Via Bertocchi 1, Bologna
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lunedì 11 febbraio 2008
A pochi passi dalla stazione di Bologna, un fiume con un bellissimo parco.
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martedì 29 gennaio 2008
L'Archiginnasio, orgoglio intimo di Bologna
In un recente post raccontavo di Piazza Maggiore anima bolognese, luogo preferito, la piazza da vedere, non perché più bella (ché Piazza Santo Stefano la supera), ma perché è La Piazza: quando accade qualcosa, in città, qualcosa di importante, accade lì. Santo Stefano è il set di Romano Prodi, Piazza Maggiore è il confronto tra la politica di Palazzo d'Accursio, il Duomo di San Petronio, il mercato di via Clavature appena defilato e la cultura dell'Archiginnasio poco oltre il portico del Pavaglione.
Se via Clavature col suo mercato è facile da trovare, e si impone ai sensi come una sciabolata di colori, voci, suoni e profumi, l'Archiginnasio è l'orgoglio della città, qualcosa di intimo, quasi da nascondere. Simbolo assoluto della cultura bolognese, e quindi della storia, e quindi dell'economia e della cucina, l'Archiginnasio è l'essenza di Bologna sublimata nell'eleganza più pura.
Per capire cos'è Bologna si deve prima arrivare in Piazza Maggiore, poi di corsa NON al mercato, ma all'Archiginnasio, in Piazza Galvani, il privé di Piazza Maggiore. Sembrerà strano, ma sono relativamente pochi i bolognesi che hanno visitato il luogo che segna l'importanza (e la ricchezza) della propria città. Ma forse questo accade ovunque, quanti romani hanno visto i Musei Vaticani, e quanti fiorentini gli Uffizi?
L'Archiginnasio, dal nome classicheggiante, è il primo "politecnico" sorto in Europa. Verso il Cinquecento, essendo le facoltà sparse per tutta la città, si decise di riunirle in un'unica sede. Fu così che Artisti ma soprattutto Legisti e Medici si ritrovarono a condividere lo stesso ambiente, dividendosi tra la Sala Lettura della Biblioteca (Aula Magna degli Artisti), la Sala dello Stabat Mater (per i Legisti), e soprattutto il Teatro Anatomico (per i Medici).
Seconda città papalina, intrisa di Chiese, Bologna fu la prima ad avere l'autorizzazione allo studio dei cadaveri, pur con ampie riserve clericali (simboleggiate dalla finestra dell'Inquisitore di fronte alla cattedra). Forse sarebbe stato meglio far come a Padova, in cui il tavolo veniva ribaltato ed il cadavere gettato nel fiume. Ma sotto questo edificio non ci sono fiumi, e poi troppa era la vicinanza ai centri di potere ecclesiastico. Resta il fatto che il Teatro, con i suoi intarsi, i cassettoni e le statue interamente in legno (praticamente tutte ricostruite dopo il bombardamento di sessantaquattro anni fa esatti) è uno dei templi della medicina italiana, di cui Bologna rappresenta senza dubbio centro di eccellenza.

Basterebbe già questo, eppure l'Archiginnasio è qualcosa di ulteriore. E' incredibile quanti stemmi punteggino i loggiati del cortile, fitti fitti, colorati, alcuni grandi, altri piccoli, di studenti provenienti da tutta Europa, uno addirittura dalle Americhe. Faentini, ravennati, lusitani e tedeschi, milanesi, torinesi e forlivesi, è un arcobaleno di città e colori che indica come nella ricchezza più che nella cultura (che in passato peraltro erano sinonimi, visto che studiare per i ricchi) non esistano confini politici.
Ecco: è in questo cortile la vera essenza di Bologna: il miscuglio, l'incrocio di città, paesi, tradizioni che ha fatto dell'antica Felsina il nodo nevralgico d'Italia. Solo grazie a questo Bologna diventa la capitale della gastronomia italiana. Titolo che - ahimé - ha perso da tempo nella ristorazione, ma che mantiene saldamente nello splendore di via Clavature: esistono splendidi mercati coperti (anche Bologna in Via Ugo Bassi ne ha uno di ottima fattura), ma poche città possono vantare un tripudio artistico di colori, profumi ed esposizioni, all'aperto e a due passi dalla piazza principale, come il quadrilatero tra via Clavature e via Pescherie Vecchie, vero cuore pulsante del sabato pomeriggio.
A Bologna lo shopping di classe è questo, altro che i vestiti in Galleria Cavour. La moda lasciamola alle grandi piazze, lasciamola a via Montenapoleone e a via Condotti: Bologna la Grassa, la vera Bologna, quella della mortadella, abita qui.
Se via Clavature col suo mercato è facile da trovare, e si impone ai sensi come una sciabolata di colori, voci, suoni e profumi, l'Archiginnasio è l'orgoglio della città, qualcosa di intimo, quasi da nascondere. Simbolo assoluto della cultura bolognese, e quindi della storia, e quindi dell'economia e della cucina, l'Archiginnasio è l'essenza di Bologna sublimata nell'eleganza più pura.
Per capire cos'è Bologna si deve prima arrivare in Piazza Maggiore, poi di corsa NON al mercato, ma all'Archiginnasio, in Piazza Galvani, il privé di Piazza Maggiore. Sembrerà strano, ma sono relativamente pochi i bolognesi che hanno visitato il luogo che segna l'importanza (e la ricchezza) della propria città. Ma forse questo accade ovunque, quanti romani hanno visto i Musei Vaticani, e quanti fiorentini gli Uffizi?
L'Archiginnasio, dal nome classicheggiante, è il primo "politecnico" sorto in Europa. Verso il Cinquecento, essendo le facoltà sparse per tutta la città, si decise di riunirle in un'unica sede. Fu così che Artisti ma soprattutto Legisti e Medici si ritrovarono a condividere lo stesso ambiente, dividendosi tra la Sala Lettura della Biblioteca (Aula Magna degli Artisti), la Sala dello Stabat Mater (per i Legisti), e soprattutto il Teatro Anatomico (per i Medici).
Seconda città papalina, intrisa di Chiese, Bologna fu la prima ad avere l'autorizzazione allo studio dei cadaveri, pur con ampie riserve clericali (simboleggiate dalla finestra dell'Inquisitore di fronte alla cattedra). Forse sarebbe stato meglio far come a Padova, in cui il tavolo veniva ribaltato ed il cadavere gettato nel fiume. Ma sotto questo edificio non ci sono fiumi, e poi troppa era la vicinanza ai centri di potere ecclesiastico. Resta il fatto che il Teatro, con i suoi intarsi, i cassettoni e le statue interamente in legno (praticamente tutte ricostruite dopo il bombardamento di sessantaquattro anni fa esatti) è uno dei templi della medicina italiana, di cui Bologna rappresenta senza dubbio centro di eccellenza.

Basterebbe già questo, eppure l'Archiginnasio è qualcosa di ulteriore. E' incredibile quanti stemmi punteggino i loggiati del cortile, fitti fitti, colorati, alcuni grandi, altri piccoli, di studenti provenienti da tutta Europa, uno addirittura dalle Americhe. Faentini, ravennati, lusitani e tedeschi, milanesi, torinesi e forlivesi, è un arcobaleno di città e colori che indica come nella ricchezza più che nella cultura (che in passato peraltro erano sinonimi, visto che studiare per i ricchi) non esistano confini politici.
Ecco: è in questo cortile la vera essenza di Bologna: il miscuglio, l'incrocio di città, paesi, tradizioni che ha fatto dell'antica Felsina il nodo nevralgico d'Italia. Solo grazie a questo Bologna diventa la capitale della gastronomia italiana. Titolo che - ahimé - ha perso da tempo nella ristorazione, ma che mantiene saldamente nello splendore di via Clavature: esistono splendidi mercati coperti (anche Bologna in Via Ugo Bassi ne ha uno di ottima fattura), ma poche città possono vantare un tripudio artistico di colori, profumi ed esposizioni, all'aperto e a due passi dalla piazza principale, come il quadrilatero tra via Clavature e via Pescherie Vecchie, vero cuore pulsante del sabato pomeriggio.
A Bologna lo shopping di classe è questo, altro che i vestiti in Galleria Cavour. La moda lasciamola alle grandi piazze, lasciamola a via Montenapoleone e a via Condotti: Bologna la Grassa, la vera Bologna, quella della mortadella, abita qui.
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giovedì 17 gennaio 2008
Piazza Grande, l'anima di Bologna
Esistono nomi, simboli, luoghi che identificano subito una città. Sotto il Cupolone, all'ombra delle Due Torri, dalle parti del Conero, sotto il Vesuvio, in riva all'Arno, sotto la Mole, dalla Madunina, alla luce della Lanterna (più o meno...).
Altri, invece, ne indicano l'anima. Per Bologna il simbolo sono le Due Torri, ma l'anima è Piazza Maggiore, conosciuta anche come Piazza Grande, resa celebre da una canzone di Lucio Dalla, che racconta la storia di un barbone, un senzatetto, la cui casa è appunto Piazza Grande. E spesso, girando per strada a Bologna, vi troverete qualcuno dall'aspetto un po' trasandato a vendervi un giornale chiamato proprio "Piazza Grande". Lo acquista in conto vendita dall'Associazione, a 50 centesimi la copia. Quello che guadagna è suo.
L'Associazione Amici di Piazza Grande aiuta i senza tetto di Bologna nei delicati aspetti della loro vita, da quelli immediati (cibo e ricovero) a quelli meno intuitivi. Oltre al lavoro, infatti, chi di voi sa che costoro spesso non hanno residenza, poiché "senza fissa dimora"? Serve dunque un aiuto legale per dare concretezza ai diritti più elementari.
E così, da Piazza Grande parte un'iniziativa straordinaria, che in un paio d'anni ha coinvolto quasi tutta Italia: diversi avvocati mettono a disposizione un'ora o due al mese del proprio lavoro per assistere gratuitamente i senza tetto. Considerato il numero di avvocati in ogni città, ci vuol poco a far nascere lo sportello Avvocati di Strada, così che anche i senza tetto, gli ultimi per definizione, possano avere uno straccio di consulenza legale.
Addirittura, Piazza Grande è sopravvissuta ad un incendio che l'aveva quasi condannata: strinse i denti, cercò nuovi locali, ed alla fine cambiò sede, ma riaprì tutti i laboratori che peraltro davano lavoro a diversi senzatetto.
Girare per le strade di una città è più bello conoscendone l'anima. Perciò, vedendo Piazza Grande, i suoi senzatetto e i suoi giornali, girando per Bologna, anziché una nota di fastidio magari vi uscirà un sorriso.
Altri, invece, ne indicano l'anima. Per Bologna il simbolo sono le Due Torri, ma l'anima è Piazza Maggiore, conosciuta anche come Piazza Grande, resa celebre da una canzone di Lucio Dalla, che racconta la storia di un barbone, un senzatetto, la cui casa è appunto Piazza Grande. E spesso, girando per strada a Bologna, vi troverete qualcuno dall'aspetto un po' trasandato a vendervi un giornale chiamato proprio "Piazza Grande". Lo acquista in conto vendita dall'Associazione, a 50 centesimi la copia. Quello che guadagna è suo.
L'Associazione Amici di Piazza Grande aiuta i senza tetto di Bologna nei delicati aspetti della loro vita, da quelli immediati (cibo e ricovero) a quelli meno intuitivi. Oltre al lavoro, infatti, chi di voi sa che costoro spesso non hanno residenza, poiché "senza fissa dimora"? Serve dunque un aiuto legale per dare concretezza ai diritti più elementari.
E così, da Piazza Grande parte un'iniziativa straordinaria, che in un paio d'anni ha coinvolto quasi tutta Italia: diversi avvocati mettono a disposizione un'ora o due al mese del proprio lavoro per assistere gratuitamente i senza tetto. Considerato il numero di avvocati in ogni città, ci vuol poco a far nascere lo sportello Avvocati di Strada, così che anche i senza tetto, gli ultimi per definizione, possano avere uno straccio di consulenza legale.
Addirittura, Piazza Grande è sopravvissuta ad un incendio che l'aveva quasi condannata: strinse i denti, cercò nuovi locali, ed alla fine cambiò sede, ma riaprì tutti i laboratori che peraltro davano lavoro a diversi senzatetto.
Girare per le strade di una città è più bello conoscendone l'anima. Perciò, vedendo Piazza Grande, i suoi senzatetto e i suoi giornali, girando per Bologna, anziché una nota di fastidio magari vi uscirà un sorriso.
venerdì 20 aprile 2007
Mangiare a Bologna: siore e siori, sempre più diffizzile...
L'altra sera sono stato a cena alla trattoria "Il Doge", tra Strada Maggiore e Via San Vitale, a Bologna. Quel che mi premeva erano i commensali e l'occasione, perché oramai sul cibo, in centro a Bologna, non ripongo più speranze. Ed in effetti, nonostante fosse un locale rinomato, andava bene solo per gli standard (ahimé, bassissimi, tranne ovviamente il conto) del centro felsineo. Per di più la specialità pesce, di cui si vanta, su di me può avere (ed ha avuto) effetto boomerang, ma questo è un altro discorso.
Unica consolazione: girando per la rete, ho finalmente trovato un post (by Cuore di china) sulla ristorazione di Bologna che condivido al cento per cento, e che ovviamente linko.
Stasera sono a cena da "Pane e panelle" e verificherò quanto sostenuto da Cuore di China oramai un anno e mezzo fa.
Upload: niente ristorante, cena cancellata.
Unica consolazione: girando per la rete, ho finalmente trovato un post (by Cuore di china) sulla ristorazione di Bologna che condivido al cento per cento, e che ovviamente linko.
Stasera sono a cena da "Pane e panelle" e verificherò quanto sostenuto da Cuore di China oramai un anno e mezzo fa.
Upload: niente ristorante, cena cancellata.
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giovedì 22 febbraio 2007
Fotografie dalle torri di Bologna
Salire sulla torre non è particolarmente faticoso, perché le scale sono larghe e non a chiocciola, certo sono sempre quasi cinquecento scalini!
E non è neanche molto costoso: tre euro a persona.
Portatevi la macchina fotografica, perché ne val la pena. Oppure un cellulare che faccia foto come questa, anche se non è la stessa cosa...
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